Comunicare come un genio ribelle e non come un bimbominkia

Inquadratura di Genio Ribelle.

Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa, non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te. Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. Ci sto. Ma tu non vuoi farlo vero Campione? Sei terrorizzato da quello che diresti. A te la mossa capo.

Sono le parole che il  il dottor Sean McGuire (Robin Williams) rivolge a Will Hunting (Matt Damon) nel film Genio Ribelle.  Will è un genio della matematica grazie a sue enormi doti personali e al suo studio da autodidatta. Ma ha seri problemi e frequenta uno psicologo. La personalità e la grande cultura di Will all'inizio sovrastano anche lo psicologo sul quale esprime dei giudizi molto netti dopo aver visto un suo quadro. Sean rimane un po' sconvolto. Dopo averci pensato durante le notte Sean reagisce con un monologo. E dice al ragazzo che lui sicuramente è capace di sapere tutto su Michelangelo ma non sa che odore c'è nella cappella sistina, che sa tutto sulle donne ma non si è mai risvegliato accanto a una donna, che è capace di citare poesie sulla guerra e sull'amore ma che non le conosce, non li ha mai vissuti. Poi aggiunge che guardandolo non vede un uomo sicuro di sé ma un bulletto. E gli spiega che la ragione di questo è la sua pretesa di sapere tutto sulle persone grazie alla sua cultura libresca. E conclude dicendogli che non c'è niente che possa imparare da lui che non si possa leggere sui libri, a meno che lui non voglia parlare di sé e allora questo lo affascina, salvo il fatto che il ragazzo è terrorizzato all'idea di parlare di sé.

Ebbene cari lettori del blog e cari amici ho pensato a questo monologo riflettendo su quanto scriviamo nei blog, nei nostri messaggi su twitter e facebook, sui link che proponiamo. Mi scuserete ma certe volte non trovo nulla sulle bacheche di certe persone che non possa trovare altrove nell'internet. Allora perché continuare a consultare questo o quel profilo di twitter, questa o quella bacheca di facebook, questo o quel blog? A meno ché non si cominci a parlare di se stessi, di quel che si è. Allora la cosa può diventare affascinante. Sto parafrasando ed estendendo, è ovvio, le parole recitate da Robin Williams. Perché mi sembrano proprio azzeccate, non credete?

Di che cosa parliamo ai nostri amici e ai nostri contatti? Molto spesso proponiamo loro dei contenuti che sono più o meno scritti con sagacia, competenza e qualche dose di ironia. Sto parlando dei blogger bravi è ovvio o dei migliori autori di Twitter, ahimè non sempre twitter star. Ma se ti metti a cercare qualcuno di loro che parli un po' di sé, di chi è davvero, delle sue emozioni il cerchio si restringe di molto. Si badi che non sto parlando dei cosiddetti bimbominkia o delle persone logorroiche che raccontano secondo per secondo la loro giornata. Sto parlando di persone che pubblicano contenuti non solo originali ma vissuti su di sé, in prima persona, in cui l'esperienza diventi significativa.

Ma anche se non siamo degli scrittori in erba io penso che possiamo imparare a comunicare come dei "geni ribelli". Provo a dare qualche indicazione:

  •  provare a comunicare le proprie emozioni senza lasciarsi dominare da essa, senza esagerare;
  • scrivere il diario di giornate ed esperienze che però siano significative, comunichino qualcosa di originale, profondo, divertente anche per gli altri;
  • esprimere il proprio disappunto per qualcosa senza sparare però a zero;
  • raccontare le proprie gioie senza essere mielosi e appiccicaticci;
  • stare in silenzio e non scrivere nulla se non si ha qualcosa di valido da pubblicare;
  • chiedersi se quel che si sta per pubblicare avrà un minimo di utilità, pur nella futilità, per qualcuno: gli farà fare una risata? Consolerà qualcuno? Farà capire qualcosa, ecc.
  • Non limitarsi a generici saluti, tipo buongiorno o buonasera,su Facebook perché prima di tutto non è una chat pubblica e poi perché sarebbe molto meglio che accanto al saluto riuscissimo a raccontare un pezzetto di noi stessi o di quel che abbiamo visto;
  • raccontare la propria giornata senza però limitarsi all'inutile elenco di fatiche e contrattempi (noiosi) ma puntando invece su qualche scoperta, su qualche buona notizia.

E tu, cosa aggiungeresti a questo elenco?

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