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L’ambiente: come e perché te lo racconto?

Alzi la mano chi oggi si fila e si ricordava della quarantesima giornata mondiale dell'ambiente. Alzi la mano chi pensi che serva a qualcosa. Alzi la mano chi crede che sensibilizzerà qualcuno o smuoverà delle coscienze. E' ovvio che mi auguro di sì ma il grande rischio è che scivoli via come tante altre giornate dedicate a questa o a quell'altra tematica più o meno globale. A proposito di questa giornata Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, nel suo messaggio odierno ci ricorda che siamo 7 miliardi di persone, destinate a diventare 9 miliardi entro il 2050. Questo significa un aumento dell'impronta ecologica dell'umanità a livelli mai visti prima. La conseguenza più diretta sarà un aumento dell'inquinamento che è già arrivato a livelli intollerabili. La speranza è che la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile Rio +20, in programma in Brasile dal 20 al 22 giugno prossimo, sappia trovare delle adeguate misure che finora, sono state insufficienti.

Come la racconto una giornata come oggi? Come la racconto la Giornata Mondiale dell'Ambiente? Io lo faccio ricorrendo a Storia d'amore e alberi, uno spettacolo di Francesco Niccolini con Luigi D'Elia.

Questo spettacolo non è solo una fiaba ecologica che si è classificato terzo al premio nazionale Eolo Awards per il Teatro Ragazzi. E' la storia di un bosco che albero dopo albero si sta espandendo a Brindisi. Ha fatto nascere, infatti, il progetto di forestazione Un bosco in paradiso al quartiere Paradiso. E' l'ultimo stadio di un processo di analisi della questione ambientale che ha prodotto qualcosa di concreto ed efficace.

Noi comuni mortali, sia a livello personale che a livello della nostra più o meno grande azienda o società o associazione, cosa possiamo fare per affrontare la questione globale dell'ambiente? Possiamo cambiare il nostro stile di vita, certo. Possiamo informarci su quanto e come inquinano i prodotti che usiamo anche. Tutto questo è senz'altro efficace e lodevole. In rete possiamo trovare molti consigli a riguardo e confrontarci con molte persone. Tuttavia, abbiamo mai pensato con efficacia, dal punto di vista del problem solving a questa faccenda?

Giusto per introdurla con una domanda semplice: l'inquinamento è un problema o una condizione? Ricordo infatti che un problema è un ostacolo che possiamo sempre sormontare, superare. La condizione, invece, è ciò che genera degli ostacoli e può non essere sormontabile. A volte una condizione ce l'abbiamo dalla nascita e non possiamo modificarla. Altre volte arriva ad un certo punto della nostra esistenza e a livello individuale non ce la facciamo a modificarla o almeno richiede tempi lunghi. Mentre un problema è un qualcosa che possiamo affrontare e risolvere in tempi ristretti. Perciò avrete capito che l'inquinamento è una condizione nella quale siamo immersi. Che problemi genera?

Poniamo il caso di un abitante del quartiere Tamburi di Taranto, che in pratica ha la casa a qualche centinaio di metri dall'ILVA. Anche se fosse Don Chisciotte è chiaro che nulla può contro le ciminiere di quel mostro. Perciò per lui, come per noi, l'inquinamento è una condizione nella quale siamo immersi. I problemi che ne nascono sono, per esempio: come faccio a non lasciare che la salute sia compromessa, a non ammalarmi? Come vivere una buona qualità della vita nonostante le polveri sottili che devo respirare e che si ammassano su balconi e terrazzi? Come evitare la contaminazione con le numerose sostanze inquinanti con cui possono venire a contatto soprattutto i bambini che giocano nelle aiuole del quartiere? Le opzioni che questo nostro connazionale ha a disposizione potrebbero essere:

  • se si può prendere in considerazione l'ipotesi di trasferirsi altrove, dove l'aria è più pulita;
  • adottare una mascherina per proteggere le vie respiratorie quando si circola per la città;
  • evitare di uscire di casa e tenere le imposte chiuse nelle ore di maggior attività del siderurgico;
  • considerare l'opportunità, se ce ne sono i mezzi, di trascorrere dei periodi di vacanza e di disintossicazione altrove;
  • assumere alimenti che contrastino gli effetti dell'inquinamento;
  • iscriversi a dei comitati cittadini, civici per manifestare e far valere le istanze degli abitanti della zona;
  • circondare e rendere inaccessibili le aiuole e prevedere degli spazi diversi di gioco per ragazzi e bambini.

Per continuare a rispondere alla nostra domanda occorre fare il setting del nostro problema. Per farlo occorre, come suggerisce Umberto Santucci in Fai Luce sulla chiave:

  • percepire e analizzare il nostro disagio per capire dove, come, quando si manifesta, con quali caratteristiche, cosa provoca e quanto ci costa;
  • definire la situazione individuando chi ne sono gli attori, come si muovono, quali sono le cause del problema (interne ed esterne), che cosa è stato fatto finora e cosa potrebbe peggiorare la situazione;
  • cercare le vie d'uscita;
  • definire i termini del problema;
  • comunicare il problema.

Una volta che lo abbiamo ben definito sarà più facile suddividerlo in sotto-problemi e quindi in compiti, eliminare ciò che finora non ha funzionato, decidere come agire e passare all'azione. Giunti a questo stadio dobbiamo tornare a raccontare il nostro problema a chi può essere coinvolto o d interessato, a chi può o vuole darci una mano, a chi può metterci dei soldi e altre risorse, a chi deve prendere delle decisioni e così via. E un ottimo esempio lo abbiamo visto con Storia d'amore e alberi di cui abbiamo parlato prima.

E tu che tipo di problemi ti trovi a ad affrontare a proposito di ambiente? E cosa fai per risolverli? Raccontami la tua storia nei commenti.

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2 thoughts on “L’ambiente: come e perché te lo racconto?

  1. Umberto Santucci

    E' interessante chiedersi se l'inquinamento è problema o condizione. Un problema mio diventa condizione per il mio gatto. Ma se tanti gatti si mettono a reagire in certo modo, possono aggravare o risolvere il mio problema.
    Chi ha gatti da intendere intenda 🙂

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