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Perché questo Natale…

Buttati che è morbido.
Buttati che è morbido. Disegno di Angela Rubino.

Perché dell’immagine si dovrebbe farne una quiete. Perché delle fate non se n’è mai vista l’ombra, se non solo sotto l’estasi di un bianco veneto mattutino. Perché in lingue più tirchie, la parola "perché" cambia, se accompagnata a un punto interrogativo?

Comincia così un bel post della mia amica artista Angela Rubino, autrice anche della vignetta, che ha scritto nel suo profilo Facebook e nel quale ha avuto la bontà di citarmi. Infatti più volte mi ha sollecitato ad usare un suo testo comico o a fare qualcosa con lei visto e considerato che l'ho conosciuta anche come valente attrice-improvvisatrice. Ve lo propongo perché con diletto, divertendoci, Angela ci parla di molti perché che sarebbe meglio non evitare in questo Natale.

Ma soprattutto perché mi fate gli auguri per il 25 dicembre? Non sono stata incoronata regina con Carlo Magno, tantomeno ho partorito essendo vergine, ma solo avendo un Vergine accanto (suo marito fa Vergine di cognome n.d..r.) e ricordo che quel giorno faceva un grande caldo, era luglio e tra le corsie dell’ospedale si sentivano televisorini echeggiare parate di mondiali di calcio così indimenticabili da far rabbrividire i mercanti sferici di palle lanciate dalle bocche durante i dopo partita. Perché dopo un estenuante tour di regali per convenzione, perché mi sento esausta? Perché la commessa della profumeria dopo che le ho precisato di non avere più polsi disponibili, continuava a spruzzarmi essenze alcoliche fino a rendermi simile a una zoccola di un saloon appena uscita da uno spaghetti western. Perché Giuseppe Vitale non considera questo? Perché questo crescendo teatrale potrebbe essere uno spunto per farne una sua interpretazione comica. Succede perché non si trova più neanche un barattolo di miele di acacia o di castagne il giorno della vigilia di Natale e tocca caramellare le cartellate col millefiori. Perché se al salumiere chiedo di fare un panino per il ragazzo senegalese che sta fuori dal supermercato, mi sento attorniata da sguardi increduli, non tanto per l’acquisto, ma per il fatto che abbia fatto la fila al bancone per questo. Ma soprattutto, perché il salumiere gli ha messo il prosciutto nel panino? “Mi scusi, mettiamo che è musulmano”. “Ormai l’ho fatto signò, perché?” Niente, non dico niente, perché nel frattempo uno accanto mi dice: “Se stanno qua, si devono adeguare”, ancora, “Perché se hanno fame, non devono pensare alla religione”. Buon non so perché.

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