Ungaretti, il primo poeta wireless della storia

monumento dedicato a Ungaretti
Santa Maria la Longa, monumento dedicato a Ungaretti (Wikipedia).

C'è il rifiuto dell'eloquenza, del vaticinio, dell'opulenza proprio di un certo modo di far poesia che è appartenuto a Giovanni Pascoli o a Gabriele D'annunzio soprattutto. Questo gran rifiuto si consuma con il soldato-poeta Giuseppe Ungaretti che tra i tanti cadaveri e i paesi distrutti dalle bombe non poteva usare il registro di quel vate che celebrava la guerra. Perciò la parola da profetica e decadente si fece breve, figlia del dolore e conobbe perciò essenzialità e una nuova verginità. Frequente è quindi il ricorso all'analogia: quel procedimento stilistico che si può considerare una similitudine in cui è stato abolito il "come". "Tornino in alto ad ardere le favole" scrive, ad esempio, Ungaretti in Stelle. Ed è egli stesso a spiegarci il senso di questa novità quando scrive nel 1922:

Se il carattere dell’800 era quello di stabilire legami a furia di rotaie e di ponti e di pali di carbone e di fumo – il poeta d’oggi cercherà dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili.

Dal Positivismo ottocentesco e dalla fede nelle "magnifiche sorti e progressive" passiamo alla prima catastrofe del novecento: la grande guerra, come fu soprannominato il primo conflitto mondiale. Sul fronte del Carso il poeta rimediando fogli di carta come può non è un tessitore di grandi gesta epiche ma qualcuno che mette insieme immagini lontane, giustapponendole, senza cuciture. Sebbene l'analogia si utilizzasse da secoli nella poesia, seppure in scarsa misura, Giuseppe Ungaretti può essere considerato il primo poeta wireless della storia. Non è un caso che utilizzo il termine wireless, in inglese che "indica una comunicazione tra dispositivi elettronici che non fa uso di cavi". E' come se Ungaretti nel momento dell'isolamento culturale del Carso sia entrato dentro i circuiti di una radio o, ancora meglio, di una televisione e abbia cominciato a illustrarci le sue immagini rapide e folgoranti. E' come se avesse precorso i tempi delle trasmissioni, i tempi dell'internet, dove per un video efficace, gli esperti di marketing e comunicazione, si raccomandano di non superare i due minuti. Cento anni fa Ungaretti maturava una modalità di offerta e di fruizione, nello stesso tempo, del prodotto culturale che è tipica dei nostri giorni. Ci arrivava sulla scorta del simbolismo, di Apollinaire, di Mallarmé, che cita tra i suoi maestri. Ma è soprattutto la sua sensibilità di artista ad aiutarlo ad imprimere una svolta alla poesia italiana che è stata lodata, nel 1958, da un altro grande poeta come Eugenio Montale che riconosce in lui il solo che che sia riuscito davvero, senza chiacchiere, a mutare strada.

Ungaretti proseguendo la sua carriera poetica dopo le prime poesie farà altri percorsi, userà versi più lunghi, si interesserà al barocco, si lascerà influenzare dal cattolicesimo. Tuttavia il primo Ungaretti si sarebbe oggi trovato a suo agio con i messaggi di stato, soprattutto con Twitter e il suo limite di 140 caratteri, ancora più rigoroso del limite dei 160 degli SMS. Quello stesso Ungaretti che viene tacciato di soggettivismo per le sue prime composizioni e che per questo cerca poi di allargare le tematiche, di divenire universale, ci appare invece oggi di una straordinaria attualità. Non solo per quel "M'illumino /d'immenso" o per "Si sta /come d'autunno /sugli alberi / le foglie" che sono tra le citazioni più usate ed abusate. Ma proprio per il carattere reticolare della sua poesia, una rete che mette insieme i nodi più insperati e disparati. E' questa una delle più belle eredità che egli ci lascia e che ho tentato di raccogliere, per quel che potevo, nelle puntate numero zero e numero uno di M'irradeo d'immenso. Ora, dopo Ungaretti, il viaggio nella poesia breve prosegue con gli haiku  sabato 25 agosto alle ore 18 su Tirradeo.

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