Kater i Rades, primo movimento. Dieci buone ragioni per esserci

Parenti delle vittime del naufragio
Parenti delle vittime del naufragio della Kater i Rades. Foto di Antonio Palma.

Se dico Kater i Rades cosa pensate? Magari ricordate di una motovedetta albanese andata a fondo trentacinque miglia dal porto di Brindisi quindici anni fa... Magari ricordate il secondo esodo degli albanesi, dopo quello del '91, in quel periodo e altri particolari come quelli che ricordavano alcune persone con cui stavo chiacchierando alcuni giorni fa. Chi non ricorda o non sa può consultare alcune pagine su questo episodio importante dell'emigrazione albanese in Italia. Ora, dopo il libro di Alessandro Leogrande che racconta il naufragio della motovedetta albanese e dopo il monumento ad Otranto che vi è stato dedicato è giunto il momento per Kater I Rades via crucis per un venerdì santo, primo movimento di Francesco Niccolini con la regia di Fabrizio Pugliese. Tutti i dettagli nell'evento facebook e nel comunicato su brundisium.net.  Ecco dieci ottimi motivi per non mancare a questo appuntamento.

  1. perché è una storia che parla di due popoli che stanno uno di fronte all'altro, separati da un mare che da sempre è il territorio delle loro comunicazioni, dei loro scambi, che solo la follia della dittatura e della guerra fredda potevano pensare di fermare;
  2. perché come scrive Alessandro Leogrande, autore di un libro sulla vicenda, questo naufragio "è una pietra di paragone, perché, a differenza dei molti altri avvolti nel silenzio, è possibile raccontarlo", sebbene ci sia una parte indicibile che tuttavia l'arte, il teatro sanno sublimare;
  3. perché è un lavoro in cui l'esperienza di Francesco Niccolini, autore del testo,  dopo il Vajont, Bophal, Ustica trova ora un altro buco della Storia dove ancora una volta non ci sono buoni e cattivi ma sfumature tutte da scoprire;
  4. perché Fabrizio Pugliese, alla regia, sta facendo un lavoro scrupoloso e molto pulito con gli attori-narratori in scena;
  5. perché a 15 anni dal naufragio si è iniziato a trovare il modo per provare ad uscire dal fatalismo e dalle strettoie della giustizia, spesso amara, per riportare la vicenda nella storia e nel vissuto popolare di albanesi ed italiani;
  6. perché L'approdo, l'opera dello scultore greco Varotsos esposta a Otranto che ingloba la motovedetta non esaurisce ma anzi dà nuova linfa alla necessità di fare i conti con i numerosi fili della tela di Penelope che sono le storie dell'adriatico e del mediterraneo tutto;
  7. perché come ha avuto occasione di dire Francesco Niccolini con il workshop che ha preceduto questo lavoro è tempo di iniziare a chiudere le 24 tombe senza corpo, tanti furono i cadaveri non ritrovati, nell'area "Otranto" del cimitero di Valona;
  8. perché tutti i partecipanti al workshop, a partire da Luigi D'Elia, che per primo lo ha voluto non solo hanno approfondito e ascoltato le testimonianze ma hanno rivissuto un pezzetto della loro storia tra il 1991 e il 1997 e che saranno in questo modo dei Caronte per tutti gli altri;
  9. perché è un modo per far sapere agli albanesi che sappiamo che l'Albania esiste e che ne abbiamo a cuore le sorti;
  10. perché è solo l'inizio di un percorso che magari potreste percorrere  insieme a noi.

Appuntamento il 28 marzo a Brindisi presso la casa del turista, sul porto, lungomare Regina Margherita, vicino la capitaneria di porto. Repliche alle 18 e 30 e alle 20 e 30. Prenotazione obbligatoria al  331 3477311.

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