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Gli oggetti e la loro lezione di fisica, geografia e filosofia

Oggetti per terra
Oggetti cascati per terra dalla scrivania.

Sono inciampato in nel cavo di rete attaccato ad un vecchio computer e ho fatto cascare degli oggetti dalla mia scrivania per terra. Alcuni di essi si possono vedere nella fotografia qui sopra. Stavo per raccoglierli per metterli a posto quando ho osservato meglio e ne ho tratto alcune considerazioni che voglio condividere con voi. Perché ho scoperto che  anche gli oggetti hanno una intelligenza collettiva che li guida. Gli esperti di fisica e geometria potranno sbizzarrirsi. Non sono un esperto in queste materie tuttavia ma tuttavia il mio intento è far notare dei comportamenti e trarne degli spunti.

Prima di tutto gli oggetti hanno occupato tutto lo spazio della stanza: alcuni di essi, che non sono riuscito ad inquadrare nella foto, erano a notevole distanza dal centro. E' come se tendessero a distribuirsi un po' ovunque, come succede con i liquidi che occupano tutto lo spazio disponibile. Ciò che avviene per i fluidi, quindi, accade anche per altro. Non è un caso che seguendo le dinamiche della meccanica dei fluidi o, meglio, la fluidodinamica si studi il traffico delle città per esempio.

Poi ho notato che comunque si distingue una particolare disposizione radiale, che si usa nelle mappe mentali ad esempio e che questa volta è dovuta al caso. C'è quel che potremmo considerare un centro costituito dall'oggetto rosso, che è il più grande, e ci sono delle ramificazioni, come negli alberi e ne fiumi, costituite da altri oggetti.

Si può anche apprezzare come alcuni oggetti siano raggruppati e altri isolati. Questo mi ricorda un po' i gruppi sociali, soprattutto umani. E' un raggruppamento frutto del caso ma ad esso ha contribuito il fatto che magari una matita rotola meglio di un altra che ha più attrito o magari non ha incontrato ostacoli che altri oggetti hanno trovato sul loro tragitto. Questo se volete è un meccanismo della nostra socialità: ci troviamo più o meno vicini a questo o quel gruppo non per scelta ma perché magari per evitare questa o quella auto, per esempio, ci siamo avvicinati a questo o quel raggruppamento. Almeno nella disposizione iniziale.

Si può vedere anche come i portapenne, in realtà scatole vuote di yogurt, siano disposti nell'arco superiore e in quello destro mentre sono assenti nei restanti quadranti. Il maggior numero di matite, poi, si trova a sinistra. Si possono, infine, osservare due molle: una più grande e una più piccola. Insomma esiste una geografia che possiamo divertirci a descrivere così come faremmo con una tavola dell'IGM.

Oggetti che prima si trovavano raggruppati si trovano distanti e viceversa oggetti tra loro lontani ora si trovano vicini. Dipende da come sono caduti, dalla spinta che ho dato loro attraverso il filo. Che però non ha soltanto a che vedere con la dinamica causa-effetto: riguarda anche piccole e piccolissime variabili proprie della teoria del caos.

Questi oggetti cascati per terra in modo più o meno fortuito possono farci pensare al Dasein di Heidegger, per chi ama la filosofia: la fenomenologia dell'Essere nella storia. Possono farci pensare, dunque, all'esser-ci dell'uomo, pensato come un dado che è stato gettato nel mondo che ha un suo orizzonte nel quale si rapporta con gli enti ma che intanto deve fare i conti con la sorte.

In conclusione questo microcosmo che ho scatenato per un accidente è la fotografia del mondo stesso, riprodotto nella sua essenzialità, ridotto dalla sua complessità. Ed è un bene perché, come abbiamo visto, abbiamo potuto osservarlo da diversi punti di vista e secondo più discipline. Nelle quali però la lettura dell'immagine ci restituisce una cartografia di segni il cui linguaggio è tutto da interpretare. Ed è un discorso, questo, non molto diverso da quello di Galileo Galilei:

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. Galileo Galilei, Il Saggiatore, in Opere di Galileo Galilei (a cura di Franz Brunetti), UTET, Torino, 1980, vol. I, pp. 631-632

Voi quali osservazioni ci aggiungereste?

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