cubeNel post di oggi impareremo a risolvere qualsiasi problema, di qualunque natura esso sia: nella vita, nel lavoro, in azienda, nelle relazioni. Nessuno escluso.

Conosco già la prima obiezione: «a cosa serve questa domanda? A cosa serve chiedersi come risolvere un problema? Non serve a niente, è completamente inutile, perché se io incontro un problema lo risolvo e amen. Perché mai dovrei stare lì a farmi pippe mentali. Io affronto il problema e lo risolvo. Non c'è bisogno né di questa né di altre domande. Se possibile, poi, i problemi io li evito, di sicuro non vado a cercarmeli. Uno non se li deve proprio porre, i problemi. Crearseli è il vero problema. E se non te li crei sei a posto o quasi. Qualsiasi problema è una scocciatura, una fregatura e le persone che li creano vanno allontanati. Perché già i problemi arrivano da soli, figuriamoci se qualcuno porta altri problemi. E peggio ancora se uno comincia a farsi delle strane domande».

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palloncino rossoQuesto post di oggi, 8 novembre 2016, è dedicato a tutti coloro che non sono soddisfatti del loro lavoro o ne stanno cercando uno e forse da tempo non lo trovano. I primi non ricevono nello stipendio quanto vorrebbero, sono stressati dalla vita che fanno e hanno grandi difficoltà in famiglia. I secondi sono sempre più scoraggiati dal mondo del lavoro e iniziano ad avere paura per l'avvenire di se stessi e dei propri cari. Da una parte un lavoro che è una sorta di tomba e dall'altra la penuria, il deserto del lavoro. Esiste un'altra possibile condizione? Esiste una terza via che però sia accessibile? Esiste un terzo modo di guardare a questi aspetti? La buona notizia è che sì, c'è e che sempre più persone la stanno percorrendo. Anche io ho cominciato questo cammino, iniziato per la precisione con questo primo, brevissimo, video che vi propongo.

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WakeUp Call Ingresso
L'ingresso al Teatro della Luna a Milano al Wake Up Call dell'8 e 9 ottobre 2016.

Sono tornato ieri entusiasta, elettrizzato e con una grande consapevolezza sul mio rapporto con il denaro dall'ultimo Wake Up Call tenuto da Alfio Bardolla al Teatro della Luna a Milano. Perciò sono sicuro di far ottima cosa nel consigliarvelo perché ciò che ho cominciato ad ottenere io lo hanno ricevuto non solo le altre 1732 persone presenti ma anche le altre migliaia di partecipanti a tutti i corsi dell'Alfio Bardolla Training Group. Il workshop mantiene la sua importante promessa: è davvero una sveglia, anzi molto di più: una chiamata al successo. Da questo punto di vista Alfio, che conosco da qualche tempo, è un grande formatore con notevoli capacità su più fronti. Ho frequentato altri formatori, soprattutto nel mondo del cinema, e devo dire che lui non ha nulla da invidiare agli americani, che in questo settore sono i migliori al mondo. Del resto lui si è formato, a sua volta, con lo statunitense Tony Robbins, tra gli altri, che per me è il formatore numero uno al mondo anche se finora non ho avuto occasione di stare ad un evento fisicamente con lui. Per dirla tutta qui stiamo parlando di qualcosa di ancora più importante per la crescita personale di ognuno come può essere un mentore. Ebbene, Alfio, in fatto di relazione con i soldi è mentore di tante persone ormai che di giorno in giorno stanno accrescendo il loro patrimonio finanziario a ritmi sempre più significativi. Questo comporta la possibilità di poter avere felicità nella vita, come recita il titolo di uno dei suoi libri che ha il titolo provocatorio, ma non troppo, di I soldi fanno la felicità. Succede spesso, infatti, che ci diciamo «I soldi non fanno la felicità!». Le cose, però, stanno in un modo diverso dal momento che le statistiche dicono che in media i ricchi sono più felici. E lo sono soprattutto perché sono padroni della propria vita, riescono a controllarne molti aspetti, se non tutti. Qui sono consapevole di aver nominato una categoria che riceve spesso l'invidia o addirittura l'odio di molti. Io ero tra questi. Ho sempre pensato che i ricchi fossero degli avidi, degli imbroglioni, degli stupidi. Avevo una pessima opinione nei loro confronti. Finché un giorno ho letto una frase di Alfio che ha iniziato a modificare il mio punto di vista e cioè: "Se non siete ricchi è perché nessuno ve lo ha mai insegnato". Ma come, ho iniziato a pensare, la ricchezza ora è qualcosa che si apprende, che addirittura si può insegnare come una disciplina a scuola? Si può apprendere come fare i soldi, accumularli e investirli? Dal dubbio sono nate una serie di domande alle quali sto cercando delle risposte con i suoi libri e i suoi corsi. Sono ancora all'inizio del cammino, nella fase del risveglio o della chiamata se volete nella quale ci si accorge che fino ad allora si è vissuti nella notte o nell'inverno, dal punto di vista del successo e dei soldi (e quindi spesso della felicità), nella propria vita. E questa è una grande presa di posizione, una visione sul proprio mondo che vale molto oltre il costo del biglietto dell'evento formativo di cui vi sto parlando. Perciò vi consiglio di prenotarvi ora stesso per il prossimo che sarà a Marzo a Rimini. Il Wake Up Call di Alfio Bardolla ha avuto in me l'effetto di mettermi in partenza per un lungo, lunghissimo viaggio che durerà ben oltre la mia vita: quello che va dai condizionamenti e dalle credenze, in fatto di soldi, che ho ereditato verso nuovi lidi, nuovi modi di pensare che cambieranno la mia situazione patrimoniale che crescerà senza i freni e i grandi limiti che finora c'erano e che i miei eredi porteranno ancora più avanti. Si tratta di una delle più importanti missioni che ci possano essere nella vita di un uomo perché questo non vuol dire vivere solo per i soldi. Tutt'altro! Il vero schiavo dei soldi è chi non ce li ha o ne ha pochi.Chi sa farli crescere come i frutti della terra raggiunge la libertà. Mettetevi in viaggio amici, iscrivetevi al Wake Up Call.

Copertina Personal Brandig Plan

C'era una volta il Piano Editoriale ovvero quella guida che i blogger realizzano per pianificare la loro presenza online, i contenuti da divulgare, le azioni strategiche per farsi trovare e magari iniziare delle conversazioni con i visitatori che così, una volta coinvolti, possono diventare potenziali clienti. In genere questo tipo di documenti si suddividono in tre parti: l'analisi del proprio brand, il target a cui ci si riferisce e il calendario editoriale ovvero il calendario dei post che si scriveranno durante l'anno. Si tratta di un progetto impegnativo già di per sé e che non tutti i blogger hanno. Per esempio Riccardo Esposito, webriter freelance oramai di riferimento per la blogosfera e non solo, ce l'ha e dà ottimi consigli per realizzarne uno. Riccardo Scandellari, creativo e giornalista e autore di libri sul personal branding e il marketing digitale, invece non ce l'ha o almeno così ha dichiarato di recente. Allora, che cosa è meglio fare: avercelo o no? Questa è la stessa domanda, tra l'altro, che molti imprenditori si fanno a proposito del Business Plan: è il caso di farlo o no? Dal mio punto di vista se si sa a memoria la strada per il successo e la si sta percorrendo senza alcun bisogno di una guida forse il fermarsi un poco a guardare le mappe può davvero essere non necessario se non addirittura d'intralcio. Ma chi possiede una dote del genere? E per quanto tempo può durare? Anche i geni a volte hanno dei momenti in cui devono ripartire. Perciò io propendo per pianificare per bene il percorso che si intende intraprendere con qualcosa che considero ancora più importante del Piano Editoriale: il Personal Branding Plan, o almeno così l'ho chiamato io.

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Lezioni Americane

Oggi, lunedì 19 Settembre 2016, siamo da trentuno anni a questa parte senza Italo Calvino, morto in questo giorno nel 1985. Per chi legge, però, almeno uno dei suoi libri, questo scrittore in realtà continua a fare compagnia, continua ad essere più che mai vivo. Continua ad essere una voce che spunta qua e là, in momenti impensati, come una sorpresa che trovi quando svolti l'angolo di una strada, quando entri in edifici che non avevi mai visto, quando, in treno, guardi il paesaggio. Certo, in questo c'è la complicità, perlomeno per me, del fatto che è tra i miei scrittori preferiti e che quindi di tanto in tanto torno a leggerne le opere e, a volte, scrivo qualcosa su di lui e la sua letteratura in questo blog. Per quanto mi riguarda è infatti una guida per non perdermi nel mondo odierno, così pieno di post, tweet, notizie, chat che costituiscono un gigantesco overload. Nel 1985 ideò le sue Lezioni americane, un testo che gli sarebbe servito per delle conferenze negli Stati Uniti. Quel testo e quei valori da lui consigliati sono diventati, nel tempo, il firmamento che rischiara le tastiere di copywriter, blogger e di chiunque abbia qualcosa di professionale o più in generale da scrivere nella rete. Perciò in occasione di questo anniversario della sua scomparsa voglio riproporli in breve sia per onorare lo scrittore sia per rinverdire e aggiornare non tanto ciò che nel 1985 è stato così con gran maestria scritto ma le sue possibili applicazioni con chi oggi è alle prese con Twitter, WordPress, Facebook, Instagram Google Plus ecc.

Le Lezioni Americane di Italo Calvino sono una sicura guida per chi scrive nel web. Condividi il Tweet ...continua a leggere "Le lezioni americane e i social network"

primo giorno di scuola

Oggi, 12 settembre 2016, inizia l'anno scolastico in diverse regioni d'Italia. Nelle altre le scuole iniziano a ricevere gli alunni nei giorni seguenti. Prima di tutto credo che per loro e per gli insegnanti sia una gran bella emozione, anche laddove a scuola ci si va un po' a malincuore, soprattutto per chi inizia un nuovo ciclo di studi. Ci si chiede quali persone s'incontreranno, se ci saranno tutti i compagni dell'anno precedente, quali insegnanti faranno lezione, ecc. Ci si chiede anche cosa succederà, che cosa s'imparerà, se l'anno scolastico sarà faticoso o meno.  C'è però una domanda che più di tutte può aiutarci a vivere al meglio questa esperienza: come cominciare bene l'anno scolastico? Essa può far cambiare davvero l'esito dello stesso andare a scuola per tutti: chi insegna, chi studia, chi accompagna i figli. Ciascuno ha il suo compito, il suo ruolo in quel che sembra uno spettacolo collettivo. Questo lo sapeva bene Edmondo De Amicis che in Cuore, a proposito del primo giorno di scuola, scrisse:

Signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali, nonne, serve tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivano la stanza d'entrata e le scale, facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro.

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Jack Ma nel 2008.
Jack Ma nel 2008. Credit: Wikipedia.

Come si fa a diventare da guida turistica a leader di una delle maggiori compagnie di commercio elettronico al mondo? Come si fa a partire senza soldi o quasi e ritrovarsi ad essere uno dei più ricchi del pianeta? Come si fa a passare da essere uno sconosciuto a una personalità richiesta dai capi di stato?

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terremoto Amatrice
Il giorno dopo il terremoto ad Amatrice.

Possono le catastrofi, di qualunque natura esse siano, insegnarci qualcosa? Possiamo imparare da esse per metterci al riparo quando si ripetono? Si può apprendere da un terremoto a riorganizzare l'urbanistica e gli stili di vita per conviverci? In diverse parti del mondo come la California e il Giappone questo avviene. In Italia, molto di meno. Al ripresentarsi di terremoti e alluvioni, infatti, ci strappiamo le vesti, urliamo contro le istituzioni, ci commuoviamo per poi tornare alla vita di prima. Ma, se vogliamo, a livello personale almeno, abbiamo l'occasione per imparare tanto.

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Francesco Burroni
Per gentile concessione di Francesco Burroni.

Oggi, 16 Agosto 2016, si tiene a Siena il tradizionale Palio dell'Assunta, che la Rai ogni anno trasmette in diretta sul primo canale. Per molti si tratta di uno spettacolo irrinunciabile, non solo per i senesi o per i toscani. Il suo fascino è davvero tanto, nonostante le proteste degli animalisti per l'impiego dei cavalli nella corsa in Piazza del Campo. Tuttavia questo palio è molto, molto di più. Ne ho parlato con Francesco Burroni, poeta senese, improvvisatore, attore e regista.  Ho registrato un'intervista di ventidue minuti circa nella quale lui ci racconta che cosa rende unico questo palio, perché questo spettacolo ti tiene incollato a vederlo dall'inizio alla fine sia che ci si trovi nella città toscana sia davanti allo schermo. Ne abbiamo approfittato per parlare anche dell'improvvisazione teatrale di cui la Toscana tutta è patria, grazie ai poeti in ottava rima, che improvvisano a braccio, che Francesco forma durante laboratori e corsi che lui tiene. Lo spettacolo per cui Burroni è più conosciuto è il Match d'improvvisazione teatrale al quale abbiamo fatto ampi riferimenti durante la nostra chiacchierata. Vi consiglio di ascoltare tutta questa breve intervista perché Francesco ha saputo mettere insieme storia, poesia e aspirazione alla libertà e alla pace di cui i contradaioli senesi dell'Oca, come lui, e delle altre contrade sono testimoni. Buon Ascolto e fate girare! (Tenete alto il volume dell'altoparlante o usate delle cuffie, il file audio non è il massimo ma con i mezzi di cui dispongo ho fatto miracoli).

P.S.: se volete approfondire i temi di cui abbiamo parlato leggetevi Improvvisare e scrivere in rima.

nel blu della menteFerragosto segna la fine dell'estate, quasi, anche se, da calendario, manca poco più di un mese. Quindi siamo ai due terzi dell'estate. Questo vuol dire che abbiamo un altro pezzetto di bella stagione prima di immergerci nell'autunno e poi nell'inverno. Abbiamo gli ultimi scampoli di blu. Per molti questo significa gli ultimi giorni di mare oppure di testa all'insù a godersi l'azzurro del cielo di giorno e le stelle di notte. Ed in parte è così. C'è però dell'altro.

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diagramma percorso
Da un diagramma di flusso alla mappa e al percorso della propria vita, passando dal planning alla valutazione di costi e benefici. Questa che vedete è una mia interpretazione artistica del post, anche se non so disegnare. Ma mica è detto che una cosa ci deve per forza riuscire bene per non continuare a farla...

Cosa fate quando dovete trovare la strada per un posto? Io di solito digito l'indirizzo di arrivo e quello di partenza su Google Maps e il gioco è fatto. Mi viene mostrato il percorso da fare, il tempo necessario e le varie opzioni: in auto, con i mezzi o a piedi. E spesso utilizzo la stessa applicazione come navigatore. Sarebbe bello poter fare lo stesso quando stiamo cercando la nostra strada nella vita eh? Ci vorrebbe proprio un'applicazione anche per questo. Invochiamo lo spirito di Steve Jobs perché ispiri le menti degli sviluppatori. O, se sappiamo dove smanettare, occupiamocene noi. Io qualche nozione di informatica ce l'ho, ma non arrivo a tanto. Però posso fare un'altra cosa e cioè posso usare lo stesso procedimento. Se ci pensate sia se dovete trovare la strada per la località dove andrete in vacanza o l'ufficio dei vigili urbani dove contestare la multa che vi hanno fatto sia il dover trovare la strada della propria vita, quella che fa per noi, richiede gli stessi passaggi. Quindi non dovrebbe essere difficile. Perché molti faticano a trovarla allora o addirittura passano tutta la vita senza mai scovarla? Di questo parleremo dopo. Andiamo per gradi, da ciò che è più semplice a ciò che è più difficile.

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scaletta
Rope Ladder, Ishikawa Ken

Questo problema non riesco a risolverlo, non posso, è più forte di me, non ho le forze per superarlo! Tutti quelli che hanno pensato questo di fronte a qualche contrattempo lo hanno dipinto come qualcosa di più grande di loro. Così hanno finito con il percepirlo come un muro che non possono scavalcare e quindi si sono sentiti imprigionati. E chi si sente in catene rischia di trascinarle per tutta la vita nell'afflizione e nella frustrazione. Proprio una brutta storia! Quanta gente si sente impotente, incapace di uscire da certe situazioni! E quel che è più triste è che molti non provano nemmeno a fare qualcosa. Ma c'è una buona notizia e cioè che quei muri che sembrano sbarrarci la strada in realtà sono più piccoli di noi e quindi possiamo saltarli o scavalcarli. Sono anni che raccolgo le migliori tecniche sul problem solving e ne ho persino approfondito e ridefinito una di cui parleremo più avanti. Perciò oggi voglio parlare di ben cinque strumenti facili da applicare, che non solo ci aiutano a superare ogni problema ma che addirittura se applicati con costanza ci portano molto in alto nella capacità di costruirci un grande successo. Iniziamo subito con alcune osservazioni.

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warDi fronte al perpetuarsi di una situazione internazionale dalle cupe tinte del sangue raggrumato sui marciapiedi e preso atto dell'incapacità dei governi di dar vita a misure per controbilanciare il saettare delle pallottole impazzite,

scendo in campo contro me stesso, contro la parte meno evoluta, più violenta, più oscura, più ottusa della mia personalità. A nulla valsero l'educazione scolastica e quella familiare che non scongiurarono ciò che ha reso Giuseppe Vitale un individuo pericoloso per se stesso e per la società. Anche gli insegnamenti del cattolicesimo scivolarono via sopra questa persona che, passata la stagione delle religiosità, tornò a pratiche di vita e di comportamento licenziose e irriferibili. Le sue idee stanno minando da dentro ogni buona prassi di convivenza sociale.

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Mappa mentale-indice del post su i taccuini e i quaderni Moleskine.
Mappa mentale-indice del post su i taccuini e i quaderni Moleskine.

C'era una volta l'editor di testo. Si pigiavano i tasti di una tastiera e i caratteri apparivano sul monitor. Mentre completavi una parola il correttore ortografico, subito la controllava e, nel caso, la sottolineava in rosso. Quando si voleva scrivere un testo si ricorreva ad un programma sul pc o a un'applicazione su smartphone o tablet. Poi sono arrivati carta e penna. Quando sorge un'idea o bisogna prendere nota di qualcosa si prende in mano una penna e s'inizia a disegnare o a scrivere o tutt'e due le cose, a seconda delle necessità.

Ma la storia non è al contrario? Lo sanno tutti che la tecnologia di pc, tablet e smartphone è venuta dopo secoli di uso di carta e penna. Le cose, almeno per me, sono andate nel modo in cui sto per raccontarvi. Appartengo ad una generazione non digitale. Quando iniziai ad andare a scuola, nel 1980, non conoscevo neanche la parola computer. Il metodo d'insegnamento della scrittura prevedeva di copiare a mano le lettere dell'alfabeto una per una, infinite volte, anche per sviluppare la calligrafia. E così ho continuato a fare fino a quando, agli inizi degli anni '90, mia madre mi comprò una macchina da scrivere elettronica che mi introdusse, in qualche modo, al mondo dei personal computer. Quando al primo anno di università scrissi la mia prima tesina con i gloriosi 486 mandai in pensione quaderni, biro e affini. Più di quindici anni fa, poi, iniziai a scrivere i miei primi testi prima per i siti web e poi per il mio blog. Questa era l'ultima frontiera, anche perché in questo modo si potevano revisionare i testi infinite volte in tutta comodità. E poi c'era la questione ambientale: se per ogni foglio di carta vengono abbattuti degli alberi perché continuare questo scellerato modo di vita? Anche se con la stampante, alla fine, si faceva strage di intere foreste! ...continua a leggere "Come liberare la creatività con i taccuini migliori del mondo"

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Teatro Turco
Teatro turco - Wikipedia - Karagöz. Dal teatro così da come tutte le arti possiamo apprendere delle tecniche per raccontare la nostra storia. Grazie ad essa trasformeremo i nostri problemi in narrazioni che tutti vorranno condividere, grazie al Problem Telling.

C'era una volta un cantastorie, ma non un cantastorie qualunque. Encho, questo era il suo nome, era famoso in tutto il Giappone per la sua bravura nel raccontare le storie. Era così commovente e coinvolgente che se raccontava di una guerra andava a finire che dovevi difenderti dalla spada degli avversari, dai loro colpi, perché finivi dentro al campo di battaglia anche tu. Un giorno Encho incontrò Yamaoka Tesshu, un laico che aveva quasi raggiunto la totale padronanza dello Zen. Questi gli disse: «Raccontami la storia del Bambino Pesca. Mia madre da bambino me la raccontava sempre così bene la sera che a metà del racconto stavo già dormendo. Raccontamela come sapeva fare lei». Encho non raccolse subito la sfida. Prese del tempo per prepararsi, parecchi mesi, e poi tornò da Yamaoka. Ma non appena iniziò quest'ultimo gli disse che non andava bene. Allora Encho tornò a studiare e ci provò di nuovo. Ma ogni volta Yamaoka gli diceva che non era  bravo come sua mamma. Così passarono cinque anni di continue prove fino al giorno in cui Encho imparò a raccontare la storia come la mamma di Yamaoka Tesshu.

Encho non poteva, all'inizio, raccontare le storie come la mamma del maestro zen perché lui lo faceva per altre orecchie. Le mamme, infatti, narrano delle fiabe o cantano la ninna nanna ai loro bambini per risolvere un problema: farli addormentare. Il nostro cantastorie non ci riesce fino a quando non capisce, non definisce per bene che cosa deve ottenere con la sua arte. Un problema all'inizio è come il bruco che un po' alla volta si trasforma in una splendida farfalla, cioè una bella storia che possiamo raccontare. A ben guardarlo questo bruco tiene in sé tutti gli elementi che lo porteranno a trasformarsi. Occorre solo un poco di tempo e un po' di travaglio e il gioco è fatto, anche se all'inizio non ci crediamo.

Perciò dobbiamo far sì che i nostri problemi si trasformano in ciò che sono destinati ad essere: storie da raccontare agli altri. Ognuno di noi ha le sue storie. Sapete perché? Ognuno ha un problema e la storia nasce appunto da un problemaPensiamo a Romeo e Giulietta: senza il problema dell'opposizione delle rispettive famiglie al matrimonio dove sarebbe la storia? Ma a parte questo grande classico del teatro, quante volte è capitato di leggere un racconto o un romanzo o di vedere un film e dire: ma le stesse cose capitano a me, questa storia avrei potuto raccontarla anche io!

...continua a leggere "Risolvere problemi raccontandoli. Guida al Problem Telling."