Il piacere dello scrittore

le tigri di mompracem
le tigri di mompracem (Photo credit: sergiopictures)

Il piacere che lo scrittore prova
è il piacere dei saggi.

...

La rete delle immagini, lanciata, si allarga
sempre di più; il pensiero perlustra
sempre più a fondo.

Lo scrittore offre
la fragranza dei fiori freschi,
un'abbondanza di germogli che sboccia.

Questo scrive Lu Ji ne L'arte della scrittura, opera che sto proponendo e commentando in questi giorni nel blog. Il tema di oggi, infatti, è la soddisfazione o il piacere di scrivere. Un piacere che è dei saggi afferma subito Lu Ji. Un piacere che ai suoi tempi, siamo nel III secolo d.C., era riservato a ben pochi mentre oggi la scrittura è diventata patrimonio di tutti o quasi. E' cambiato il panorama: da pochi in grado di scrivere e che sono trattati come dei sacerdoti nelle società di antico regime ai tanti scrittori della scrittura industriale che non è solo quella auspicata da Elio Vittorini ne Il Menabò. La scrittura industriale è tale non soltanto perché rivolta alle tematiche della fabbrica ma è essa stessa produzione di massa da Gutenberg in poi. La scrittura, insomma, conosce la soluzione di continuità costituita dalla rivoluzione industriale. Uno che ne fa le spese a cavallo tra XIX e XX secolo è Emilio Salgari scrittore di romanzi d'avventura molto popolari tra cui Le Tigri di Mompracem (1883-1884), I pirati della Malesia (1896), Il Corsaro Nero(1898). Per tutta la vita fu pagato una miseria dagli editori e quindi per campare e mantenere sua moglie malata e i suoi figli fu costretto a scrivere a ritmi insostenibili. Tanto che all'amico pittore Gamba scrisse nel 1909:

La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere.

Il papà di Sandokan sembra quindi passare una vita imprigionato tra lo scrittoio di casa sua e la biblioteca e costretto a produrre pagine su pagine, senza neanche il tempo di correggere. Potete immaginare, dunque, con quale stato d'animo e con quale clima egli scrivesse. Provava quel piacere di cui parla Lu Ji? Chi lo sa. Può anche darsi che la cosiddetta letteratura d'evasione che egli produceva lo distraesse dai guai della sua vita oppure può darsi che egli percepisse la scrittura come una fatica nera, come Beppe Fenoglio.

Salgari è solo un antesignano, una vittima illustre del sistema della scrittura contemporanea in cui una delle differenze più importanti rispetto alla Cina del tempo di Lu Ji è la percezione del tempo, soprattutto dei suoi ritmi che si sono sempre più accelerati, ristretti. Noi non abbiamo idea di quanto lenti fossero i tempi allora e quanto spazio venisse dato alla meditazione. Forse ci può autare un tanka del poeta giapponese Otomo No Sakanoue morto nel 750 d.C.:

Nei calici del sake
petali di pruno galleggiano.
Dopo aver bevuto
con l'amico del cuore
cadano pure i fiori...

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