Vai al contenuto

Gli usurpatori del futuro di Taranto

illustrazione di Guerin Meschino
Bella illustrazione di Guerin il Meschino sul suo cavallo e con la sua armatura da cavaliere.

Raccontando storie in giro, come a volte mi capita, succede che diverse storie mi siano segnalate.  Una di queste, di cui per la prima volta mi ha parlato Antonio Benvenuto, mi ha colpito per il suo titolo per me suggestivo Guerin Meschino e Recchi di Ciucciu. Il Guerrin Meschino è un romanzo cavalleresco scritto da Andrea da Barberino nel 1410 e pubblicato in otto libri nel 1473. E' ispirandosi ad esso che un certo papa Parisi, vissuto a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, elaborò un proprio racconto che era solito raccontare in una contrada confinante tra Oria e Francavilla, dove abitava. Quel racconto è stato raccolto da Antonio Corrado e Angelo Galiano che me lo ha fatto conoscere.

In questa breve, piccola, versione di Papa Parisi Guerin Meschino viene abbandonato ancora in fasce e affidato alle onde del mare dai suoi genitori nella speranza che si salvasse dalle grinfie di un signorotto di Taranto che si era impadronito del potere e che stava eliminando o incarcerando chi doveva esercitarlo per diritto. Il bambino giunse fino a Durazzo dove divenne il più grande cavaliere d'Albania che, ad un certo punto, ritornò in Italia alla ricerca dei genitori. E' presso Oria, in contrada Pasuni, che conosce un certo Recchi di Ciucciu che gli sbarra la strada esigendo una tassa per attraversarla. Guerin Meschino non ha soldi con sé così è costretto a duellare con Recchi di Ciucciu al quale stacca la testa, liberando gli oritani che vessava. Giunge così a Taranto dove può liberare i suoi genitori dalla prigione, non prima di aver ucciso anche l'usurpatore.

Nel racconto orale che ne sto facendo io sono più o meno fedele a questa versione tranne che nel finale, reinventato, in cui Guerin vedendo le meraviglie della campagna, della città e dei due mari di Taranto rimane incantato.  Le descrive una per una e dichiara tutto il suo amore per questi luoghi e si dice molto fortunato ad aver avuto lì i suoi natali. E quando affronta nel duello finale l'usurpatore questi nel morire gli rivela una tremenda, funesta profezia su Taranto che qui non vi voglio svelare. Dovrete venire nei luoghi e negli orari in cui racconterò questo cunto per conoscerla.

Con Guerin Meschino e Recchi di ciucciu ho una straordinaria occasione di parlare di Oria e di Taranto, oltre che dell'Albania, del loro destino, della loro vocazione e del loro futuro. Sono contento che mi sia capitata questa storia tra le mani e farò di tutto per raccontarla ovunque ci sarà qualcuno che la vorrà sentire e vedere. Infatti essa riecheggia un po' le imprese di Giorgio Castriota Scanderbeg, eroe nazionale d'Albania, che combatté anche in Puglia e che grazie ai suoi soldati ripopolò le campagne abbandonate e rinvigorì l'agricoltura.  Fu un periodo di rinascita per le terre tra Otranto e Taranto e il mio racconto vuole essere un augurio di rinascita per la martoriata città di Taranto che con la scelta folle dell'acciaio ha distrutto una delle terre più fertili del mondo e due mari che sono una delle più belle meraviglie al mondo. La speranza è che gli operai stessi dell'Ilva, qual novelli Scanderbeg o Guerin Meschino, possano tagliare la testa, nel segno della riconversione culturale,  a chi ha usurpato il destino loro, delle loro famiglie e dei loro figli.

Una prima occasione sarebbe potuta essere domani, 28 dicembre 2010, all'evento Open Mic presso il Laboratorio Urbano di Francavilla Fontana in via Zullino nei pressi del passaggio a livello sulla strada per Villa Castelli. Ma l'evento è stato rimandato. Vi terrò aggiornati.  Intanto eccovi qui sotto l'antestage del racconto.


Print Friendly, PDF & Email

7 thoughts on “Gli usurpatori del futuro di Taranto

  1. stefano

    Perche "la scelta folle dell’acciaio" ?

    ti riferisci alla campagna di disinformazione che - parlando di diossina, puzza, e mare sporco - mira a dare all' Ilva la colpa di tutti i mali di Taranto ?

    Ma prima di sparare a zero sull'unica realtà produttiva che abbiamo - che fa lavorare, che porta soldi
    anche al terziario, che permette a Taranto di sopravvivere - non sarebbe il caso di indagare più a fondo?
    Ed almeno - correttamente - fare un bilancio costi/benefici ?

    E da quando sono piccolo che - io compreso - si dava all'accieria la colpa di tutto.
    Mai si è data la colpa agli scarichi fognari cittadini - e di tutto l'entroterra - mai si è pensato che forse
    cementificio e raffinerie siano più inquinanti dell'acciaio, e qusto solo per dirne alcune...

    Ora che sono 'adulto' io ci provo a capire - ma mi sembra che il resto dei cittadini
    abbiano trovato il loro 'orco' di cui parla male - la politica locale inclusa.

    O sarà in realtà per liberarsi la coscienza del fatto di non fare nulla ?

    Rispondi
    1. giuseppevitale74

      Caro Stefano, la scelta dell'acciaio a Taranto è davvero folle per due motivi:
      1) quando fu presa la decisione di realizzare le acciaierie, il mercato dell'acciaio era già in flessione e perciò non di investimenti produttivi si tratta ma di una scelta politica: per poterci fregiare del titolo di potenza industriale;
      2) Taranto ha uno dei terreni più fertili al mondo e il suo mare uno dei più belli al mondo e ora tutto questo è distrutto, quasi;
      3) l'inquinamento prodotto dagli altiforni ha comportato migliaia di decessi.
      E' chiaro che non c'è solo l'ILVA. Le responsabilità di tutto questo vanno individuate anche nelle raffinerie, nei cementifici e nelle discariche presso la ITALCAVE.
      Non c'è un orco, sono d'accordo. Qui c'è una nutrita schiera di orchi. Ma ci sono anhe associazioni che stanno facendo un grande lavoro non solo per la bonifica ambientale e per la riconversione industriale. Quello che davvero c'è da riconvertire è il modo di pensare al futuro di Taranto. Vedo i primi segni di questo cambiamento.

      Rispondi
      1. stefano

        Giuseppe, grazie, per la risposta.

        Ma non sono d'accordo...

        Si, è vero che l'acciaieria fu una scelta politica, e che l'acciaio "non va' " più come 40 anni fa...

        Ma da dire che l'acciaio non renda più, e che l' Ilva non sia una potenza industriale ne passa.
        L' Ilva è una realtà produttiva, grande, efficiente, ricca. Con un indotto - locale - notevole.
        Forse l'astio - e la seguente disinformazione - sono conseguenza della privatizzazione e delle
        seguenti riduzioni di personale... morto Filippo e lù panaru, non c'è piu lo stato che distribuisce lavoro e stipendi ad amici, conoscenti e corti varie - bisogna lavorare, rendere, rispettare gli orari,
        non rubare... come nel resto del mondo del lavoro - quello vero, non quello assistenzialista.

        Dando per vero - perchè non ho riscontri se non storici - che anche la campagna sia ricca e fertile...
        Ma dove in Puglia l'agricolture esiste, ci sono realtà agricole capaci di produrre e sostenersi ?
        Oggi il vecchio di Corico non imbandirebbe la sua tavola, ma ha spiantato tutto, o coltiva qualcosa solo per i contributi, visti come assistenzialismo - di nuovo - e non come incentivi alla crescita. Sopravvive. E non porta lavoro agli altri, ne ricchezza al territorio.

        Si, è vero che il mare di Taranto è il più bello al mondo...
        Ma pensi che possa diventare come Rimini, come Viareggio? vivere di turismo - e null'altro - tre mesi all'anno e poi fermarsi ? se mi si passa il facile gioco di parole...è proprio l'ultima spiaggia !

        L' inquinamento degli altiforni ...
        Forse è la cokeria che inquina, i parchi minerali. E l'inquinamento in realtà - come ho gia detto - non è maggiore di quello di altri impianti industriali.
        E quando Riva proponeva al comune un piano industriale serio - che sta comunque procedendo - per gestire il problema, ha trovato solo propaganda - e non un interlocutore serio.

        Le morti per l'inquinamento...
        Le indagini - statistiche - di cui ho letto sono tutte discutibili, quando non chiaramente tendenziose.

        La caccia all'orco, o alla schiera di orchi, portata avanti dalle buone associazioni...
        Che taroccano i dati per loro convenienza, che cercano populisticamente il sostegno della folla,
        ma non sono mai dove serve veramente, che non ne hanno la competenza, e che saltano da un lato e dall'altro della barricata a secondo convenienza politica o monetaria.

        L'orco non esiste. Lo hanno inventato le mamme per fare stare buoni i bambini quando non ubbidiscono, per farli andare a dormire, ed essere libere.

        La tua frase è "Quello che davvero c’è da riconvertire è il modo di pensare al futuro di Taranto".
        Io penso che quello che NOI dobbiamo convertire è il modo di pensare Taranto- passato presente e futuro.

        In primo luogo, non con un pronome impersonale, ma IO in primo luogo - è il motivo per cui scrivo.
        Convertire per me non vuol dire cambiare tutto, negare il passto, distruggere le acciaierie.
        Vuol dire invece capire le ragioni - anche controverse - delle scelte passate, con i pro, e non solo i contro; accettare quello che è stato fatto, senza piangere sul "si poteva fare meglio" o sulla "scelta folle"; discutere si, cercando ed insistendo per un miglioramento, ma rimanedo nei binari del concreto, fattibile, sostenibile, e non derivando verso una bucolica utopia.

        Ed in questo senso, io invece vedo solo un generico qualunquismo...

        Scusami se sono OT, lontano dall'argomento e dal tuo racconto, ma ho voluto argomentare il mio disaccordo.

        Rispondi
        1. giuseppevitale74

          Caro Stefano,
          è vero il contrario invece. L'acciaio ha impoverito tutta la zona a cavallo tra Puglia e Basilicata. E di brutto anche. Non c'è alcun indotto: non dimentichiamo che stiamo parlando della più grande cattedrale del deserto in Europa o forse al mondo. Neanche le infrastrutture adatte sono state create. Infatti i tir che trasportano i laminati piani hanno grandi difficoltà a raggiungere e lasciare l'ILVA. Aver acceso quegli altiforni ha voluto dire spegnere OGNI altra realtà produttiva alternativa, ogni idea, ogni aspirazione. Un trauma immenso, una violenza immane ai tarantini oltre che al territorio. Ce ne vogliamo rendere conto o no? Altrimenti di cosa stiamo parlando? E non sono tanto io a dirlo, ci sono studi seri, non faziosi, non "ambientalistici" che lo dicono.
          L'inquinamento, poi, è a livelli altissimi, ben al sopra dei limiti imposti dalla regione Puglia con l'ultima legge. Lo dice anche l'Arpa, oltre che, con maggiore chiarezza, l'ISPRA. La cosa gravissima è che solo negli ultimi due-tre mesi sono state fatte rilevazioni serie: finora navigavamo nei dati pilotati dall'ILVA.
          Non denigrare le associazioni perché sono l'unico strumento civico, sociale di una città che continua ad essere tradita, distrutta, frantumata... e gli orchi esistono e sono tutti quei mostri che si respirano a Taranto.
          L'unico investimento serio, duraturo, lungimirante che rilancerebbe taranto come la città più bella, interessante ed avanzata al mondo in questo momento sarebbe un grandioso progetto per smontare pezzo dopo pezzo l'ILVA e farne il più grande parco culturale del mondo. Non è utopia. Taranto ha già pagato il giusto prezzo per questo. ha già dato con i bambini, gli adulti e gli anziani morti a causa di questa pazzia dell'Italsider. E' il momento che ripariamo a questa mostruosità, e con gli interessi pure.

          Rispondi
  2. stefano

    Giuseppe,

    mi sa che non saremo mai d'accordo su questo argomento.

    Forse perche io cerco fatti, numeri certi e dimostrati - anche nelle alternative;
    ma sulla questione esistono - per la loro stessa natura - solo congetture teoremi teorie utopie.

    Del resto per te - narratore - è giusto raccontarne e farne discutere,
    perche - al di là delle opinioni differenti, quello che non va
    è avere gli occhi - e la mente - chiusi.

    Rispondi
  3. Pingback: Born in Tarantopoli « Giuseppevitale's Blog

  4. Pingback: Born in Tarantopoli | Giuseppe Vitale's Blog

Rispondi