
Fase di stallo. Di Jaja Lobster - Giada Volpato.
Qualcuno mi ha consigliato di fare una passeggiata al tramonto. Io l’ho fatta, ho messo in pratica questo consiglio ma mentre camminavo la mia rabbia invece che placarsi montava. Così ora provo a spiegarmi, provo a raccontare, anche se a caldo, la tempesta che si muove dentro di me. Con la speranza di trovare qualche confronto amichevole, una qualche conversazione in merito, una conversazione che possa distendere i miei nervi e farmi guardare alla mia situazione di vita con occhi più sereni.
Ed ecco subito la prima nota dolente: le conversazioni. Da mesi riesco a conversare al telefono o in chat con qualche anima buona che mi sopporta. Ringrazio molto queste persone. Non so come farei senza di loro. Ma sono deluso dalle conversazioni in rete. In teoria i social network,anche professionali, dovrebbero essere luogo di scambi di idee, progetti, spunti ecc. Ho visto un sacco di persone avere successo in questo tipo di attività. Intendiamoci, più di qualcosa di buono sono riuscito a concluderla anche io. Però sono insoddisfatto. E poi non ho più quasi nessuna conversazione con persone che magari possa vedere con un minimo di stabilità. Ogni tanto mi è capitato, in modo molto sporadico, di incontrare qualche amico ma io penso che un essere umano abbia bisogno di conversare con i suoi simili con una certa frequenza. In proposito mi fa rabbia anche vedere che persone con le quali conversavo spesso su facebook a un certo punto spariscano.
Chiameremo questi simili che si incontrano, o che si dovrebbero incontrare, spesso amici. Arriviamo così alla seconda nota dolente: negli anni ho visto i miei amici ridursi sempre di più, ognuno perso dietro i suoi guai, come canta Vasco Rossi. Io di certo non mi rimprovero di non aver cercato amici: lo faccio spesso e con molte persone, trovando quasi sempre la porta chiusa. Non sono un tipo facile, di carattere, ma neanche un tipo da evitare. Ho però notato che nei periodi in cui ho successo in molti si fanno vivi e mi cercano. Quando non me la passo bene scompaiono tutti e, mi dispiace dirlo, anche coloro che pensavo mi fossero più vicini.
Per una serie di motivi è la seconda estate che passo recluso dentro casa con mia madre e con mio zio. Ad eccezione di qualche passeggiata che faccio in paese, per Oria, dove abito. Abbiamo una sola auto che usa mio padre dalle 14-15 del pomeriggio fino alle 2 circa del mattino per il lavoro che fa, tutti i giorni. Non mi posso muovere. Ci sarebbero i mezzi pubblici ma a parte che sono rari d’estate non so che farmene: non so dove o da chi andare. Di sicuro è anche colpa mia che non sono riuscito ad organizzarmi e che non sono riuscito a trovarmi un lavoro estivo, giusto per tenermi almeno occupato, visto che in vacanza non ci possiamo andare per mancanza di soldi. Mi tengono occupato i tanti libri che leggo, le attività online, i social network, il blog, gli studi che faccio, il tentativo di tenere in piedi i miei contatti ed interessi anche professionali. Ma non si vive, è evidente, di solo questo. Ho anche provato a promuovere una buona causa per cercare di tornare a Roma a lavorare ma sono ancora lontano dall’obiettivo: non ho trovato tutta la solidarietà necessaria.
Non voglio accusare nessuno. Non voglio puntare il dito verso chicche e sia, come avrebbe detto Totò. Voglio capire, se ci riesco e se qualche anima buona in rete mi aiuta solo tre cose:
- perché le persone che meglio mi conoscono e alle quali ho un po’ raccontato della mia condizione non hanno mosso un dito finora, almeno per offrirmi una birra, fare una passeggiata, passare una sera diversa da quelle solite che passo davanti al pc o la tv o un libro;
- è una mia impressione, non sono bravo io, oppure online si interagisce davvero poco, sempre meno e si è sempre distratti e concentrati solo sulle proprie cose;
- perché non appena qualcuno ha un certo numero di follower su twitter o di amici su facebook crede di essere diventato un guru inarrivabile e non risponde mai quando gli scrivi.
Ma a me chi me sente, concludeva una sua canzone Rino Gaetano. E se non sentivano un genio come lui figuriamoci se qualcuno può sentire la lagna di uno sfigato come me. Diciamo che sono venuto sul mio blog a scrivere le mie note dolenti di mezza estate. E mi dispiace di non avervi raccontato di Lisandro, di Ermia, di Demetrio e degli altri protagonisti della celebre opera di William Shakespeare che ho preso a prestito per il titolo del mio Cahier de doléances. Parlo spesso di teatro in questo mio blog, ma stasera non ne avevo voglia, anche le mie stesse passioni, di attore, si stanno spegnendo. Perciò se mi rivolete entusiasta e vispo, vitale come dice il mio stesso cognome, datemi una mano, basta poco. O almeno reagite, criticatemi o insultatemi se non siete d’accordo, ma non lasciatemi senz’arte né parte come mi sento in questa lunghissima estate.









Scrivere aiuta, si sente la maturità delle tue parole.
LE CONVERSAZIONI
Costruire relazioni su internet che abbiano la consistenza delle relazioni nel mondo reale è difficile, forse imposssibile, però internet aiuta. Insomma, anche se la mappa non è il territorio, introduce al territorio. Se non ci fosse facebook non riuscirei a seguire almeno in parte il filo dei tuoi pensieri. E come me altri ti ascoltano continuamente, ma ti rispondiamo solo saltuariamente.
AMICI
Il messaggio che percepisco è che a fronte dei tuoi bisogni non trovi soddisfazione. E’ così per tutti, o meglio , anche chi soddisfa più facilmente i suoi bisogni ne ha sempre di nuovi. Lo sforzo (enorme) è quello di costruire il proprio tempo su attività che ci permettano di esprimere il nostro potenziale, anche da soli.
RECLUSO
O libero di vivere il tuo territorio, che conosci, di cui sai cosa ti piace, dove sai dove andare. In Agosto, in un momento in cui il continuo rumore delle persone si dirada e puoi lasciare spazio al tuo inconscio di percepire il mondo (come Adamsberg).
Fra vent’anni non sarai più in grado di esprimere il tuo potenziale come ora, e non vorrei che ti ricordassi di non esserti goduto ogni istante di questi momenti, emotivamente duri ma proprio per questo saporiti come pane raffermo.
INTERAZIONE
Anche nel collaborare con altri in attività lavorative ed associative sei sempre limitato nel tempo, nelle energie e nelle risorse. Però puoi sempre muoverti per obiettivi, prima piccoli poi più grandi e, se insisti, trovi qualcuno che li condivide e che spende un pezzo della sua vita per raggiungerli con te.
In effetti non posso offriti una birra vista la distanza ma ne posso bere una alla tua salute.
Commenti così lucidi ed esaustivi come quelli dell’amico Alessio ti riconciliano un po’ con la rete e ti danno conforto. Non c’è da aggiungere altro. C’è solo da meditare con calma sui suoi suggerimenti. Alessio Sperlinga è il coach che vorrò essere quando smetterò di fare l’attore.