Tre libri per diventare grandi problem solver

Tre libri per i problem solver

I tre libri che non devono mai mancare per risolvere ogni problema.

Un problema? Basta superarlo, magari come facciamo con una macchina che ci sta davanti: ci buttiamo a sinistra, acceleriamo, ed è fatta. Anche nel traffico cittadino, se troviamo qualche ostacolo cerchiamo di svicolarlo il prima possibile, anche infrangendo il codice della strada. O, al limite, strombazziamo finché l’ingorgo non si scioglie. Per questo quando negli annunci di lavoro leggiamo che tra i requisiti richiesti c’è l’attitudine al problem solving pensiamo di essere i candidati ideali, diamo per scontato di avere questa qualità. Perché noi, mica siamo quelli che li creano i problemi, noi siamo quelli che li risolvono, e subito anche, all’istante. Noi sappiamo sempre quello che dobbiamo fare, in qualsiasi momento. E se non ci riusciamo la colpa non è nostra, è di chi non ci ascolta, di nostra moglie, dei figli, dello stato, delle condizioni in cui ci siamo trovati, ecc. E se i problemi che credevamo risolti si ripresentano è perché, è evidente, c’è qualche complotto cosmico che sta tramando contro di noi, altrimenti perfetti problem solver. A noi ci dovrebbero pagare perché sappiamo alla perfezione cosa fare alla guida della nazionale di calcio, del governo dei ministri, delle nazioni unite. Se al mondo ci fossero più persone come noi staremmo tutti in pace, saremmo tutti ricchi e chi rompe le scatole sarebbe subito sistemato. Se la pensate così, buon per voi, non avete bisogno del resto di questo post. Dovete solo andare avanti, farvi ascoltare in qualche modo oppure pregare Dio che non vi mandi teste di minchia nella vostra vita.

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25 prove di coraggio che vi cambieranno per sempre la vita

Sculpting Fearlessness www.sculptingfearlessness.com 500 × 375 Brick Child by stingerpk, on Flickr

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Quanto coraggio avete? Che sia poco o tanto potreste averne di più e ci sono delle prove quotidiane che lo faranno crescere. Io ne ho elencate venticinque. Ma prima di proporvele vorrei chiedervi se sapete cos’è il coraggio.

Esso è una virtù, cioè una disposizione d’animo, anche se la definizione che a me piace di più è quella di emozione: il coraggio è un’emozione che segue la paura, se non ci lasciamo bloccare dallo spavento. Senza paura non c’è coraggio, altrimenti si tratta di avventatezza, incoscienza. Questo tipo di sensazione ci serve per affrontare i pericoli, le minacce, i rischi che incontriamo più o meno ogni giorno. La paura è inscritta in noi nella parte più profonda ed è una delle emozioni che più ci pervade, con la quale abbiamo a che fare molto spesso sin da quando i nostri progenitori dovevano difendersi dagli animali feroci, dalle eruzioni vulcaniche, da tempeste, da attacchi di altre tribù e via dicendo. Domina, infatti, la parte più interna del nostro cervello, quella rettiliana. Per questo spesso la proviamo. Continua a leggere

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Che cosa fare nell’estate 2016

Credit: publicdomainpictures.net

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Ogni anno di questi tempi il mio blog riceve tantissime visite da parte di ragazze e ragazzi ma anche di persone adulte che cercano di capire cosa fare in estate. In altri termini vorrebbero trovare delle idee o dei progetti da realizzare durante la loro estate. Quindi penso spesso a questo argomento e ho pensato di mettervi a disposizione ogni anno, all’inizio di questa bella stagione, le migliori occasioni, le più professionali, le più illuminanti possibili perché vi sentiate felici, contenti, soddisfatti. In questa occasione ho ben dodici risorse a vostra disposizione!

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Tre domande per risolvere qualsiasi problema

Three Figures

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Non ci piace soffrire. Non ci piace essere infelici. Non ci piace sopportare dei pesi per tutta la vita. Eppure soffriamo, siamo infelici e ci trasciniamo i problemi per tanto, tanto tempo. Pensiamo di vivere una vita particolare, diversa dagli altri, che quel che accade a noi non accade a nessuno. Siamo pronti a giurare che una vita così complessa e intricata come la nostra non ce l’ha nessuno. Perciò crediamo che sbrogliare la matassa delle nostre situazioni sia difficile, se non impossibile. Crediamo di vivere la vita che le circostanze, i nostri irrimediabili modi di essere, gli errori a cui non si può più ovviare, l’influenza degli altri ci fanno vivere. Metteremmo la mano sul fuoco per sostenere che i margini di cambiamento siano molto ridotti se non inesistenti. Ci candidiamo così a un’esistenza grama e che in molti casi porta a enorme stress e malattie.

Se l’idea che le cose possano stare in modo diverso non vi sfiora nemmeno non serve leggere il resto di questo post. Restate nella vostra valle di lacrime, con tutto il rispetto per la vostra vita. Se, invece, pensate che un altro punto di vista è possibile potrete trarre grandi benefici da quel che sto per dirvi. Io provengo da una situazione di depressione latente protrattasi per tanti anni, da due tragedie familiari come la scomparsa prematura di mio fratello a 20 anni e la più recente morte di mia mamma, anch’essa prima del tempo, visto che un tumore ce l’ha portata via a 64 anni. Ho avuto per tanto tempo problemi relativi al lavoro, ai soldi, al sovrappeso ecc. Ero un perfetto candidato all’alcolismo, alla solitudine, al malessere fisico e psichico. Eppure da qualche anno a questa parte mi sono apparse luminose e calorose possibilità nell’antro freddo e buio in cui mi ero cacciato.

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Il network marketing: cos’è, perché conviene, cosa insegna.

La cicala e la formica

Credit: Wikipedia.

Te la ricordi la favola della formica e della cicala, che racconta di una formica che accumulava le briciole, i semi e tutto ciò che trovava per tutta l’estate mentre la cicala se la spassava a cantare sugli alberi tutto il tempo? Ti hanno anche raccontato che arrivato l’inverno la cicala non aveva nulla da mangiare ed era costretta a chiedere del cibo alla formica che, invece, ne aveva una bella scorta? Sin da bambino ti è stato insegnato che se vuoi mangiare devi andare a lavorare, non devi oziare, devi essere produttivo… Ma tu, vuoi davvero essere una formica in un formicaio? Vuoi essere un piccolo ingranaggio, senz’arte né parte, di un gigantesco sistema? Vuoi trascinare briciole finché ne hai la forza? Se è questo che vuoi rimani con la versione della favola che ti è stata raccontata e per il tuo bene non continuare a leggere questo post.

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Come si diventa attori e qualche segreto per iniziare

Al lavoro con Enzo Toma. Foto di Walter Profilo.

Al lavoro con Enzo Toma. Foto di Walter Profilo.

Quali sono le emozioni al primo casting? Che differenze ci sono nella recitazione per il cinema e la fiction? Come si diventa attori? Ci sono dei segreti nell’arte della recitazione? E quali? Come fanno gli attori a dimagrire o ad aumentare di peso? Ho avuto una splendida occasione di rispondere a queste e ad altre domande durante un’intervista con gli amici di Radio Punto Sud, Raffi Carbone e Antonio Palano. Durante questa occasione (il 5 Aprile 2016) ho potuto raccontare un po’ come ho cominciato io, con Sergio Rubini nel 2003, un po’ la mia storia, i problemi e le difficoltà che incontro e cosa faccio per superarle. Devo dire di essere molto soddisfatto di questa chiacchierata in cui abbiamo fatto cenno anche ad un film in cui ho lavorato e che ha iniziato il suo tour nelle sale: L’età d’oro di Emanuela Piovano, con Laura Morante, Giulio Scarpati, Gigio Alberti, Giselda Volodi e tanti altri. Ascoltatela tutta qui sotto, godetevela come ce la siamo goduta noi, spero, fatene tesoro e fatemi voi, a vostra volta, altre domande nei commenti. Il prima possibile risponderò a ciascuna di esse.

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L’importanza di chiamarsi Giuseppe

Immagine 197Oggi, 19 Marzo 2016, ricorre la festività di San Giuseppe, una sorta di festa nazionale un po’ per la celebrità di questo santo e un po’ per la grande diffusione di questo nome. Io che lo porto ne sono molto orgoglioso. Non è un caso se abbiamo un nome piuttosto che un altro. Il proprio nome contiene molto della nostra identità. Accetto per buono questo concetto che prendo a prestito da Alessandro Cheli nel suo libro Il coraggio di essere te stesso: La ricerca dell’autenticità come strada per il successo. Da questo libro ho appreso anche la presenza in ognuno di noi degli interpreti del sé:

Gli interpreti del sé rappresentano i nostri modi di agire e di porci, gli atteggiamenti che assumiamo, i ruoli nei quali tendiamo ad identificarci.

Grazie ad essi possiamo avere una conoscenza poliedrica e quindi complessa ma allo stesso tempo comprensibile di noi stessi. Quel che occorre fare è identificarli uno per uno e dar loro un nome. In questo ci aiuta l’acrostico, che Wikipedia così definisce:

componimento poetico o un’altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

Proviamo a fare un esempio utilizzando proprio il termine sole:
Sudare
Oltremodo
Languendo
Esausti
Un altro esempio ancora con la parola Buco:
Buio
Ugello
Condotto
Oscuro
L’acrostico del nostro nome può dunque rivelare molto di noi stessi. Perciò ho sviluppato il mio sia come utile e giocoso esercizio di riflessione su me stesso sia come mia presentazione a tutti quelli che per una ragione o l’altra vogliano conoscermi un po’ meglio. Ma c’è un altro motivo per cui ve lo propongo: credo che sia utile a chiunque. Perciò incoraggio tutti a trovare il proprio. Intanto ecco il mio.

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Se non hai successo hai sbagliato le domande

Google Search

Posted by Alfio Bardolla on Wednesday, March 16, 2016

Se vuoi avere successo devi porre le domande giuste, prima di tutto a te stesso e poi agli altri. Questo è uno dei segreti più importanti delle persone di successo, come ad esempio, Alfio Bardolla, uno dei massimi esperti nel campo dello sviluppo personale e finanziario in Italia il cui video, oggi, mi ha ispirato questo post. Ha scritto diversi importanti libri su questi argomenti tra cui I soldi fanno la felicità nel quale dedica un paragrafo proprio alle domande dal titolo “Quali domande ti fai sul denaro?”. Infatti, se continui a chiederti, ad esempio «Come faccio ad arrivare alla fine del mese?» quasi di sicuro non ci riuscirai perché resti preda di ansia e preoccupazioni: ti metti in uno stato mentale di negatività che invece di aprirti alle opportunità ti acceca così che non le vedi per niente. Un po’ come quando una persona depressa vede tutto nero davanti a sé alimentando così il suo cattivo umore. Se invece ti chiedi «Come posso raggiungere questo o quel risultato?», oppure «Come posso raggiungere la libertà finanziaria?» le cose cambiano di molto. In questo caso ci si focalizza sulla positività e quindi sull’apertura alle possibilità.

Robert T. Kiyosaki, un grande businessman autore di bestseller internazionali, nel suo libro Padre ricco padre povero. Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro scrive che la differenza tra un ricco e un povero (in senso finanziario) è che quest’ultimo continua spesso a ripetere «Non me lo posso permettere» mentre l’altro si pone, invece, la domanda: «Come posso permettermelo?».

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Io non mi arrendo… di fare l’attore

IMG_6765Stasera ritroverete il mio faccione nella miniserie tv Io non mi arrendo su Rai Uno. Come potete leggere nelle anticipazioni è dedicata al poliziotto Roberto Mancini, interpretato  da Beppe Fiorello, che ha indagato sulla Terra dei fuochi, la zona delle discariche abusive della camorra in Campania. Questa volta mi sono prestato a fare il camorrista. Non vi do altre anticipazioni per non togliervi il  gusto di guardarla.Per me è stata una splendida occasione per lavorare insieme a un mostro sacro come Massimo Popolizio. Anche se si tratta di una particina per me ha davvero un grande significato, perché mi permette di dire che non mi arrendo di fare l’attore. Anzi, in questo periodo pur se tra mille difficoltà e problemi del cinema e delle serie tv italiane riesco qua e là a trovare uno spazio che in tanti mi invidiano. Infatti proprio in questi mesi grazie a un altro lavoro, il film La terra dei santi, di Fernando Muraca ho potuto rinsaldare e rilanciare contatti oltreoceano con un’amica attrice e produttrice a Los Angeles con la quale abbiamo dei progetti. Inoltre a breve dovrebbe uscire un altro film in cui ho lavorato. Sono fiero di me stesso non solo perché tengo duro ma anche perché credo con tutto me stesso nel meraviglioso dono e nella grande missione del fare l’attore.  A stasera amici e fan! 😉

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Le cinque grandi lezioni di Rocky e Adonis

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Sylvester Stallone(da sinistra), Tessa Thompson e Michael B. Jordan a Filadelfia (Wikipedia).

Rocky ha ormai chiuso con la boxe. Se ne sta nel suo ristorantino a Filadelfia a guadagnarsi da vivere e va spesso al cimitero a trovare sua moglie Adriana e suo cognato Paulie. Unici legami con il suo passato da grande campione sono alcune foto che tiene esposte sulla parete del suo locale. Tra queste, in particolare, una che lo ritrae sul ring insieme al suo primo rivale e poi amico Apollo Creed. Un giorno arriva un ragazzo nero che guarda quell’immagine e inizia a fargli domande su aspetti di cui nessuno era a conoscenza, tranne la moglie di Apollo. Si tratta, infatti, del figlio illegittimo di quest’ultimo, Adonis Creed, che è un puglie agli inizi e che gli chiede di allenarlo.

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Ricominciamo da tre parole nel 2016

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Tre sono i re magi citati nel Vangelo che si recano in visita a Betlemme. Perché proprio tre e non quattro o cinque o dieci? Tre sono anche le persone della trinità. Sempre tre sono gli angeli ospitati da Abramo a Mambre. Il tre è considerato il numero perfetto per eccellenza e nella Bibbia è il simbolo di Dio stesso. E ad esso si sono ispirati tanti artisti e scrittori. Un esempio su tutti è Dante Alighieri che suddivide il suo viaggio ultraterreno in tre cantiche da trentatré canti ciascuno (tranne il proemio dell’Inferno). Proprio a questo numero s’ispirò anche Massimo Troisi nel suo celebre film Ricomincio da tre. Gaetano, il protagonista, riparte non da zero ma da tre come rivela in una delle battute principali del film:

Gaetano: Cioè, se ti sto dicendo che parto, parto… e poi me ne vaco, Rafe’, nun ce ‘a faccio cchiù! Cioè, chello che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!
Lello: Da zero!
Gaetano: Eh?
Lello: Da zero! Ricominci da zero!
Gaetano: Nossignore, ricomincio da… cioè, tre cose me so’ riuscite dint’ ‘a vita, pecché aggia perdere pure chelle, che aggia ricomincia’ da zero?! Da tre!… Me ne vaco, nun ce ‘a faccio cchiù…

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Come prepararsi con successo al nuovo anno

Menologion of Basil

Credit: Wikipedia

Sapete che cosa vi aspetta nell’anno che sta per cominciare? Potete consultare qualche previsione, più o meno azzeccata, affidarvi alle statistiche oppure ancora potete scrutare gli oroscopi. Vi accontentate di quel che dicono? Io penso proprio di no! Noi tutti desideriamo di vivere una vita di successi e qualsiasi profezia di difficoltà o, peggio ancora, di disastri vogliamo dimostrare che è sbagliata. Ma come fare vi starete chiedendo? Come possiamo prepararci a un anno di soddisfazioni e successi? Una risposta c’è, un modo per farlo esiste e in questo post vi dirò qual è. Se la metterete in pratica vedrete che vi aiuterà a lasciarvi alle spalle il vecchio anno e a saltare nel nuovo con entusiasmo e voglia di fare. Consigliatela, perciò, ai vostri amici.

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Come preparare e tenere il discorso di fine anno

Oratore e pubblico

Credit: Brent Ozar.

Avevo otto anni circa quando ho pronunciato il mo primo discorso davanti a delle persone, una decina più o meno che per l’età, l’esperienza e le forze che avevo erano anche troppe. I miei, negli anni ’80, si erano lanciati in una delle primissime attività di multi-level marketing in Italia. Avevano seguito dei corsi di formazione e avevano acquisito in breve le capacità necessarie per illustrare le caratteristiche dei prodotti in vendita. Si facevano spesso delle presentazioni e c’era persino un manuale con tutte le indicazioni su cosa dire e come farlo. Li vidi che stavano preparando una di queste dimostrazioni a casa nostra. Chiesi di aiutarli tenendo io una parte della conferenza. Non era tanto difficile. C’era scritto tutto. Perciò imparai a memoria il testo e quando toccò a me iniziai entusiasta e spedito. A metà però del mio intervento dimenticai ciò che dovevo dire. Non avevo più nulla in testa. Mi prese una gran paura e mi misi a piangere. Fui subito consolato e lodato da tutti per quel che comunque ero riuscito a fare. Io però giurai in quel momento che non sarebbe mai più accaduta una cosa del genere. Che crescendo e studiando avrei acquisito tutte le capacità necessarie per cavarmela più che bene in queste occasioni. E così è stato. Negli anni mi sono capitate o mi sono procurato diversi momenti in cui ho dovuto parlare davanti a tante persone e sono riuscito ad imparare molto anche grazie al fatto che ora faccio l’attore e quindi prendo a prestito delle tecniche che mi aiutano tanto. Oggi in questo post voglio mettere a disposizione alcune dritte su come affrontare il pubblico in un’occasione speciale.

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Come pianificare lavoro e vita per il nuovo anno

Mazinga-Veliero-Sentiero

Occorre tornare bambini per visualizzare i nostri obiettivi e capire come raggiungerli.

Costruire un robot che doveva intervenire durante rapine, furti e altre attività criminali per acchiappare i delinquenti. Da piccolo ero così ossessionato da Ufo Robot, Mazinga Zeta e Jeeg Robot d’acciaio che decisi di realizzarne uno. Perciò iniziai a fare disegni per capire che aspetto doveva avere, di che armi dotarlo, come farlo muovere. Cominciai anche a fare ricerche sul tipo di carburante da utilizzare. Ci pensai bene, doveva essere economico perché soldi non ne tenevamo. E quindi mi avvicinai alla fotosintesi clorofilliana: da lì volevo trarre l’energia necessaria. Ovviamente non volevo portare a termine questo progetto da solo. Chiamai degli amici con i quali individuammo anche un terreno poco frequentato dove ci mettemmo a scavare una buca per la nostra base sotterranea. Ci impegnammo per mesi in queste attività suddividendo i nostri compiti e perseguendo un programma distinto per fasi. Avevamo otto anni circa e già ci rendevamo conto di dover pianificare per raggiungere il nostro scopo.

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Siamo in guerra. Che fare?

NO WAR

NO WAR | by gaudiramone

Che cosa faresti se scoppiasse una guerra mi chiedeva alle volte mia mamma per esortarmi ad imparare la nobile arte della sobrietà, del sapersi arrangiare. Lei la guerra non l’aveva vissuta, ma il dopoguerra, che può anche essere peggio, sì. E poi aveva ben impressi nella mente i racconti dei nonni, nati al tempo della prima guerra mondiale e che in mezzo alla seconda e alle sue bombe sulle case c’erano passati. Io ho sempre guardato a questa eventualità come lontana, impossibile. A scuola ci ripetevano che ormai vivevamo in tempo di pace, che non scoppiava più un conflitto da tanto tempo, anche se da poco era finito lo scontro armato in Vietnam ma rispetto ai precedenti era ben poca cosa. Diversi anni dopo arrivò la Prima Guerra del Golfo con i tracciati della contraerea che di notte sembravano un videogioco. E in seguito la carneficina della ex Yugoslavia, con le fosse comuni, i gas mortali e le mine. Non includo in questo breve elenco le belligeranze perenni come quella tra Israele e Palestina, le ostilità dimenticate come quelle soprattutto africane e la pluridecennale guerra fredda. Tutte le guerre della mia lista rispondevano a un rituale preciso con la dichiarazione di guerra e la successiva invasione del territorio, magari preceduta da bombardamenti aerei. Robe, queste, che per lo più riguardavano i militari anche se alla fine morivano tanti civili.

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