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Mimmo che diventò mio fratello maggiore

Mimmo Vitale
Mimmo Vitale nella sua ultima foto nell'agosto del 1996.

Ultima modifica del post: 28 giugno 2015.

Quel pomeriggio di dodici anni fa, Lunedì 18 agosto 1997, dormivo. Ero molto stanco dopo aver lavorato sin da luglio come cameriere in un ristorante pizzeria a San Pietro in Bevagna, una località balneare in provincia di Taranto dove la tradizione popolare narra sia naufragato Pietro, il primo vicario di Cristo, durante il suo primo viaggio. Quell'anno c'era stato un lungo ponte di lavoro a ferragosto: da giovedì 14, vigilia di Ferragosto, a domenica 17 agosto. Perciò quel lunedì subito dopo aver pranzato mi buttai sul letto. Verso le 16 vidi, nel dormiveglia, mio fratello Mimmo che si faceva la doccia, che si cambiava mettendosi addosso maglietta e pantalone bianco. Poi il buio di nuovo per me, per il mio profondo dormire interrotto, però, alle 18 circa dalla telefonata di Leonardo, il titolare della Primula Rossa, altra pizzeria a San Pietro dove mio fratello lavorava come pizzaiolo. Leonardo mi chiese come mai mio fratello, di solito puntualissimo, quel giorno non fosse ancora arrivato. Gli risposi che magari si era fermato a Manduria, comune intermedio tra Oria (dove vivo) e San Pietro, o da qualche altra parte ma che di sicuro da lì a breve sarebbe arrivato. Provai anche a chiamarlo mio fratello sul Timmy, il suo secondo cellulare , ma risultava spento. Non ci pensai più e mi ricordai che sarei dovuto andare al funerale della madre di un mio conoscente. Ma ormai era tardi. Così decisi di andarlo a trovare a casa. Mentre gli davo le condoglianze davanti alla sua abitazione suo zio mi riferì di un incidente stradale mortale sulla strada per Manduria che aveva coinvolto una Fiat Croma, la macchina che mio fratello ed io avevamo comprato.

Tornai subito a casa – glissando le domande di mia madre su dove fosse mio fratello – e mi recai con degli amici di mio fratello sul posto quando erano le 19. A due ore dall'incidente né i carabinieri né nessun altro mi aveva avvisato dell'accaduto sebbene fosse successo a tre chilometri fuori dall'abitato. La Croma era una scatola rotta e accartocciata di lamiere sul palo della luce mentre lì accanto c'era un tir riverso su un fianco con tutto il suo carico di barbabietole da zucchero. Il maresciallo dei carabinieri, ancora oggi al suo posto nella locale caserma  mi disse che mio fratello era stato condotto a Francavilla Fontana: un piccolo vicino ospedale e quindi pensai che se la fosse cavata con poco perché altrimenti lo avrebbero portato in altri ospedali più attrezzati, pensai. Arrivato al pronto soccorso chiesi notizie di mio fratello. Mi dissero che era morto e mi diedero un sacco nero di plastica con dentro il suo Timmy, le sue scarpe da ginnastica, i pantaloni e la maglietta bianca di riserva che si portava al lavoro.

Dopo qualche momento di disperazione una strana pace mi giunse, complice il più struggente dei tramonti che io ho mai visto in vita mia calare sulla cupola e la città di Francavilla. "E ora chi glielo dice a mia madre" pensai. Perché fui subito sicuro che mio fratello, ovunque si trovasse, stesse bene. Era troppo in gamba per non sapersela cavare in ogni situazione e non l'ho mai sentito accanto come in quel momento e nei giorni successivi. All'improvviso da mio fratello minore (3 anni e 3 mesi la nostra differenza di età) diventò mio fratello maggiore. Ricordo infatti come nei mesi e negli anni precedenti avesse cercato la mia presenza di fratello più grande per aiutarlo a districarsi nella sua difficile convivenza con una ragazza.

Non so neanche come sono finito a scrivere queste cose, mi ero preparato tutt'altra scaletta per parlare di Mimmo. Forse sarà stato l'oblìo in cui è caduto in questi dodici anni, complice magari il fatto che io suo fratello non sono stato capace di ricordarlo gran ché, a parte un video che ho caricato su youtube. Ma oggi come dodici anni fa sento ancora la sua presenza di fratello ormai maggiore.

Infatti ovunque egli sia in questo momento, se in uno spazio-tempo parallelo o fuori dallo spazio-tempo, deve sapere che lo ringrazio per questo come lo ringrazio perché quando facevamo a botte faceva  finta di prenderle facendomi così sentire più forte di lui, come lo ringrazio di essere riuscito a cavarsela da solo quando venne a Roma a fare il Vam d'onore all'altare della patria perché il 90% dei soldi della famiglia finivano a me che ero studente, anche grazie alle sue insistenze perché accadesse proprio ciò. Sappia anche che comunque mi sono messo a cercarlo perché ho ancora bisogno di lui.

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8 thoughts on “Mimmo che diventò mio fratello maggiore

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  2. Stefania Donatiello

    Apprezzo il dono dell'efficacia e della sintesi di cui ultimamente sono altamente scarsa ;)...in realtà oltre alla competenza ci vuole il cuore. Ci sono tantissimi volontari che fanno grandi cose senza aver mai preso una laurea..Riescono a prendersi strada facendo l'esperienza e la competenza che non si trova solo sui libri ma anche nel cuore e nell'esperienza della propria vita...con alta capacità di mettersi in gioco e in discussione sempre...ci vuole all'interno di questa competenza anche una gran capacità di stare con l'altro evitando giudizi, cosa alquanto difficile quando si è in contatto con i propri stessi vissuti...cosa alquanto semplice quando si ha avuto l'onore di aver sentito le parole di Mimmo. Credo che questo lo porterò con me sia nella vita che nelle competenze la dove vorrò fare qualcosa col cuore o con la professione e se mi riesce lo trasmetterò a chi tramite me può conoscerlo e comprenderne l'importanza, magari se me lo consenti anche raccontando la tua storia ..dopo averci lavorato ancora un pò su quello che sento..perchè solo ora realizzo appieno la vicenda dell'incidente grazie a questo tuo Blog che mi aiuta molto. Grazie.

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  3. Alberto

    Pur in situazione e contesto totalmente differenti, il Suo racconto mi riporta alla memoria le indelebili sensazioni di una buia mattina di 6 anni fa, quando appresi che il mio secondogenito, nato 10 ore prima, era deceduto.
    "E ora chi glielo dice alla madre", pensai, dopo aver appreso dalla Dottoressa della Terapia Intensiva Neonatale - alla quale non posso purtuttavia riconoscere un estremo garbo - che quella vita appena sbocciata e così a lungo attesa e sognata era già sfuggita all'amore della sua mamma e del suo papà.
    In realtà, non ci fu bisogno di dire nulla: al solo vedermi in volto mia moglie capì.

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  4. Alberto

    Mi sono espresso male: intendevo dire che alla Dottoressa non posso NON riconoscere un estremo garbo.
    E, anche a distanza di tanti anni, sono ancora mentalmente riconoscente per quel garbo riservatomi.

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