Si rimette in moto il motore della Kater i Rades

Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo
Copertina del libro Il naufragio Morte nel Mediterraneo di Alessandro Leogrande (Serie Bianca Feltrinelli, Ottobre 2011).

Il motore della Kater i Rades, motovedetta albanese affondata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997, torna a dare segni di vita, torna a mettersi in moto. Quel giorno accadde che la corvetta Sibilla, della marina militare italiana, finì per speronare l'imbarcazione albanese che portava con sé a bordo 120 persone che scappavano dal caos di Valona. Il giorno prima in questa città per gli scontri in corso finirono ammazzate 21 persone. I porti e gli aeroporti erano chiusi. La guerra civile infuriava. Chi decide di salire su quella vecchia imbarcazione da diporto, per attraversare il canale d'Otranto, lo fa perché non ha alternativa, non siamo più durante l'esodo del 1991 quando si lasciava l'Albania per il sogno italiano. Quel venerdì santo ci saranno 81 vittime, come ad Ustica, in gran parte donne e bambini. Si salveranno solo 34 persone tra cui due donne e due ragazzini. Il processo d'appello è finito nell'estate del 2011 con la condanna per Namik Xhaferi, timoniere della Kater, a tre anni e dieci mesi di carcere e quella per Fabrizio Laudadio, comandante della Sibilla, a due anni e quattro mesi. Una sentenza che lascia l'amaro in bocca perché non tocca le responsabilità dei vertici della marina militare e perché a diverse vittime non viene riconosciuto il risarcimento perché non si può dimostrare che fossero a bordo di quella imbarcazione colata a picco. Tuttavia condanna la marina militare italiana seppure in minima parte. E' un punto fermo.

Il relitto della Kater i Rades è rimasto per anni a farsi mangiare dalla ruggine nel cantiere Gioia di Brindisi fino a quando alcuni mesi fa è stato tagliato per separarlo dalla chiglia ed è stato privato del motore e delle parti in legno. Quel che ne è rimasto è diventato L'Approdo, monumento per l'umanità migrante. Una iniziativa molto lodevole perché ha recuperato quella imbarcazione e ne l'ha fatta diventare la testata d'angolo. Tuttavia ai familiari delle vittime l'operazione non è piaciuta per due motivi. Primo perché avrebbero voluto realizzare loro un monumento in Albania con la Kater. Per anni hanno chiesto il relitto, che ad un certo punto il Tribunale aveva concesso loro salvo poi la revoca. Secondo perché l'averla affidata a uno scultore greco, dopo le tante guerre avute con la Grecia, non è stato del tutto opportuno.

Sulla vicenda Alessandro Leogrande ha scritto un libro, il naufragio (Feltrinelli, ottobre 2011) che ricostruisce l'accaduto e le fasi salienti del processo e che dà voce ad alcune delle vittime come Ermal giovane ritrattista che da quel giorno non riuscirà più a disegnare o Ismete Demiri che ha perso la figlia tredicenne. Quel libro, ora, è oggetto di molte presentazioni che per fortuna stanno portando a galla questo episodio della storia italiana e del paese rimpettaio di cui per decenni poco o nulla sapevamo come l'Albania. Una di queste presentazioni si svolgerà sabato 18 febbraio alle ore 18 presso la Sala Conferenze Palazzo Granafei-Nervegna a Brindisi.  Ad organizzarlA sono la Residenza Teatrale CETACEI di Maccabeteatro e Thalassia assieme all'OSSERVATORIO SUI BALCANI di Brindisi con il patrocinio del Comune. Ad averla voluta è soprattutto Luigi D'Elia, attore-narratore, naturalista. È lui, infatti, ad aver organizzato assieme a Francesco Niccolini e Fabrizio Pugliese un laboratorio che sta coinvolgendo un gruppo di artisti, al quale ho avuto la possibilità di partecipare, che stanno lavorando a delle idee per raccontare questa vicenda. Ma soprattutto ha recuperato i legni e il motore della motovedetta che custodisce a Brindisi. Punto di partenza di questo percorso sarà il 28 marzo prossimo, quando, si svolgerà, come ogni anno, la commemorazione del naufragio sul porto di Brindisi. Ma di questo vi parlerò in un prossimo post. Intanto ci vediamo sabato a Brindisi.

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