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Il venerdì santo in cui i profughi albanesi erano nemici

inaugurazione L'Approdo, monumento all'umanità migrante
Inaugurazione de L'Approdo, monumento all'umanità migrante, Otranto, 25 gennaio 2012, foto di Antonio Palma.

La tragedia del canale d'Otranto del marzo del 1997 in un'Italia compressa tra l'isteria contro i profughi e la commozione per il film Titanic.

12 gennaio 1997. Un pendolino deraglia nei pressi di Piacenza. A bordo l'ex presidente della repubblica Francesco Cossiga. Si pensa ad un attentato.  Anche il 31 agosto qualcuno penserà ad un attentato durante l'incidente automobilistico sotto il Pont de l'Alma a Parigi in cui muoiono Lady Diana e Dodi Al-Fayed.

In mezzo a questi due incidenti, ve n'è un terzo, di cui negli anni successivi tanto si parlerà soprattutto nelle aule giudiziarie di Brindisi e di Lecce.  E' lo speronamento nel canale d'Otranto della motovedetta albanese Kater i Rades da parte della corvetta italiana Sibilla, in cui morirono 81 albanesi, soprattutto donne e bambini. Era il venerdì santo del 1997, che quell'anno cadeva il 28 marzo.

Sul Golgota gioia e dolore si sono intrecciati:
gioia di coloro per cui il "nemico"
era stato allontanato per sempre;
dolore di chi pensava che la vita
era condannata alla tenebra.

Quel venerdì santo i testi per le meditazioni della via Crucis al Colosseo vengono affidati a Karekin I, Catholicos di tutti gli Armeni. Nelle stesse ore in cui venivano lette si consumava la tragedia nel canale d'Otranto, prima con le manovre di harrassment (manovre più decise qualora le manovre cinematiche d'interposizione siano fallite) da parte di nave Zeffiro e di nave Sibilla e poi con il tentativo, di quest'ultima,  di far filare un cavo per bloccare i motori dell'imbarcazione albanese, manovra che porta alla fatale collisione. La Kater i Rades affonda in soli tre minuti, tra le 18 e 57 e le 19, diciotto miglia al largo di Brindisi. Dopo quei minuti inizieranno le oprazioni di recupero dei naufraghi e dei primi quattro cadaveri. E dopo ancora per tutta la notte l'assistenza ai sopravvissuti sul porto di Brindisi e i primi interrogatori alla caserma Caraffa di Brindisi.

"Il nemico era stato allontanato per sempre". Nemici in quei giorni di marzo erano gli albanesi. "Buttateli a mare" tuonava l'ex presidente della camera Irene Pivetti, riferendosi ai profughi proprio il 28 marzo. Ma la Pivetti è solo la punta dell'iceberg, di una isteria collettiva, di un allarmismo ingiustificato e molto spesso strumentale che contagia anche il centro-sinistra allora al governo con il primo governo Prodi.  Napolitano, che di quel governo è il ministro dell'interno, arriva a parlare di "flusso allarmante e incontrollabile". In realtà si trattava di poche migliaia di albanesi, nulla di preoccupante. Nulla di paragonabile ai 20 mila albanesi che nel 1991 erano arrivati a Brindisi in una sola notte, quella tra il 7 e l'8 marzo. Ma basta guardare la cronologia di quei giorni per rendersi conto del clima da caccia alle streghe in cui eravamo finiti. Non riuscivamo a capire che in Albania c'era la guerra civile e finimmo anche sotto la condanna dell'ONU che così reagì agli accordi tra Italia e Albania che non rispettavano i diritti dell'uomo e le norme di sicurezza in mare in materia di respingimenti via mare.

Dov'eravamo il venerdì santo del 1997? E il giorno successivo, la vigilia di Pasqua? Quasi di sicuro impegnati nelle parrocchie per le celebrazioni del trittico pasquale, se non a fare la spesa per la pasqua o in viaggio o ad organizzare una qualche gita. Ma che tristezza che proprio durante la veglia di sabato santo, nonostante la notizia al tg1, di quella tragedia nella parrocchia che frequentavo nessun ricordo nella preghiera e nessun cenno nell'omelia. Segno di una chiesa cattolica che comunque faceva poco per gli albanesi e  di un'Italia non solo indifferente alla storia del paese di fronte ma che era arrivata a chiudere le porte del cuore e della sacrosanta accoglienza.

Un'altra tragedia, invece, invadeva i cuori, soprattutto delle adolescenti che sognano, novelle Giulietta, l'amore: la tragedia del Titanic con il bel Di Caprio sul ponte del transatlantico che attraversava i cinema di mezzo mondo a partire dal 6 aprile 1997.

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1 thought on “Il venerdì santo in cui i profughi albanesi erano nemici

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