Tornare alla radice delle parole

Geroglifico egizio.
Geroglifico egizio. Foto di Sonia Fantoli.

C'è una questione che è ora di affrontare nel percorso di lettura e commento de L'arte della scrittura di Lu Ji che sto compiendo nei post di questi giorni. Ed essa è ben introdotta da questi versi:

Il cielo e la terra sono catturati in forma visibile:
ogni cosa emerge
dall'interno del pennello.

Quando questo testo fu scritto in Cina nel nel III secolo d.C la lingua cinese era in gran parte pittografica o, al massimo, logografica: il segno grafico rappresenta la cosa vista e non quella udita (pittogramma). Nella logografia, invece, "il singolo elemento (logogramma) rappresenta sia il significante (vale a dire l'elemento formale, fonico o grafico) sia il significato". Queste caratteristiche linguistiche avvicinano la lingua con la quale Lu Ji scriveva all'egiziano antico, ai geroglifici: egli scriveva, o meglio sarebbe dire disegnava, ciò che vedeva. Non è un caso che nella scrittura usasse il pennello. Per capire meglio ciò che sto cercando di spiegare osserviamo la seguente illustrazione.

Illustrazione con pittogrammi cinesi.
Illustrazione con pittogrammi cinesi. Fonte: tuttocina.it.

Come si può vedere soprattutto dalla figura due il segno grafico per "cane" parte dal disegno del cane per procedere verso una sempre maggiore stilizzazione. Ma questo sistema è diverso da quello a cui siamo abituati, il sistema alfabetico, cioè basato sull'alfabeto in cui ad ogni segno corrisponde un suono, non un'immagine.  La conseguenza più vistosa di tutto questo è che la scrittura di Lu Ji è una scrittura molto più aderente agli oggetti che nomina o che, meglio, disegna. C'è quindi molta meno distanza tra parole e cose, perché nel nostro sistema c'è un'astrazione. L'astrazione è di grande ausilio nell'arte e nella filosofia ma nella scrittura sarebbe bene non lasciarsi prendere la mano da essa. In che modo? In proposito mi vengono in mente le parole del Tao The Ching:

Ritornare alla radice è il movimento del Tao.
La quiete è il suo metodo.

Le diecimila cose sono nate dall'essere.
L'essere è nato dal non essere.

Perciò se ieri vi ho parlato del percorso dal ramo verso la singola foglia per cercare le parole giuste, oggi invito al movimento opposto: passare dalle tante distinzioni alle radici dell'essere. Appuntamento a domani con il piacere di scrivere.

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Un pensiero su “Tornare alla radice delle parole

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