L’avventurosa vita di mio nonno Gregorio

Gregorio Ognissanto
Gregorio Ognissanto

Il primo novembre del 1906 mio nonno materno Gregorio Ognissanto veniva trovato vicino alla "rota ti l'acqua" sulla strada che da Oria (Brindisi) porta a Manduria (Taranto). La ruota dell'acqua detta altrimenti "ngegna" era un sistema ad ingranaggi azionato da un animale (asino, mulo o cavallo) che faceva girare una grossa ruota in ferro posta sul pozzo cui erano fissati dei secchi che portavano in superficie acqua a ciclo continuo. All'epoca era uno dei posti più sicuri dove abbandonare un neonato perché di continuo c'erano persone a prelevare l'acqua. Curioso che 91 anni dopo il ritrovamento di mio nonno, nel 1997, proprio nei pressi di quel pozzo mio fratello Cosimo perse la vita in un incidente stradale, ma questa è un'altra storia. Mio nonno Gregorio, figlio illeggittimo di una coppia clandestina di manduriani, che anni dopo si sposeranno, venne adottato da una famiglia di oritani. Non prese però il cognome di questi ultimi ma all'anagrafe venne registrato con il cognome "Ognissanto" perché ritrovato nella festività di tutti i santi appunto. Così a casa mia ogni primo di novembre ricordiamo il ramo materno della famiglia con questo ritrovamento. E ricordiamo anche la sua avventurosa vita.

Perse ancora bambino il papà adottivo e così a 9 anni si trovò a lavorare nel suo primo cantiere (la Edmondo De Amicis, le "scuole vecchie" di Oria) per non far mancare da mangiare alla sua madre adottiva, non in buona salute, e alle sue sorelle e fratelli acquisiti. Imparerà così quel mestiere di muratore che farà di lui un maestro scalpellino, un capocantiere impiegato anche in diverse palazzine di Brindisi, tra cui una a Piazza Cairoli, e soprattutto nella Chiesa dei Salesiani di Brindisi. Diciottenne andò a lavorare a Livorno. Qui conobbe un'attrice del nascente cinema muto, che in quegli anni vedeva proprio in questa città il suo fiorire. Con lei s'iniziò a parlare di matrimonio ma questi progetti furono distrutti dalla gelosia del suo ex che la coinvolse in un incidente stradale in cui entrambi (l'ex e l'attrice) persero la vita. Per il troppo dolore mio nonno tornò a vivere e lavorare a Brindisi dove coltivò anche la sua passione per il teatro amatoriale, soprattutto per la Passione nella quale più volte recitò la parte del centurione e dove frequentò il Teatro Verdi. Era un playboy: di giorno lavorava come muratore e di notte, molto ben vestito, si presentava a galanti appuntamenti con belle donne. Una di queste, di Oria, arrivò quasi a sposarlo: mio nonno sparì la mattina delle nozze perché non era convinto.

Anni dopo sposerà la sua prima moglie Flora Natalini che gli darà diversi figli di cui però solo due sopravviveranno: Adriano e Roberto. Prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale fece una buona fortuna in denaro che però perse in un incendio per l'abitudine di nascondere le banconote sotto le mattonelle del pavimento. Dopo perderà anche la sua prima moglie e da vedovo durante la guerra si diede da fare come contrabbandiere: olio, sale e altri prodotti razionati dal regime fascista. Durante la guerra divenne capocantiere nell'aeroporto militare sulla strada per Manduria che ospitava gli aerei degli alleati. Era un temerario Gregorio e si faceva rispettare, anche con l'uso della molletta (non quella da bucato) quando occorreva. Non a caso a volte scortava l'onorevole Carlo Scarascia Mugnozza, con cui stringerà un'amicizia durata tutta la vita. Si racconta che quando mio nonno in gioventù lavorò per un periodo in Calabria ed ebbe delle noie diede un morso ad un suo aggressore staccandogli una parte di orecchio e il giorno dopo si presentò con delle bombe a mano nella sua borsa. Aveva fama di testa calda Gregorio, ma solo per difendersi, d'altronde era solo e i tempi duri a volte significavano anche risse e aggressioni. La natura del resto lo aveva dotato di una forza fisica impressionante. A volte da piccolo lo vedevo staccare degli assi inchiodati solo con le mani.

Sposata la seconda moglie Cosima Della Rosa (mia nonna), che gli darà altri due figli (Rodolfo e Benedetta, mia mamma), farà anche il commerciante ambulante di giocattoli. Poi aprì un negozio di cappelli in piazza Manfredi ad Oria, dando sfoggio alla sua grande passione per i buoni capi di abbigliamento per i quali per tutta la vita si è recato fino a Brindisi e Bari, in treno perché non guidava. E' stato un uomo anche vanitoso perché ogni volta che acquistava un nuovo capo lo indossava e andava a farsi immortalare dal fotografo in fotografie che poi esponeva sulle pareti di casa. A proposito di casa solo negli anni '60 riuscirà ad averne una, grazie ai sacrifici di mia nonna che riuscirà a trovare i soldi per cominciare. Mio nonno però ci mise tutta l'arte e le abilità di cui era capace riuscendo, con mio zio Rodolfo che gli fece da manuale, a costruirsi una casa bella e grande, con le oramai mitiche volte a stella. Ora abitiamo in una parte di questa casa e ogni volta che fisso il soffitto rivedo mio nonno alle prese con tufo, cemento, calce, assi di legno come ero solito vederlo da bambino quando faceva lavori di manutenzione o quando sistemava qualcosa nel grande orto accanto alla casa. L'altra immagine di mio nonno, che mi sovviene spesso, è quella di quando, di continuo, si puliva e lucidava ad arte le scarpe con spazzole e creme. Ci teneva alle buone scarpe di marca, alcune delle quali comprava anche a me nei negozi di Brindisi. Morirà nel maggio del 1991 mio nonno e mia nonna, oramai un tutt'uno con lui, solo sei mesi dopo: Gennaio 1992. Aveva un carattere forte, generoso, irruento e tenero allo stesso tempo ed era molto sicuro di sé. Ma aveva un cuore fragile ed il brutto vizio di non essere continuo nell'assunzione dei necessari farmaci.

Enhanced by Zemanta
Print Friendly

Rispondi