Vai al contenuto

La Resistenza di zio Minguccio

English: Street in Ceglie Messapica, view of t...
Palazzo Ducale a Ceglie Messapico (Photo credit: Wikipedia)

Le prime cose che ho saputo dell'antifascismo e della Resistenza, che si celebra oggi, me le raccontava mia nonna Mimina che, prima di sposarsi a Oria, da giovane aveva vissuto e lavorato a Ceglie Messapico, dove era nata. Qui aveva lavorato prima come bracciante e poi nella cooperativa costituita, tra gli altri, da suo fratello Minguccio. Mi parlava ogni tanto di questo suo fratello, Domenico (detto Minguccio) Della Rosa, che è tra gli antifascisti di Ceglie. Teneva la sua fotografia insieme a quelli della madre, la mia bisnonna, e di altre persone che non c'erano più. E raccontava di lui che svolgeva il lavoro di calzolaio e che era uno degli attivisti del partito comunista, clandestino durante il periodo fascista. A Ceglie, poi, le cellule comuniste erano molto combattive. Da sempre appassionato di politica zio Minguccio partecipava con vivacità alle sorti del nostro paese.  Faceva parte del direttivo del partito comunista ricostituito da Rocco Spina. Gli venne affidato il compito della diffusione del materiale di propaganda. Non era facile. I fascisti, sotto la direzione di Achille Starace, si organizzarono nella forma tipica dello squadrismo al soldo degli agrari. Proprio a Ceglie il 22 maggio del 1920 l'agrario Luigi Urgesi incontrò nella piazza principale Rocco Spina e lo bastonò davanti a tutti. Questo per dire dell'arroganza e dell'efferatezza dei fascisti al potere. Nel giugno dello stesso anno durante una manifestazione a Brindisi ci furono 3 morti tra i manifestanti socialisti per mano degli squadristi fascisti.

Mio zio venne arrestato alla fine dell'estate del 1937 e condannato a sei anni di reclusione durante i quali si ammalò di colite.  Morì nel 1958, a cinquantadue anni. Era noto per la sua particolare abilità di fabbricare le scarpe e così alla mia bisnonna, ormai novantaquattrenne, non le fu detto che era morto ma le fu raccontato che era andato a lavorare in una fabbrica di scarpe a Napoli.Finché un giorno iniziò a ripetere come una tiritera, come il rosario con cui pregava sempre, "Sap do stonn l'oss de figghime" (chissà dove riposano le ossa di mio figlio). Quel figlio che le leggeva il giornale e le spiegava quelle cose della politica che a lei, donna semplice, sfuggivano.

Enhanced by Zemanta
Print Friendly

1 thought on “La Resistenza di zio Minguccio

Rispondi