Le tre lezioni inglesi

Plastico Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo
Plastico dell' Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo (Bari) che nella sede di Res Extensa ha ospitato il workshop.

Dal 6 al 9 Gennaio 2012 si è svolto a Giovinazzo (Bari) Short Latitudes, un workshop che fa parte del progetto del Teatro Pubblico Pugliese, che si avvale della collaborazione del Birmingham Repertory Theatre, dell’Oval House di Londra e dell’Università di Bari. Ho avuto la possibilità di parteciparvi e vi racconto un po' come è andata facendo tre riflessioni rispetto al territorio in cui vivo ed opero, per lo più, la Puglia: sul senso della scrittura, i temi importanti, il lavoro di squadra.

E' stata un'occasione per guardare dall'esterno il modo in cui in Puglia e un po' in Italia e in Europa concepiamo la drammaturgia rispetto all'Inghilterra. Il workshop è stato condotto da due autori e una dramaturg inglesi.  Rispetto al loro modo di concepire la scrittura per la scena è emerso, prima di tutto, tutto l'empirismo, ad esempio, di Steve Waters, uno dei due scrittori, autore, tra gli altri lavori, di The contingency plan sul cambiamento climatico. L'impeto che porta a scrivere, sostiene Steve in una dispensa che ci è stata fornita, è proprio "quello di dare senso all'esperienza, al cambiamento". Vale la pena citare, in proposito, un passaggio del suo articolo:

Così come Edipo non sapeva di essere tornato a Corinto per uccidere il padre e giacere con la madre, allo stesso modo l'anidride carbonica, che intrappola incessantemente il calore negli strati più alti dell'atmosfera, la raggiunge molto prima che la consapevolezza dei suoi effetti devastanti sia ampiamente diffusa.

Questa è la missione più alta affidata al teatro oggi in un territorio come quello tra Brindisi e Taranto devastato dalla chimica, dall'inquinamento, dalle industrie pesanti.

Deposito del laboratorio di restauro
Deposito del laboratorio di restauro all'interno dell'Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo (Bari). Nel 1400 questo locale era la chiesetta attorno alla quale fu costruito il convento dei domenicani.

E' stata una grande occasione per entrare in quel laboratorio del restauro dell'umanità che è la messa in scena. La metafora mi è suggerita dal laboratorio di restauro di Stefano, uno degli orfani cresciuto nell'istituto che ci ha ospitato e che oggi è titolare proprio di un laboratorio di restauro al suo interno. Ci ha raccontato la sua vita a cavallo tra anni 60 e 70 all'interno dell'orfanatrofio, con tanta nostalgia. Un racconto biografico in cui religione ed ipocrisia hanno avuto un ruolo importante come nella scrittura di Gurpreet Kaur Bhatti, l'altra autrice che ha condotto il workshop. Uno dei suoi lavori, Behzti (disonore), offre proprio uno spaccato familiare all'interno della comunità Sikh alla quale lei appartiene.  E lei risolve il rapporto familiare tra madre e figlia, di cui parla, con la provocazione e la rilevanza. Cito dall'introduzione del suo lavoro:

Ho scritto Behzti perché mi oppongo all'ingiustizia e all'ipocrisia con tutte le mie forze.

Conversando con Gurpreet mi sono accorto di come le stesse ipocrisie siano presenti nelle comunità cattoliche del nostro sud. Perciò prendo a prestito il suo modo di scrivere per trattare un tema molto importante che non può investire chi fa teatro in questa zona del mondo.

Panorama di Giovinazzo dal tetto dell'Istituto Vittorio Emanuele II
Panorama di Giovinazzo dal tetto dell'Istituto Vittorio Emanuele II. Sulla sinistra la cupola della chiesa di San Domenico che fa parte del comprensorio.

E' stata una grande occasione per sviluppare la scrittura collaborativa tra gli attori, registi, drammaturghi delle residenze del progetto dei Teatri Abitati del Teatro Pubblico Pugliese. Una sorta di panoramica, se vogliamo, su quello che sappiamo fare ma anche su tutto ciò che c'è ancora da imparare, che è stata sviluppata grazie all'apporto di Caroline Jester, dramaturg del Birmingham Repertory Theatre. In una terra dalle eccelse individualità ma che sa fare poco lavoro di squadra questo è un esercizio necessario ed utilissimo.

Devo ringraziare Enzo Toma per avermi proposto e il comitato tecnico artistico del progetto (e quindi Roberto Ricco) per aver accettato la mia candidatura. Un ringraziamento speciale va anche a Elisa Barucchieri per la traduzione in simultanea dall'inglese e per l'ospitalità assieme ai suoi colleghi di Res Extensa. Ho già dato la mia disponibilità per il proseguimento del progetto, a partire dal reading che sta organizzando Enzo Toma del testo Behzti ti Gurpreet che mi vedrà coinvolto accanto a Lucia Zotti, Giancarlo Luce ed altri. L'appuntamento è per Aprile. Ne parlerò per tempo in questo mio blog.

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3 pensieri su “Le tre lezioni inglesi

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