La gioia di scrivere e leggere poesia

viva la poesia
Viva la poesia. Di Jorge Mejía.

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi a un'acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio — anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola«bosco».

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
le lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasciano scampo.

In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
di cacciatori con l'occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non un cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C'è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere.
Il potere di perpetuare.
La vendetta d'una mano mortale.

Wislawa Szymborska

Ho voluto trascrivere nel mio blog questa poesia nel primo volume della collana Un secolo di poesia che presenta oggi, 27 dicembre 2011, Il Corriere della Sera che sta pubblicando le grandi voci della poesia del Novecento. Mi sembra una iniziativa degna di nota, degna della vostra attenzione. Perché credo che la gioia di scrivere poesia è anche la gioia di leggerla.

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Un pensiero su “La gioia di scrivere e leggere poesia

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