Il pubblico, cattedrale del teatro

Pubblico al Globe Theatre di Roma.
Pubblico al Globe Theatre di Roma durante una rappresentazione estiva.

Senza pubblico non c'è teatro. Per costituzione il teatro non è tale senza il pubblico. Spesso, però, il pubblico è ignorato, dimenticato e nella migliore delle ipotesi "tollerato" a teatro. E non deve arrecare disturbo con gli squilli dei cellulari. A San Pietroburgo hanno messo a punto un sistema per bloccare il segnale di telefonia mobile. Quelli che non ne possono più del trillare di apparecchietti anche al cinema e al teatro cominciano a tirare un sospiro di sollievo. Ma il pubblico non deve nemmeno tossire, non deve scartocciare caramelle, non deve mangiare i pop corn, deve stare al buio e non deve in nessun caso parlare. Deve solo applaudire magari alla fine e anche tanto. E poi deve sgomberare il teatro in fretta in modo disciplinato. Siamo lontani, insomma, dai tempi di Shakespeare quando il pubblico assisteva mangiando, chiacchierando e rumoreggiando agli spettacoli.

Ma quale considerazione riceve il pubblico che assiste a uno spettacolo? Tutti siamo pronti ad asserire che il pubblico è fondamentale. Ma quanti si sono mai chiesti che spazio ha il pubblico nella produzione, nella messa in scena, nella regia e nell'ideazione di uno spettacolo?
Prima ancora di rispondere a questa domanda bisognerebbe chiedersi chi sono quei volti che nel buio della sala talvolta gli attori scorgono? Perché sono venuti a vedere proprio il loro spettacolo?

Cominciamo dall'eliminare alcune idee sbagliate sul pubblico.
Il pubblico, prima di tutto, non è una massa di guardoni. Il termine "spettatore" con cui ciascun membro del pubblico è designato è molto infelice da questo punto di vista. Non solo è un ruolo fin troppo passivo ma a pensarci bene le persone non vanno a teatro per andare a guardare i fatti propri o degli altri rappresentati. La funzione pedagogica da questo punto di vista non è quella di immedesimarsi in qualcuno dei personaggi. Così concepito il teatro rende un pessimo servizio.

Pubblico al teatro di Paglia
Pubblico al teatro di Paglia di Cortazzone. Foto di alberoinquieto (Nicholas Bawtree).

Eppure esistono trasmissioni televisive che spingono a "guardare" per il maggior numero di ore possibili alcune persone selezionate, spesso "mezzi-attori", che passano intere giornate davanti alle telecamere discutendo, mangiando, dormendo, ecc. Il paragone non è fuori luogo perché bisogna tenere in grande considerazione il successo di questo tipo di trasmissioni. Non le si può bollare come lontane dal teatro concepito come un giocattolo solo per gente "colta".
È evidente che si sono guadagnati un'attenzione che un tempo era propria di altre forme di spettacolo e che comunque rispondono a un bisogno, criticabile quanto si vuole, ma un bisogno. E il pubblico spesso non vuole spettacoli intellettuali, cerebrali e difficili da capire. Il pubblico non è nemmeno uno stuolo di censori che con le forbici sono pronti a tagliare tutte le parti "censurabili" dello spettacolo. E non è nemmeno una schiera di critici pronti ad esercitare il loro giudizio. Il pubblico non è neanche la "claque": non è quel gruppo compiaciuto di amici che assiste a spettacoli di parenti o altri amici dilettanti. Il pubblico non è tutto questo e non va ignorato come per tanto tempo con il cosiddetto "teatro della quarta parete" è accaduto. Anche oggi, purtroppo, spesso il pubblico è relegato al di fuori della "scatola" del teatro come se fosse uno spettatore televisivo che è lì ancora una volta solo per guardare. "Spaccare la quarta parete!" Così titola un passaggio del suo Manuale minimo dell'attore Dario Fo. E ricorda come Moliere fosse stato colpito dall'atteggiamento dei commedianti dell'arte che avevano il chiodo fisso di rompere la quarta parete. E partì da questo per arrivare al coinvolgimento anche fisico dello spettatore. E capì anche come tanto armamentario tecnico e scenografico finiva per uccidere il talento dell'attore, come del resto sapeva bene anche Shakespeare. E qui lo stesso Dario Fo ne ha colto a pieno la lezione.

Teatro dell'Opera di Milano
Teatro dell'Opera di Milano - Allestimento al Castello Sforzesco

Ma se spacchiamo la quarta parete che cosa troviamo? O, meglio, chi troviamo? Abbiamo detto che non ci troviamo né guardoni, né censori, né amici compiaciuti. Ci troviamo un gruppo di persone che condivide con gli attori un'esperienza. Semplice ma non banale e nemmeno scontato. Ce lo ricorda Viola Spolin in Esercizi e improvvisazioni per il teatro:

Quando il pubblico viene concepito come una parte organica dell'esperienza teatrale, l'allievo attore partecipa immediatamente di un sentimento di responsabilità in quanto ospite che accoglie, un sentimento che non contiene nessuna tensione nervosa. La quarta parete scompare e il solitario spione diviene parte del gioco, parte dell'esperienza, ed è il benvenuto!.

Nei Match d'improvvisazione teatrale e negli altri format d'improvvisazione teatrale il pubblico diventa parte integrante di questa esperienza con i suggerimenti, con il voto e comunque con l'atmosfera di gioco che si crea. C'è quindi un continuo scambio con il pubblico, uno scambio di esperienze, di pensieri ed emozioni. Il pubblico affida agli attori quelle situazioni e quelle storie che vorrebbe veder rappresentate. E si diverte perché non è il testo letterario di qualche autore o l'idea di qualche regista che vede rappresentata ma la vita sul palcoscenico così come viene rappresentata: una vita che parla del quotidiano senza essere quotidiana.

In futuro, forse, la distinzione tra attori e spettatori non ci sarà nemmeno più. Adolphe Appia (artista, teorico teatrale e scenografo svizzero) nel 1921 parlava di "Cattedrale dell'avvenire" in cui cade appunto ogni distinzione tra attore e spettatore. Qualcosa di simile sta accadendo con il Teatro dell'Oppresso in cui gli stessi spettatori sono protagonisti dell'azione scenica. Le discipline artistiche dovrebbero essere coltivate tutte nelle scuole dell'obbligo perché devono essere patrimonio di tutti, è un diritto di ciascun individuo.

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2 pensieri su “Il pubblico, cattedrale del teatro

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