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La scrittura, canoa nel mare delle emozioni

sole allo zenit
Sole allo zenit. Di visioni oniriche su Flickr. Dalla didascalia della foto: "elementi naturali nella loro meravigliosa imperfezione sostenuti dalla spirale di filo metallico, come dovrebbe sempre accadere, dentro di noi, tra emozioni e ragione...".

Se è vero che le emozioni sono spesso
capricciose,
l'indulgenza è autodistruttiva.

L'ammonimento viene da Lu Ji di cui sto commentando, in questo blog, L'arte della scrittura in diversi post. Oggi è la volta dell'armonia, dell'ordine. Ed inizio dall'emozione perché uno scrittore che se ne facesse travolgere tradirebbe il suo stesso lavoro. Il rischio è l'autodistruzione addirittura. Con le emozioni non si scherza, più o meno tutti ne conosciamo la forza, il potenziale che esse esprimono. Vanno tenute a bada. Il come ce lo racconta ancora Lu Ji:

Riconoscere l'ordine
è come aprire
la chiusa di un fiume.

Quindi solo una parte delle emozioni è bene che fluisca, mentre l'altra deve restare arginata dalla diga. In questo modo il nostro cuore non esploderà e resterà in una condizione che ci sprona, che ci sospinge con potenza a scrivere. Del resto non è difficile capire come l'eccesso di emozioni obnubila le nostre stesse capacità di apprendimento, necessarie per leggere e comprendere, prima di scrivere.

Ma questo non avviene solo nella scrittura. Sanford Meisner, tra i migliori insegnanti di recitazione negli USA scomparso nel 1997, paragonava il testo che un attore recita ad una canoa e l'emozione, diceva, è il fiume su cui egli naviga:

Il testo galleggia sul fiume e se l'acqua del fiume è turbolenta, le parole saranno come una canoa su un fiume burrascoso (Sulla recitazione, Dino Audino Editore, p. 95).

L'artista è tale, rispetto alle emozioni, nella misura in cui sa prepararle, sa caricarle, se ne lascia sospingere ma non travolgere ma soprattutto nella capacità di suscitarle tenendole a bada. E' una delle lezioni che ho potuto apprendere, tra l'altro, partecipando ad un workshop con Francesco Niccolini che aveva a che vedere con tutta una serie di emozioni tremende che gli 81 morti della Kater i Rades suscitano non solo nei parenti delle vittime del naufragio. Riconosco a Niccolini il suo approccio non freddo alla vicenda ma anche la sua capacità di non impostare il lavoro sulla traccia di emozioni che spesso, oltretutto, rendono, con facilità, in termini di mercato: pensiamo alle fiction televisive la cui qualità è davvero scarsa anche per il cattivo approccio alle emozioni sulle quali puntano un po' troppo facendo il pari con le trasmissioni strappalacrime.

L'artista sa dunque dominarle le passioni, sa scegliere su quale di esse puntare. Ce lo racconta un poeta e uno scrittore italiano come Ugo Foscolo non estraneo ai furori del Romanticismo che in Ultime lettere di Jacopo Ortis scrive:

Se fossi pittore! che ricca materia al mio pennello! l'artista immerso nella idea deliziosa del bello addormenta o mitiga almeno tutte le altre passioni.

Qual'è in voi il rapporto tra emozioni e scrittura, tra passione ed arte?

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