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Come e quando pianificare i soccorsi per un’emergenza

Pakistan Floods: Planning emergency operations.
Pakistan Floods: Planning emergency operations. Oxfam International.

Per gestire le emergenze non serve qualcuno che comanda dall'alto e non occorre neanche un piano. Sono queste le due premesse per far funzionare al meglio i soccorsi.  E' quel che accadde, infatti, il 2 agosto del 1980 subito dopo l'attentato alla stazione di Bologna. Quella emergenza fu gestita così bene che l'Europa ci chiese quale fosse stato il piano dei soccorsi che in realtà non fu approntato. E c'è di più: il sindaco al momento dell'esplosione era in vacanza. Ce lo racconta Massimiliano Boschi in un suo post dal titolo Come gestire (efficacemente) le emergenze. In esso sono contenute due importanti raccomandazioni in questi casi:

  1. delegare il potere decisionale a chi opera sul campo evitando quindi le piramidi;
  2. favorire il più possibile la comunicazione tra gli operatori e quindi il loro auto-coordinamento.

Si potrebbe pensare che un potere superiore, che vede quindi dall'alto e con più distacco la situazione, può meglio coordinare le attività. Ma questo pensiero è smentito dai fatti. Nei momenti successivi a un disastro, infatti, non è possibile avere tutte le informazioni del caso per approntare un piano e prendere delle decisioni. Quindi è molto meglio lasciar fare ai soccorritori stessi che si coordinano tra di loro. Ricordo  a tal proposito il concetto di failure management, che Tom Peters compendia in tre parole: fail, forward, fast (sbaglia, vai avanti, fa presto) che ho già illustrato in un post.

Tutto questo non vuol dire, comunque, che un'emergenza non vada anticipata. Le emergenze, infatti, sono sempre latenti, potenziali: non sappiamo se si manifesteranno o meno ma intanto sono là, pronte a scoppiare. Quindi va fatto tutto il possibile per scongiurarle, come già abbiamo avuto modo di capire.

Perciò possiamo distinguere due diversi momenti rispetto alle pianificazioni nel failure management:

  1. un'anticipazione dell'emergenza attraverso un'accurata analisi di ciò che potrebbe favorirla;
  2. una gestione di essa attraverso la delega del potere decisionale ai soccorritori stessi.

Pensiamo per un momento al terremoto a L'Aquila e in particolar modo alle rassicurazioni alla popolazione da parte della Commissione Grandi Rischi, oggetto di polemica in questi giorni per via della sentenza che ne ha condannato i membri. Sappiamo che i terremoti non sono prevedibili e che persino gli sciami sismici non sempre portano ad una forte scossa. Tuttavia quella commissione non ha anticipato in alcun modo l'emergenza che si sarebbe potuta verificare: anche se non sapevano se la scossa forte ci sarebbe stata o meno dovevano mettere in pre-allarme sia la cittadinanza sia i soccorritori. Quando poi il terremoto c'è stato la protezione civile non è riuscita ad intervenire in modo tempestivo e capillare.

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