Le giuste domande sull’Ilva e su Taranto

Ponte Girevole (Taranto)
Ponte Girevole (Taranto) (Photo credit: Wikipedia)

Quando sai che sta per succedere qualcosa che non puoi evitare che cosa fai? Quando sai che la tua azienda sta per finire nella mani della magistratura e non sei un criminale che cosa fai? Te ne stai con le mani in mano? Scappi? Camuffi qualcosa per non farti incastrare? Oppure provi a immaginarti gli scenari che si possono aprire secondo diversi gradi di gravità, almeno tre diciamo: scenario peggiore, scenario intermedio, scenario migliore. Ed inizi a prepararti per limitare i danni. Non mi pare che la gestione Riva dell'ILVA si sia distinta per questo. Le carte dei magistrati parlano invece di filtri smontati dai camini, riverniciati e rimontati spacciandoli per nuovi. Basta leggere le conclusioni degli esperti. E tu stato o comunità locale, anche tu sai che sta per succedere qualcosa. Che cosa fai, aspetti che scoppi la bomba mediatica? Perché non muoversi prima e rimediare almeno a qualcosa? Perché non preparare anche in questo caso degli scenari ed iniziare a stanziare le risorse necessarie, per tempo? A Taranto non solo i problemi non sono mai stati definiti, ma neanche gli scenari possibili sono presi in considerazione.

Che si stia agendo in fretta senza aver capito le reali implicazioni di tutta la faccenda, o ignorandole a bella posta, lo si può evincere anche dallo stanziamento degli esigui fondi delle bonifiche: interna ed esterna allo stabilimento. Di fronte al problema non solo azienda e autorità non hanno voluto riflettere per definirlo nei suoi termini, ma stanno cercando in tutta fretta una soluzione che, per definizione, ora è erronea. Manca proprio il setting del problema.

Proviamo a fare un esempio. Definiamo quattro ambiti:

  1. Salute. Come tutelarla? Attraverso quali strutture e fondi? Quali cure sono necessarie? Registro tumori ed analisi epidemiologiche sono sufficienti per stabilire gli effetti dell'inquinamento? O sono necessari altri studi?
  2. Ambiente. Come non minacciare più aria, acqua e terra? Come riqualificare un ambiente già contaminato? Quali interventi sono necessari? Le prescrizioni della magistratura sono sufficienti? Davvero si può ambientalizzare l'ILVA?
  3. Lavoro. Se chiudessero i reparti a caldo davvero tutti gli operai perderebbero il posto di lavoro? Non ci sono alternative come la ricollocazione? Nel caso come riqualificare il personale? Se davvero dovessero tutti perdere il posto di lavoro, non si può dare a queste persone almeno la possibilità della sussistenza? Non si può aiutare chi lo volesse e ne ha le capacità di trovare un lavoro altrove o di mettersi in proprio?
  4. Economia. Siamo sicuri che la produzione dell'acciaio continuerà ad essere importante per il nostro paese? Conviene continuare a tenere in piedi lo stabilimento di Taranto? Per l'economia della zona e del paese intero non ci sono alternative? Quanto incide, per esempio, l'impatto dell'acciaieria sul turismo?

Occorre farsi queste e molte altre domande, sempre più precise e dettagliate. Per iniziare ad inquadrare il problema, per iniziare a definirlo. L'impressione è che invece ci sia una corsa da parte di tutti, una pressione di tutti su tutti che ci porta dritti dritti al dirupo dal quale tutti precipiteremo come nella favola del pifferaio magico.

Enhanced by Zemanta
Print Friendly

Un pensiero su “Le giuste domande sull’Ilva e su Taranto

Rispondi