Professionisti della formazione in rete

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Community. Fotografia di Nancy White.

Agli inizi di settembre parteciperò ad una due giorni di lavori assieme a dei professionisti della formazione che vogliono costituire un team utilizzando i modelli delle comunità di apprendimento e gli ultimi sviluppi del web, come i cosiddetti web 2.0 e web 3.0. Perciò oggi voglio offrire un mio contributo su questi temi che parta da quelle che a mio avviso sono le basi del progetto e cioè le persone che dovranno interagire con questo team, per poi passare a dare uno sguardo ad una caratteristica del web che più ci riguarda e cioè il web potenziato. Quindi cercherò di delineare che cos'è o che cosa potrebbe essere una community di professionisti dell'apprendimento, oltre che della formazione. Infine indicherò gli attributi che secondo me dovrebbe avere. Mi auguro che queste mie riflessioni possano essere utili sia ai relatori e ai colleghi che incontrerò sia a chi si occupa di questioni simili più in generale.

Iniziamo da ciò che in questi casi non si deve fare: la gestione del portafoglio clienti. Soprattutto se il nostro network è piccolo. Stiamo parlando di realtà con più o meno una ventina di collaboratori. Già la stessa espressione "portafoglio clienti" oltre che non essere adatta ad una società che opera nel campo della formazione, denota un approccio d'altri tempi, precedente al world wide web. Si basa, infatti, sulla segmentazione e profilazione della clientela secondo tecniche da ricerca di mercato che possono essere più o meno affinate ma che non tengono in nessun conto di quella speciale relazione interpersonale, unica che si può e si deve stabilire tra docente e discente, persino tra servizio ed utente e addirittura tra prodotto e cliente. Sto parlando di qualcosa che va al di là della Customer Relationship Management.

E' bene, a mio avviso, che ciascun professionista di questo team torni, invece, a pensare alle persone con cui ha interagito nel suo lavoro e nelle sue relazioni sociali. E' il caso che si faccia delle domande personali per ciascuna di loro: che problemi ha Tizio? Che difficoltà ha Caio? Come sta Sempronio? Se non lo sa vada a chiederglielo. Dopodiché, semmai, potrà costituire gruppi di persone con problematiche simili alle quali offrire strumenti simili ma che comunque devono restare personalizzati sempre di più. E' un po' la logica del marketing one to one ma è ancora di più. Se un formatore ha davvero a cuore la sorte delle persone che forma apre e coltiva una relazione nella quale tiene d'occhio ogni progresso e ogni difficoltà di ciascuna di loro, anche dopo l'intervento formativo. L'esempio migliore che ho avuto in questo è un autore teatrale che dopo un solo seminario, che peraltro non ho pagato, è sempre a mia disposizione per ogni quesito. Perciò immagino che ciascun componente di questo team parli di questo progetto ai suoi amici, come sto facendo io con questo post, per iniziare a capire come e se esso può aiutarli a continuare un pezzo di strada insieme.

Ciascuno di noi, soprattutto grazie ai social network, coltiva dei legami che possono essere più o meno stretti, più o meno superficiali. Eppure è proprio sulla forza dei legami deboli che si afferma una delle caratteristiche più importanti del web oggi: quel web potenziato che ha avuto la sua prima e straordinaria manifestazione con le rivoluzioni del nordafrica nella primavera del 2011. Ciò che tunisini, egiziani e libici hanno realizzato grazie alla rete, oltre che alla loro legittima aspirazione alla libertà, è un modello per chi vuole approfittare delle opportunità di apprendimento e formazione che la rete ci offre. Perciò più che di web 2.0 o web 3.0, spesso etichette di certo marketing, conviene riflettere su ciò che l'internet sta diventando: una straordinaria occasione per mettere in atto il modello di rivoluzione gandhiana:

sii tu stesso il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.

A patto di non essere chiusi, autoreferenziali, di non forzare le relazioni, di non cercare di costringere nessuno, di non mettere in atto tecniche aggressive di marketing. Ricordiamoci che:

quando l'allievo è pronto il maestro compare.

Oggi maestri ed allievi possono relazionarsi in una bella community in cui prevedere almeno queste figure essenziali:

  • i moderatori che monitorano gli interventi, stimolano la discussione e smorzano ogni polemica;
  • gli esperti di questa o quella materia che pubblicano dei propri interventi e che rispondono ad ogni quesito;
  • gli utenti suddivisi in gruppi.

Perché questa community funzioni al meglio, oltre che delle specifiche politiche, ha bisogno di funzionare come una community di apprendimento professionale. A mio avviso deve avere almeno i seguenti attibuti:

  • visioni e valori condivisi;
  • concezione del lavoro come opportunità di apprendimento continuo;
  • cultura della condivisione.
Secondo voi, come potrebbe funzionare una community di professionisti della formazione?

 

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9 pensieri su “Professionisti della formazione in rete

  1. Umberto Santucci

    Non c'è bisogno di condividere visioni e valori, ma solo temi di apprendimento e discussione. Per esempio un cattolico e un ateo possono conversare di mnemotecnica.
    La comunità dovrebbe indicare competenze specifiche che possono integrarsi con gli altri membri. Ad esempio un project manager dovrebbe trovare all'interno della comunità i professionisti che possono far parte del suo team progettuale.
    La vedrei come gruppo linkedin, anche se partecipo a vari gruppi da cui professionalmente non è uscito niente.

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    1. Giuseppe Vitale

      Certo Umberto, condivido un po' la tua delusione in tanti gruppi. Tuttavia non credo sia bene allocarlo in un social network esistente. Deve invece essere fisicamente presente sul sito web del netowork del team secondo me.

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        1. Lucia

          Ciao Giuseppe non ci siamo ancora mai incontrati, ci conoscemo lunedì.
          Sono tornata oggi dalle vacanze e ho letto il tuo blog e i relativi commenti. Credo fermamente e ne ho avuto espereinza pratica, nella condivisione di uno scopo, ma anche di un approccio affinchè un team abbia successo! Certo, nella misura in cui il team abbia, nel contempo, coerenza sul versante pratico, sia in grado cioè di "far accadere ciò in cui crede".
          A tal proposito condivido il tuo approccio di "attenzione personalizzata". Io non sono una formatrice se non nelle metodologie di cui sono esperta; mi occupo di sviluppo delle persone e di innovazione delle aziende sul versante della gestione e sviluppo delle loro persone e ti confermo che, nel mio campo, è fondamentale analizzare le specificità di ogni singola azienda, dei suoi punti di forza e di debolezza e fondare qualsiasi iniziativa sul coinvolgimento delle persone a tutti i livelli di interlocuzione.
          Cerco personalmente di attuare l’approccio che propongo alle aziende clienti: capire il loro sogno cioè la loro vision ed elaborare con loro piani di azione in un’ottica di medio periodo per lo sviluppo di una delle “ unità produttive per loro fondamentali”: le risorse umane.

          Approccio personalizzato alle aziende e alle persone che vi operano, innovazione dei processi e delle metodologie per anticipare e non subire gli eventi e il must che mi impongo, a volte con una politica di piccoli passi se l’azienda non è ancora abbastanza matura per accettare grandi travolgimenti. Fa lavorare di più e guadagnare di meno nel breve, ma nel medio lungo fidelizza i clienti poiché crea valore. Ma avremo modo di approfondire nel corso di questi due giorni, intanto mi fa piacere trovare una identità di vedute, a presto,
          Lucia

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  2. Gianni Marconato

    ...d'istinto mi verrebbe the dire che non funzionerebbe proprio! Siamo tutti prime donne e condividiamo solo in modo calcolato. Se, invece, la community di cui parli opera in un contesto determinato e con scopi precisi, allora potrebbe essere che funzioni. Ma parlare di community solo perchè il social networking è di moda... non vedo la luce in fondo al tunnel.

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  3. Massimiliano Cori

    Caro Umberto,
    caro Gianni (che non ho il piacere di conoscere personalmente)
    anche se non so se vi sarà possibile per lontananza territoriale
    avrei piacere ad invitarvi al nostro kick-off
    in modo da poter vivere due giorni insieme questa utopia.
    Penso sarà piacevole incontrare ancora volta persone che credendoci la trasformano in realtà.
    Un abbraccio a tutti
    compreso Peppe....

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  4. Pingback: Il nostro calcio d’inizio al gioco della vita | Giuseppe Vitale's Blog

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