Uno sciopero per stare insieme

sciopero 6 settembre 2011
Sciopero del 6 settembre 2011. Roma Colosseo. Credit: Ansa.

A che cosa serve lo sciopero di oggi? Era giusto o no scioperare? Che cosa succederà ora? Cerco di rispondere a queste e altre domande dialogando con post che si sono occupati dello stesso argomento.

Questo sciopero di oggi 6 settembre 2011 per me è utilissimo per una serie di ragioni, come:

  • chiedere una manovra finanziaria più equa e sostenibile in linea con quanto chiede anche Napolitano;
  • ricordarci che il governo Berlusconi non ha saputo fronteggiare la crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo, sebbene in questo sia in buona compagnia di altri presidenti di altri paesi;
  • pretendere le dimissioni dell'attuale governo, com'è giusto che sia quando un amministratore non sa come fronteggiare una situazione;
  • articolare un vasto ed unito fronte che va dalla CGIL ai partiti della snistra, ai comuni in protesta;
  • chiedere la riduzione delle spese degli armamenti.

Questo è da aggiungere alle sacrosante richieste della Camusso nel suo intervento. Ho deciso di scrivere questo post dopo averne letti altri due con cui mi trovo in disaccordo. Il primo che ho letto è quello di Giovanna Cosenza, il cui blog è tra i primi 5 amici, "A che cosa serve lo sciopero di oggi?". Secondo Giovanna

Lo sciopero di oggi è un atto di protesta ritualizzato e irregimentato, che segue ancora codici del primo Novecento. Una forma di comunicazione per dire al governo: «Guardaci, ci siamo» e «Non ci piace quel che fai, vattene a casa». Con l’aggiunta di qualche parolaccia.

Ma credo che sia un merito invece che un demerito questo. Proprio perché dà voce al montante dissenso nei confronti dell'attuale maggioranza. In quanto alla parolaccia, poi, quando ci vuole ci vuole. c'è poco da fare. Perciò io ringrazio chi oggi s'è fatto sentire nelle tante piazze italiane dove si sta scioperando.

Un po' diverso è invece il discorso che  ancora Giovanna cita da Polisblog a proposito del fatto che lo sciopero sarebbe svuotato di significato perché il popolo delle partite IVA e  i lavoratori atipici non sono più tutelati dallo Statuto dei lavoratori.  Visto che loro non ne sono tutelati, allora quelli che invece sono tutelati non devono scioperare? Credo, invece, che ogni qualvolta un diritto viene riaffermato ne beneficiano indirettamente anche quelli che ho citato e nei quali mi ritrovo io. Pur non essendo né operaio né dipendente né insegnante io sono contento dello sciopero di oggi perché mi fa sentire in un paese dove non tutte le istituzioni democratiche sono svuotate di senso.

Dello stesso tono è il post di Cristiana Alicata che scrive:

Uno sciopero deve essere l’ultima ratio. La minaccia che deve succedere ad una trattativa. Una “ritorsione” democratica che danneggi l’interlocutore. Quali danni pensate che ne avrà il governo?

Ebbene io credo che dopo 17 anni di berlusconismo e di fallimenti della sinistra siamo all'extrema ratio appunto. Lo dimostra, tra l'altro, la protesta dei comuni di questi giorni e la fronda interna allo stesso PDL. Mi dispiace per la CISL e la UIL ma oggi hanno perso una occasione storica. Non l'hanno persa, invece, quelli che hanno capito che bisogna essere meno intellettuali e più pratici, meno spocchiosi e più umili, meno menefreghisti e più informati, meno arroganti e più disposti ad ascoltare, meno frammentati e più uniti.

Io credo che in questi giorni bisogna stare assieme ai movimenti della società civile che si sono visti in occasione del referendum sull'acqua pubblica, ma anche assieme alla CGIL, ai comuni e persino ai partiti quando cominciano  ad occuparsi degli interessi dei più deboli. Storciamo di meno il naso e cerchiamo di essere più uniti. Se no ci ribecchiamo Berlusconi pure nel 2013, con tutto quello che ciò vorrebbe dire.

Aggiornamento delle 20 e 40. Un bell'articolo su Il Fatto Quotidiano dice:

Insomma, lo sciopero potrebbe avere dato il via a una resistenza democratica anche se la solidità delle proposte è tutta da verificare. Quello che questa giornata lascia sul campo è che esiste nel Paese una volontà di non piegare la testa e di non lasciarsi sopraffare dalla speculazione, dai diktat delle banche centrali e dai profitti delle banche private.

Sono d'accordo, si sta facendo sempre più viva una resistenza democratica simile a quella degli indignados. In Italia essa passa attraverso la necessaria cacciata del governo Berlusconi. Una sintesi dei più seguiti tweet sull'argomento lo trovate in una nota di Prima Online. E' anche citato il mio di tweet: su Twitter sono Bestanzon.

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