Le mille sberle al capitano

Bamboline e aeroplanino
Foto di greenfaerietree

I quattro steward a bordo li butterei giù dall'aereo. Più fanno i simpatici e più li prenderei a calci nel culo. Tanto più che continuano a provare a vendere di tutto: sigarette elettroniche, gratta e vinci, giocattoli, gioielli, orsacchiotti, caramelle, lecca lecca, sushi, tramezzini, the, caffé, succhi di frutta, frutta a pezzi, pezzi di frutta, pezzi di aereo, pezzi di plastica, pezzi di vetro, pezzi di merda. Rivoglio l'abusivo che sale sul treno a Caserta alle 3 e 30 del mattino e che vende solo panini, aranciate e birre: dà meno fastidio ed è più simpatico e umano, persino quando impreca e bestemmia se nessuno compra. Quello che voglio io non lo vendono, cazzo. Che sò, un giornale, un libricino, un moleskine come questo che ho tra le mani per sfogarmi, per non picchiarli, per scriverci sopra, delle cartoline da spedire una volta atterrati che in viaggio non si fa mai a tempo a spedirle. L'unica cosa del loro lungo, inutile e triste elenco di prodotti che prenderei sarebbe il vino, così mi faccio il viaggio con la testa tra le nuvole, in senso figurato oltre che fisico.

Il signore accanto a me sfoglia il giornale della compagnia che io ficcherei su per il culo al pilota che parla sempre con un inglese rapidissimo, come l'aereo poco prima di decollare. Pare Dario Fo quando fa il suo grammelot in inglese: let away blum, sair car sbash frum frum frum rrrrroaaaaagh rrrrrrrrrrrrroaaggghh squam! Seduto in terza fila all'altezza delle ali fuori vedo solo pezzi di ala e di fronte a me questo tubo d'aereo, ora intasato dagli steward con il carrello delle vivande. Mi verrebbe da tirare lo scarico e farli scivolare via a questi, come ho fatto qualche minuto fa con il cesso dell'aereo, stretto e puzzolente come quello degli eurostar. Non ci poggio mai il culo sopra per non ritrovare il mio corpo invaso da tanti porri rossi e grossi, con una diarrea che mi fa cagar via anche la saliva, il fegato gonfio come un maiale e gli occhi più gialli della pelle dei Simpson. A proposito di culi, ammirevole quello della signora davanti a me che si piega per adagiare la figlioletta sul sedile accanto al suo. Ma io volevo le hostess, maledetti steward con la faccia così simpatica che gli daresti subito una testata.

Di fronte a me appare stagliata in rosso la scritta Exit.  Ecco, io ora aprirei l'uscita di sicurezza e uscirei con tanti saluti alla pressurizzazione. Questa pressurizzazione ci fa più male che bene. Ci rende degli automi, delle scatole da cui succhiare il succo e poi da gettare. Questo tubo che vedo di fronte a me è il tubo del nostro apparato digerente che viene attraversato dai traffici dall'alto verso il basso e qualche volta dal basso verso l'alto. Un po' come questi steward che continuano ad attraversare questa barca in mezzo alle nuvole, una galera in cielo, dove al posto dei remi noi poveri schiavi abbiamo il portafoglio. Ora l'ultimo annuncio commerciale di una lunga e interminabile serie. E' la volta dei profumi dolce e babbana, acqua di giovanni, j'ardor, ugo il boss della magliana. E poi il fantastico gadget della compagnia, l'aeroplanino che se lo spremi fa popi popiiii, proprio come certe tette di vip in silicone con clacson incorporato. A meno che le tette non scoppino con la pressione in alta quota, come accadde ad una certa Carmen Dipietro con tanto di botto.

Per fortuna che stiamo atterrando. Qualche altro minuto dentro questo spot kafkiano volante e mi sarei trasformato in Chuck Norris e Steven Seagal insieme incazzati come quando a Bud Spencer rubano il camion nel film Nati con la camicia. E a suon di calci rotanti e colpi di ju jitsu avrei steso l'equipaggio. Dopo avrei aperto lo sportello e avrei buttato giù steward e pilota. Chi guiderebbe l'aereo? Ma se non li guida più nessuno questi aerei! Fa tutto il pilota automatico in questa metropolitana sopraelevata, in questo titanic in alta quota. Signor capitano mi stia a sentire, ho pronte le mille sberle che in America voglio andar...

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