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Dalla Bibbia all’oblìo, l’esodo dimenticato

Profughi albanesi
Profughi albanesi, foto di Damiano Tasco.

In questo post un breve ricordo dell'esodo degli albanesi a Brindisi il 28 marzo del 1991, qualche interrogativo in proposito e due possibilità per recuperare in questi giorni la nostra relazione con i popoli del mare.

La mattina dell'8 marzo 1991 andai con la classe del liceo linguistico a vedere una matineé di uno spettacolo in lingua al Teatro Impero a Brindisi. Chissà perché quando si parla di lingua inglese si dice sempre “in lingua”. Arriviamo alla stazione e cominciammo a camminare per il corso fin oltre la fontana di piazza Cairoli. Dappertutto spiccavano i fiorellini gialli delle mimose in vendita per la festa della donna. Arrivati al teatro Impero seguimmo senza capire niente un giallo di Agatha Christie di giovani attori londinesi. Che erano attori londinesi l’ho capito dal programma, per fortuna scritto in italiano. Sapevamo che nella notte c’erano stati degli sbarchi ma di profughi noi non ne avevamo visto nessuno e avevamo l’impressione di essere in quel teatro sospesi al di fuori degli eventi. Ma fummo appagati quando, all’uscita del Teatro Impero, ci spostammo verso il porto. Da lontano distinguemmo una macchia di vestiti anonimi e avani come rivestiti da polvere di terra. Era una folla di volti macilenti, un vociare di suoni indistinti altrettanto incomprensibili quanto quelli dello spettacolo in lingua al Teatro Impero. Si accalcavano tutti quanti attorno ad un forno che sfornava pizzette che loro spezzettavano in tanti bocconi e ingurgitavano all’istante. Tutto era molto strano per me. Mi accorsi all’improvviso con i miei occhi di come l’Albania era addirittura più vicina della Grecia. Vidi  barbe mal rase e vestiti logori. Dopo che ebbero mangiato si sparpagliarono per la città e il loro colore marroncino si confuse in mezzo ai fiori gialli delle mimose. Molti di loro si diressero verso la stazione. E allora era possibile vedere come due fiumi di persone: uno marroncino e indistinto di uomini soprattutto ma anche di donne con le occhiaie e di ragazzini che si dirigeva in tutta fretta verso la stazione; l’altro era quello abituale di nord europei, più alti degli albanesi, sempre a pantaloncini anche a Gennaio e con i loro sacchi a pelo in attesa dell’imbarco per la Grecia.

Sono passati 21 anni da quel giorno. L'anno scorso a Brindisi c'è stato il ventennale da quell'evento con reading e racconti. Quest'anno non vi è nulla per questa occasione. Lo segnalo non tanto con spirito polemico ma piuttosto con rammarico perché la memoria non può essere affidata solo a grandi eventi celebrativi. Così permettiamo all'oblìo di prendere il sopravvento e perdiamo un pezzetto di civiltà. Anche online c'è ben poco su questo che nella storia dell'emigrazione albanese in Italia è considerato l'esodo biblico. Anche se si tratta di pubblicazioni dell'anno scorso voglio segnalarvi che Brindisiweb ricorda questa pagina di storia con un lungo articolo e una bella gallery di immagini e che La Repubblica presenta un bell'articolo. Ma non c'è nulla nel web per quest'anno. Con mia sorpresa cercando video su youtube sull'8 marzo del 91 a Brindisi ho trovato molto poco. Vi segnalo, in proposito, questo video che però è del 25 febbraio di quell'anno.

La domanda è: chi ha paura degli albanesi in Italia? E per estensione: chi ha paura degli sbarchi degli immigrati in Italia, visto che almeno la cosiddetta emergenza albanese è terminata da tempo. Una paura, sia chiaro, che non è tanto la paura dell'altro, dello straniero che i brindisini superarono nel giro di pochi giorni o poche ore nel marzo del 91 quando ai ventimila che sbarcarono nella notte tra il 7 e l'8 marzo aprirono le porte delle loro case. E' piuttosto una paura ingenerata dalla propaganda politica televisiva. Prova ne sia il radicale passaggio al rifiuto degli albanesi che ci fu pochi mesi dopo con la vergogna dei profughi della Vlora rinchiusi nello stadio della Vittoria a Bari. Su questo si può leggere La vita altrove nei giorni della Vlora.

A 21 anni di distanza da quell'8 marzo penso che abbiamo ancora una grande opportunità come cittadini della sponda italiana dell'adriatico. L'opportunità di riprendere un rapporto che da secoli abbiamo con i popoli del mare, figli, come siamo, di genti venute dal mare da terre attaccate al paese delle aquile. Vi segnalo, allora, due appuntamenti per farlo. Il primo è venerdì 9 marzo con Non abbiate paura, oratorio di Francesco Niccolini per il Popolo del Mare del '91 con Luigi D'Elia al Teatro Melacca di San Vito dei Normanni alle ore 21. Il secondo appuntamento è per il 28 marzo a Brindisi presso la Casa del turista (sul porto) con un racconto a più voci sulla Kater i Rades, la motovedetta albanese speronata a 35 miglia al largo di Brindisi il 28 marzo 1997. Nei prossimi giorni vi darò altri dettagli sul secondo appuntamento.

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2 thoughts on “Dalla Bibbia all’oblìo, l’esodo dimenticato

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