Il teatro delle radici, le radici nel teatro

Panorama di Oria
Panorama autunnale di Oria dalla Francavilla-Cellino.

E' ora di parlare di teatro ad Oria. E' una cittadina dalle grandi potenzialità anche in questo campo. I primi passi da fare e come.

 

Per le amministrative ad Oria della prossima primavera èi tempo di mettere in campo delle idee per il governo della città, augurandoci un buon raccolto per la nuova stagione. E’ lanciando una di esse, o meglio una lamentela sulla mancanza di una stagione teatrale nella nostra cittadina all’interno del gruppo su facebook de La lista di lu P.I.L.U. , che c’è stato un botta e risposta tra me e Alessandro Salerno del multisala Salerno di Oria, al quale sono grato per il chiarimento. Voglio approfittarne per sollecitare un dibattito e magari qualche iniziativa in proposito. Non sono un esperto di organizzazione di spettacoli teatrali, di stagioni, di animazione culturale del territorio. Sarebbe necessaria qualche figura di questo tipo per mettere in campo le soluzioni più idonee, le buone pratiche sulle quali investire. Questa mia nota non deve esser letta come quella di chi si cala dall’alto ad insegnare agli altri come si deve agire. Vuole essere il punto di vista, il contributo di un attore magari con qualche esperienza, soprattutto nel teatro di narrazione e con i gruppi di improvvisazione teatrale tra la Puglia e Roma. Spero solo di essere un bravo rabdomante e trovare qualche vena nel terreno dove attingere l’acqua e dopodiché son pronto a scavare insieme a chi, come me, ha sete.

La vocazione di Oria per lo spettacolo è ben nota. Pensiamo ad esempio al corteo storico e al torneo dei rioni. Sebbene durante la recente edizione ci sia stata una polemica sulla federicomania,  che non condivido, riconosco il grande contributo che tanti oritani danno a questa che è una manifestazione di successo. Ma penso anche alla notte bianca, alla cui prima edizione ho avuto il piacere di partecipare. Guardando le collinette di Oria chiunque può accorgersi come il loro digradarsi sia un teatro naturale da una parte e antropico dall’altro per il loro offrirsi alla piana del salento con il castello, la cattedrale, i palazzi, i campanili, le case, persino l’antiestetico fungo dell’acqua che magari sollecita la fantasia di qualche bambino, come sollecita la mia.

Non si tratta solo di una straordinaria scenografia, di un eccezionale paesaggio. Molti luoghi stessi all’interno dell’abitato sono dei piccoli teatri. Non penso soltanto al chiostro del parco di montalbano a volte utilizzato come sede di spettacoli. Penso per esempio al castello dove si potrebbero organizzare animazioni teatrali a tema per le scolaresche e i visitatori. Penso anche alle numerose piazzette nel centro storico così ben utilizzate, almeno in un paio di stagioni estive organizzate da Pino Malva anni addietro. Ma nell’elenco includo anche il caffé letterario che si sta segnalando quale luogo di nuove e accattivanti forme di interazione artistico-culturale degne di attenzione.

Ma il teatro ad Oria è anche una grande necessità per gli scambi sociali e culturali che esso offre con i gruppi e le compagnie che vi possono essere ospitate. D’altra parte Oria è anche città di gemellaggi e meta di un antico pellegrinaggio: è iscritta nella sua storia questa propensione all’ospitalità. E’ una necessità per i giovani perché sia data loro una possibilità in più per la loro formazione e la loro vita ludica. Le nostre scuole anche hanno bisogno di completare l’offerta formativa con spettacoli e laboratori teatrali. Qui va dato atto all’attore Gino Cesaria e alla famiglia Salerno per le matinée che organizzano da anni e che magari vanno ampliate con nuovi allestimenti.

Il grande assente ad Oria è il teatro delle compagnie di giro di professionisti e di artisti che stanno sperimentando da qualche tempo nuovi linguaggi sulla narrazione come, tra gli altri,  Ascanio Celestini. Grande assente è l’improvvisazione teatrale dei Match d’improvvisazione teatrale. Grande assente ancora è un  Fabrizio Gifuni, della scuola di Orazio Costa, che si confronta con bravura con la scrittura di Carlo Emilio Gadda. Ma più e meglio di me un direttore artistico potrebbe individuale linee artistiche e compagnie e gruppi da ospitare nella nostra cittadina, tenendo conto delle risorse necessarie e soprattutto della necessità di formare un pubblico, prima ancora che un teatro. In questo potrebbe riversare tutta la sua esperienza e le sue capacità organizzative il Teatro Pubblico Pugliese. Perché le idee quando si vuole si trovano e potrebbero includere allestimenti di classici, da Aristofane a Moliere e Shakespeare, da Eduardo De Filippo a Raffaele Viviani e Dario Fo, da Tennesse Williams a Samuel Beckett, ecc.  E’ quanto sta avvenendo in comuni limitrofi come Mesagne, Francavilla Fontana, Ceglie Messapica, Torre Santa Susanna. In alcuni di essi è in corso il progetto dei teatri abitati finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Asse IV, Linea di intervento 4.3.2).

Un teatro abitato dunque, un teatro vivo, che nasca dalle nostre radici. E’ questo il miglor modo di vivere questa che è una tra le più antiche arti dell’uomo, la più rituale e comunitaria. Perciò è nelle nostre stesse radici che vanno rintracciate le possibilità per un teatro davvero popolare. Ci ha provato in passato Dino Attanasio con la compagnia Li pillicrini al quale va riconosciuto una linea di ricerca culturale che va ripresa, ampliata e portata a quei modelli di narrazione su cui ha costruito la sua fama di giullare dei tempi nostri Dario Fo. Penso da una parte all’utilizzo di tutto il nostro patrimonio culturale di cunti e culacchi che emendati dai cliché ridanciani e dal pregiudizio culturale con il quale vengono trattati sono degli straordinari pre-testi teatrali. Nel mio piccolo ci lavoro su da qualche anno. Dall’altra penso a grandi allestimenti che sarebbero possibili sulla battaglia di Tommaso D’Oria che si oppose al ritorno di Manfredi oppure sulla bella Uriana che s’innamorò di Annibale fino a lasciare Oria per lui.

Ma come si può finanziare tutto ciò mi obbietterete. E rispondo che è possibile come è possibile altrove, in tutte le altre parti del mondo: con il mecenatismo, le sponsorizzazioni e tutte le altre buone pratiche che un oculato marketing culturale può tirar fuori. Qui occorrono esperti quali bravi organizzatori, fund raiser e bravi manager. Sarebbero delle grandi opportunità di lavoro per laureati in questi settori e magari di collaborazione con l’università di Brindisi: penso soprattutto al corso di laurea in progettazione di eventi ed attività culturali. Ad onor del vero spesso non sono necessari neanche tanti fondi. Se davvero si vuole cominciare basta quel che c’è a disposizione: in questo il teatro è straordinario perché lo si può fare senza scenografie, senza grandi allestimenti, senza tanti attori. Quel che conta è capirne le potenzialità, amarlo, formarsi e darsi tanto da fare.

Ma a chi tocca mettere in piedi qualcosa, far marciare la macchina, organizzare una stagione teatrale ad Oria? Agli operatori che sono in campo: la famiglia Salerno per le loro sale, i padri rogazionisti per il loro teatro, alla prossima amministrazione comunale, alla Pro Loco, alle associazioni culturali, agli imprenditori che fossero interessati, alle scuole, ecc. E’ necessario il contributo solidale di tutti in uno spirito unitario che invoco per il bene della cittadina.  Perciò mi auguro che a seguito di questa mia nota ci sia qualche altro contributo, anche di privati cittadini, per organizzarci al più presto. Chi vuole può scrivermi all’indirizzo email giuseppev@gmail.com o magari pubblichi le sue idee in rete. Sono disponibile ad incontrare chiunque in proposito. E sto pensando ad alcune iniziative spero condivise per questa primavera...

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