Le procure frettolose fanno le indagini cieche

Occhio socchiuso di gatto
Credit: Thomas Lieser.

La gatta frettolosa fa i figli ciechi dice un proverbio. Esso rivela tutti i rischi della fretta in situazioni delicate. E' quel che accade quando si vuole subito prendere l'assassino sospinti dalla pressione dell'opinione pubblica. Quest'ultima, poi, spesso vuole subito vedere il mostro che la stampa si affretta a sbattere sulla prima pagina. Magari vorrebbe anche linciarlo a proprio piacimento. E se non lo si può linciare si possono scrivere su Twitter minacce e vituperi di ogni sorta, evocando i più disparati mali e le più terribili e sanguinarie vendette. Così giustizia è fatta o, meglio, sarebbe fatta, dimenticando che le persone, anche se commettono i più efferati delitti, vanno poste sotto processo, per quanto in Italia la macchina della giustizia sia lenta. Quel che sta accadendo a Brindisi con il presunto autore della strage del 19 maggio alla scuola Morvillo Falcone reo confesso è l'ennesimo caso di cannibalismo mediatico-giustizialista. E non importa se lo stesso procuratore Cataldo Motta esprime dei dubbi sul movente. Gli si toglie l'indagine e la si affida a un'altra procura, magari a quella di Brindisi che per prima ha iniziato a indagare sulla pista del gesto isolato. Quando c'è stato il sospetto di piste mafiose e terroriste l'indagine, infatti, è passata a Lecce. Ora però l'arresto del grossista di carburanti di Copertino starebbe smentendo Motta. Si profila, insomma, una guerra tra pubblici ministeri, tra procure che non permette di lavorare con la necessaria calma al caso. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, perché arrestare subito il sessantottenne della provincia di Lecce, che si crede essere l'uomo del video girato dalle telecamere di un chiosco adiacente la scuola, e non continuare a pedinarlo ed intercettarlo più a lungo per avere maggiori informazioni magari proprio su quel movente che proprio non regge? Perché Totò Riina, ad esempio, deve essere osservato a lungo e l'attentatore di Brindisi solo per qualche giorno? Un'altra domanda a cui rispondere è perché non lasciar lavorare Cataldo Motta ai suoi dubbi più che legittimi? Resta poi la questione di come ha fatto un uomo di 68 anni con una mobilità ridotta del braccio destro a trasportare le 3 bombole di GPL e il cassonetto, se davvero è questa la dinamica dello scoppio. Mi pare più che probabile che non abbia agito da solo e che, ancora una volta, ci troviamo davanti all'ennesimo "caso Dallas". Le procure frettolose rendono dunque un sospettato colpevole con indagini che non vengono realizzate a dovere, teoremi che non sono suffragati dai riscontri necessari, moventi che crollano con grande facilità. Un film visto troppe volte in Italia. Cosa ne pensate?

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