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La souplesse, il segreto per piacere

FLY TEST #7
FLY TEST #7 di REMY SAGLIER.

Torno a parlarvi oggi di souplesse, un magico concetto tra rigidità e flessibilità, che ho già introdotto in questo mio blog con il post dal titolo Prendi la vita con souplesse nel quale l'ho definita sia la flessibilità, l’agilità nel movimento, come avviene soprattutto nell’atletica, sia la capacità di evitare i contrasti, la capacità di adattarsi. Questa volta esamineremo due campi in cui si usa molto e cercheremo di capire come essa può giovarci.

Nello sport il recupero in souplesse è un recupero che si colloca a metà strada tra il recupero passivo (a bassa intensità) e il recupero attivo (ad alta intensità).  Quello passivo, infatti, prevede sforzi fisici di durata prefissata e poi riposo da fermo. Quello attivo, invece, prevede un esercizio ad alti livelli di sforzo. Non è un caso che è il tipo di recupero consigliato per smaltire l'acido lattico. E' quello, ad esempio, che adottano i giocatori di calcio il giorno successivo alle partite, soprattutto quelle più impegnative. Esso prevede, dunque, un certo tipo di attività a media intensità, potremmo dire per consentire alla nostra macchina-corpo di non ricevere contraccolpi. Un po' come quando un ciclista finita la volata dopo il traguardo continua un po' ancora a pedalare in bici per consentire la giusta transizione verso il riposo. Non è bene, dunque, fermarsi di colpo. Questo avviene in molteplici attività, non solo quelle fisiche. Anche il nostro cervello ha bisogno di un recupero in souplesse, dopo giornate o studi molto impegnativi. Non è di certo un computer che possiamo spegnere o lasciare in stand by. Ma persino le nostre emozioni, le nostre sensazioni, che hanno un evidente ciclo di vita, necessitano di una fase di souplesse, di transizione. In essa, come abbiamo visto, non dobbiamo né fermarci né continuare agli stessi livelli di prima: è un tempo per consentire a noi stessi il cambiamento delle nostre disposizioni. Ma la souplesse non è soltanto necessaria per recuperare, è ovvio che anche per iniziare un'attività o per sciogliere certi gruppi muscolari ne abbiamo ancora una volta bisogno. La souplesse è appunto far acquisire morbidezza a ciò che è rigido. Tuttavia però un certo grado di rigidità deve restare.

La souplesse è nota in ambito enologico. Un buon vino, infatti, per essere piacevole oltre al suo carattere, alla sua tensione gustativa è bene che abbia un'avvolgente morbidezza. Ce lo spiega, con chiarezza, un post su L'Espresso Blog. A ben pensarci anche nella cucina ogni piatto dovrebbe avere la sua souplesse. I cibi con sapori troppo forti non piacciono quasi a nessuno. Il palato va trattato con delicatezza, così come anche gli altri nostri sensi: un profumo, ad esempio, deve avere souplesse. Anche nella moda tendiamo ad usare la souplesse privilegiando, per fare un altro esempio, scelte decise ma con un grado di sobrietà e raffinatezza. L'occhio, tra l'altro, ama la souplesse perché si lascia colpire con piacevolezza da un'immagine che abbia una sua precisa identità ma che nello stesso tempo  abbia morbidezza. Questo lo sanno molto bene i disegnatori della Disney ad esempio. La tenerezza, le rotondità, la morbidezza sono le caratteristiche del successo da Topolino e Paperino in poi. C'è un certo grado di souplesse in questo perché hanno delle caratteristiche, una identità ben sviluppata e chiara.

Avrete capito da questo excursus che la souplesse è quel processo chimico, potremmo dire, che avviene quando una rigidità è un po' ammorbidita dal calore, come la cera che all'inizio è rigida quando è fredda ma che poi diventa malleabile. Richiede quindi un certo lavoro che sviluppa appunto il calore il quale trasforma la materia che stiamo maneggiando. Questo può tornarci utile anche nelle relazioni umane: pensiamo a tutte quelle volte che abbiamo a che fare con persone rigide e inflessibili con le quali è molto difficile, se non impossibile, trattare. Ci può aiutare la souplesse in questi casi? E come? Questo sarà l'argomento del prossimo post che scriverò. Torna presto su questo blog per venire a leggerlo.

Intanto rispondi, nei commenti, a queste due domande, così mi aiuti a riflettere meglio su questo straordinario concetto della souplesse: ti è capitato mai di adottarlo o di vederlo all'opera? In quali casi ti è tornato utile?

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