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Il castello di carte e il foulard del vaso da notte

È da un po' di tempo che cerco di capire in cosa consiste questa crisi finanziaria che stiamo attraversando e quali sono le sue conseguenze. Stamattina ho raccolto un po' di risorse tra giornali e articoli online per spiegarla nella maniera più semplice possibile.

"Se scoppia una guerra voglio vedere come farai". È stato questo il monito che spesso mia madre mi ha rivolto allorché mi vedeva compiere qualcuno di quegli sprechi figli del nostro benessere. Figlia di una generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale, ma anche la prima, ha ben vivo il ricordo dei tanti sacrifici che chi ha attraversato quelle due calamità ha dovuto compiere. Quando ti senti rivolgere un monito simile pensi che una simile catastrofe non ti si presenterà più davanti perché ormai l'umanità ha imparato la lezione, ha già dato, pensi. Il passare degli anni e le guerre che vedi in Iraq e Afghanistan ti confermano questa tesi perché ti senti parte del mondo occidentale e civilizzato. Ti senti al sicuro. In realtà la possibilità di un terzo conflitto mondiale non è poi così lontano, se ad esempio consideriamo quello che potrebbe succedere per l'approvvigionamento dell'acqua tra qualche decennio. Tuttavia in questo momento siamo tutti seduti su un castello di carte che potrebbe crollare presto, se non lo sta già facendo. Parola di Aldo Giannuli in un articolo che spiega con chiarezza la crisi finanziaria che stiamo attraversando. Scrive Giannuli:

Qualche giorno fa (6 agosto 2011 p. 10) il “Sole 24 ore” – che non è esattamente l’organo dei “marxisti arrabbiati” – ha pubblicato un articolo da quale apprendiamo che, sommando i valori scambiati da tutte le borse si arriva a circa 50.000 miliardi di dollari, cui dobbiamo sommare i 95.000 di tutte le obbligazioni esistenti ed i 466.000 miliardi nelle diverse forme di derivati. Tutti insieme i mercati finanziari, assommano un valore pari a 611.000 miliardi di dollari (senza tener conto delle valute).

La cosa interessante è che se consideriamo, invece, l’intero Pil mondiale (che è l’indice più accreditato – ancorchè discutibilissimo – dell’economia reale) arriviamo a stento a 74.000 miliardi. Dunque: il valore dei cd “prodotti finanziari” è otto volte maggiore a quello dell’economia reale!!!!!

Ora convertire quella montagna finanziaria in economia reale è in pratica impossibile e se si facesse, anche per una piccola parte, il suo valore si ridurrebbe di molto. Quindi non è conveniente. Meglio continuare a fare soldi con i soldi, speculazioni contro Grecia, Spagna e Italia comprese. Tutta colpa del mercato dunque? In proposito c'è chi afferma che:

Il mercato è un sistema basato sui profitti e sulle perdite. Se si eliminano le seconde, non funziona più nulla, anche se nel breve termine sono tutti contenti. L’attuale crisi è la prova del disastro che può causare lo Stato quando interviene sul mercato in maniera incompatibile con le leggi economiche, e col buonsenso.

È quel che afferma Pietro Monsurrò analizzando le cause dell'attuale crisi finanziaria. Penso che la responsabilità non sia attribuibile in modo esclusivo a uno dei due poli: o lo stato o la borsa. Anche se mi sembra chiaro che non puoi fare come la Grecia che è arrivata a falsificare i bilanci o come l'Italia che non si decide mai ad affrontare sul serio il suo enorme debito pubblico. L'Europa prova ad uscirne con gli eurobond anche se Angela Merkel è contraria. Sullo sfondo però c'è un serio rischio di collasso dell'euro e di disgregazione della comunità europea. Basta leggere i giornali di oggi per rendersene conto, con buona pace di Beppe Grillo che li giudica troppo viziati dalle lobby. È come se la Merkel in questo momento difficile stesse ripetendo lo stesso slogan che sentiamo certe volte oltreoceano: "First Deutschland" mutuato da "America First". Sul perché di questo isolamento scrive su La Repubblica di oggi 20 agosto 2011 un bell'editoriale Ulrich Beck:

la Merkel non fa che replicare un euro-nazionalismo tedesco, secondo cui l'Europa può guarire prendendo a modello gli orientamenti di fondo e la politica economica del governo tedesco.

Come può uscire da questa situazione il piccolo azionista o chi non ha investimenti di questo tipo ma subisce le conseguenze che le politiche economiche degli stati europei stanno adottando, in primis in Italia? Ieri vedevo ai tg che molti napoletani si recano al banco dei pegni. Avranno le loro ragioni per farlo. Ma se si può, secondo me, è meglio restare fermi, non fare niente, aspettare che passi la buriana, cercare di resistere e ripararsi alla meglio. Una mia prozia una volta per sfuggire ai bombardamenti di notte per la fretta di scappare uscì di casa con addosso il pezzo di stoffa con cui ci si puliva dopo i bisogni corporali che una volta, quando non c'era l'acquedotto, si facevano in una specie di vaso da notte più grande. Era parecchio imbrattato ma un po' per la paura e un po' per la sua disinvoltura sembrò un elegantissimo foulard. Prepariamoci perché la crisi durerà ancora due-tre anni nella migliore delle ipotesi.

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3 thoughts on “Il castello di carte e il foulard del vaso da notte

  1. Pingback: La crisi e le sedute spiritiche | Giuseppe Vitale's web site

  2. Gio Tomei

    Caro Giuseppe, ti invito a leggere Gli Inganni della Finanza di Paolo Maddalena, giurista insigne e vice presidente emerito della Corte Costituzionale, attivo cittadino itinerante per l'Italia repubblicana a favore del No alla deformazione della costituzione, proposta dal precedente governo di non eletti, in aderenza al solco costituzionale che solo per i parlamentari attribuisce la sovranità al popolo.
    Credo che il problem telling possa contenere in sè l'innovazione politica, non fosse altro perché 20 milioni circa di cittadini italiani hanno votato no.
    Questo fatto irrompe nella storia repubblicana ed è un problem telling che parla di superamento del consociativismo politico per una storia tutta nuova da scriversi per il popolo italiano che ha trovato nella Costituzione l'unità.
    Si può affermare che un nuovo obiettivo accomuna almeno venti milioni di miei e tuoi concittadini: l'attuazione della Costituzione che, per i limiti stessi che propone alla sovranità del popolo, non possa che attuarsi in Parlamento.
    Da qui, nasce una potenziale innovazione che ha mostrato i vagiti utili a richiamare l'attenzione su una nuova storia tutta da scrivere.
    Ora, da Giannuli in poi, passando per tutti i blogger italiani che trattano di politica, attrezzarsi tra cuore e ragione e un po' di scienze, tra storia, antropologia, società, tecnologie digitali e int. artificiale, leggendo la storia digitale dal 70/71, con l'avvento del primo microchip della Intel cui partecipò un illustre italiano, Andrea Faggin, giusto per dire dell'importanza della conoscenza, per provare ad affermare che il Nuovo Mondo non è percepito in tutta la sua sconvolgente portata di sofferenze, al cui centro ci sono, sia il lavoro che non c'è e non ci sarà, che il denaro come metro della capacità di vivere.
    Tutti noi dovremmo aver chiaro che solo i cittadini consapevoli, per cominciare da noi, dalla nostra Terra di storia, di cultura e di bellezze ineguagliabili, possono essere gli artefici di questa transizione epocale per salvare la Terra dal suo destino di sofferenza e di lutti.
    Responsabilità, tra cuore e ragione, consente anche di essere capaci di astrazione, per provare a ri-ragionare sui nostri soggetti che fanno politica di partito, tra legge elettorale e non voto, poi pensa, rifletti e rispondimi se ti va.
    Per inciso, Paolo Maddalena, io e tanti altri ci interroghiamo e siamo impegnati su questi temi e per responsabilità civile.
    L'Obiettivo? Attuare la Costituzione (ed emendarla) in Parlamento. Il modello c'è. ed è problema tecnico e di trasferimento d'innovazione in politica. Auguri per il nuovo anno che nasce all'insegna dell'1.

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    1. Giuseppe Vitale

      Il Problem Telling si può utilizzare in politica a patto che si vogliano affrontare e risolvere i problemi invece di strumentalizzarli e agitarli ai fini del mero calcolo politico del consenso. Ho lavorato per un periodo ad una campagna elettorale di qualche anno fa e ho notato ataviche logiche dure a morire ancora all'opera. Tuttavia molto si può fare a partire, perché no, dal racconto di una Costituzione ancora non del tutto attuata e che già in troppi vogliono rimodellare a proprio piacimento.

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