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Scrivere e parlare come la rana di Fedro

Kermit the Frog
Kermit the Frog. Di Michael Monello.

Nel breve corso di scrittura che sto tenendo in questo blog, sulla scorta del commento de L'arte della scrittura di Lu Ji, abbiamo affrontato, l'ultima volta, la questione della forma da dare ai nostri scritti. Oggi ci occupiamo del genere letterario.

Lu Ji elenca una serie di generi in voga in Cina al suo tempo: il III sec. d. C. Nomina infatti la lirica, la prosa rimata, le iscrizioni, le elegie, i poemi mnemonici, gli ammonimenti, i panegirici, il trattato, i memoriali e la dissertazione. Alcune sue raccomandazioni faremmo bene a tenerle presenti ancora oggi pur in un tempo, una parte del mondo e un sistema di scrittura diversi. Per esempio quando parla della lirica dice che essa "articola / la muta emozione, creando un tessuto". Oppure quando raccomanda che il trattato sia "sottile, / scorrevole e curato". Qualsiasi sia il genere letterario che adottiamo, in generale, invita ad evitare la verbosità che "significa mancanza di virtù". E questo ce lo dice anche il senso comune. Quante volte, infatti, diciamo "quell'uomo (o quella donna) parla (o scrive) troppo" denunciando una prolissità che quasi mai coincide con profondità e chiarezza. Molto meglio un eloquio o una prosa diretta. I giri di parole e le premesse quasi mai ci colpiscono e sono per lo più non necessari. Hai qualcosa da dire? Dilla subito. Dopo, casomai, se richiesto, darai delle spiegazioni.

Tutto questo per non fare la fine della rana di Fedro, poeta latino, maestro dello stile asciutto e diretto che sto raccomandando. La rana di una sua favola, infatti, volle fingere maggior grandezza di quella che la natura le aveva dato e visto un bue volle imitarlo e quindi

rigonfiò la sua pelle, tutta rughe.
Poi chiese ai figli s'era lei più larga
di quel bue: le risposero di no.
La pelle ancora con pena stirò,
e s'informò dai figli come prima
chi era più grande, e ridissero il bue.
Fu l'ultimo suo sdegno. Fu uno sforzo
di volontà: si ruppe e così giacque.

Davvero vogliamo distendere in verbosità, come più possiamo, quel che possiamo dire in due-tre parole? A chi piace uno stile di scrittura così tirato, così gonfiato da diventare lacerato? Eppure specie sul web quasi ogni giorno incontro, per esempio, dei post lunghissimi, con mille dettagli inutili e sfarzosi. Si badi che la verbosità è un difetto che può capitare a tutti. Anche io non ne sono del tutto esente. L'importante, secondo me, è di esercitarsi a dire la stessa cosa con sempre meno parole.

Anche per questo, per esercizio personale, mi sto dedicando alla lettura e al commento delle poesie brevi che proporrò durante la mi rubrica settimanale M'irradeo d'immenso che terrò ogni sabato alle 18 su Tirradeo.com. Vi aspetto.

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3 thoughts on “Scrivere e parlare come la rana di Fedro

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