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Lo haiku, il vuoto e la conversazione a M’irradeo d’immenso

Portrait of Matsuo Bashō, by Yokoi Kinkoku, c....
Portrait of Matsuo Bashō, by Yokoi Kinkoku, c. 1820 (Photo credit: Wikipedia)

sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca.

Inizierò con questo ed altri haiku di Eduardo Sanguineti la diretta che terrò oggi, sabato 25 agosto alle ore 18, di M'irradeo d'immenso, il sabato del villaggio della poesia breve su Tirradeo.com. Questo poeta,  autore di testi teatrali e saggista che aderì al Gruppo '63 ci farà, infatti, da trait d'union tra le poesie di guerra di Giuseppe Ungaretti e questo genere di poesia breve che sono gli haiku giapponesi. Dal punto di vista etimologico essi sono "le poesie del viandante" e, infatti, coloro che sono considerati i maggiori maestri del genere, come Matsuo Bashō, furono dei viaggiatori instancabili. Ritorna, quindi, anche il tema dei viaggi, che tanta importanza ebbero anche in Ungaretti. Come torna o, per meglio dire, prosegue l'appuntamento con il verso breve, basta osservare la struttura di un haiku: 3 versi rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe per un totale di 17 sillabe. Una delle principali doti, allora, per scrivere secondo questa forma di poesia diventa la sintesi, portata ai suoi estremi. Ogni espressione, ogni sillaba superflua non vi trova posto. Nascendo dal vuoto un haiku perde la sua efficacia se tendiamo a riempirlo di qualcosa. Si tratta di un vuoto soggettivo ed oggettivo che, per esempio, si può contemplare in questo haiku di Bashō:

Fiori di pruno nell'aria profumata
improvviso sorge il sole
sentiero di montagna…

Questa condizione del vuoto è possibile solo a chi compie una profonda, autentica meditazione zen in cui Bashō fu ancora una volta maestro con uno stile di vita, una frugalità, una povertà che potremmo definire francescana. È considerato colui che elevò a forma d'arte lo haiku, fino ad allora (è nato nel 1644) considerato solo la prima parte di un componimento più lungo chiamato tanka. Perciò dedicherò una buona parte della diretta a lui e agli altri maestri come Yosa Buson, Kobayashi Yssa, Masaoka Shiki.

Sarà quindi una immersione all'interno di uno stile di far poesia che è semplice e difficile al tempo stesso. Semplice perché, dal punto di vista tecnico, ci sono solo poche regole formali, che illustrerò grazie a un tutorial. Difficile perché sono necessari:

  • "un'atmosfera quasi malinconica, mai né troppo cupa né troppo gioviale";
  • grande ricchezza spirituale.
Concluderanno la diretta alcuni haiku di Kaneko Tota che ci permetteranno di dare uno sguardo al Novecento e all'inclusione di problemi sociali e politici nella poesia.
Tuttavia questa scaletta che vi ho illustrato è da considerarsi mobile, flessibile, una scaletta di sorta: riguarda solo qualche argomento che mi sono preparato per arricchire la vera protagonista di M'irradeo d'immenso che la conversazione. Vi invito, qundi, fin da adesso a iscrivervi a Tirradeo, a preparare la vostra webcam e ad intervenire con ogni sorta di idea, pensiero, riflessione, domanda, proposta che vorrete fare. Ci vediamo alle 18.
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1 thought on “Lo haiku, il vuoto e la conversazione a M’irradeo d’immenso

  1. Pingback: I tanka, la poesia breve a M’irradeo d’immenso | Giuseppe Vitale's Blog

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