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Il primo principio dell’artista

The Calligrapher
The Calligrapher (Photo credit: hernan.seoane)

Il maestro zen Kosen doveva tracciare sulla carta le parole "Il Primo Principio" che sarebbero poi state scolpite sulla porta del tempio Obaku a Kyoto. Mentre faceva questo lavoro c'era un discepolo molto critico che ad ogni tentativo del maestro diceva che stava tracciando le lettere male, sempre peggio. Il maestro non riusciva proprio ad avere l'approvazione dell'allievo. Solo quando quest'ultimo uscì per qualche minuto Kosen poté tracciare di getto e a mente libera la scritta. Quando l'allievo tornò disse che era un capolavoro.

Questo è un riassunto della storia zen nota come Il Primo Principio che ha molto da insegnare a chi pratica una qualche disciplina. Capita spesso nel praticarla che una serie di giudici ci blocchino. Il primo di questi è il giudice interno quello che di continuo ti dice: «Ma che cazzo stai facendo? Non lo vedi che sei goffo, che sei incapace? Ma lascia perdere!».  Il paradosso è che ha ragione ma non perché le cose stanno come dice lui. No. Il motivo è che ci lasciamo distrarre da questa voce come il maestro zen si lasciava distrarre dal suo discepolo impertinente. Sulla scena, ad esempio, che sia un set cinematografico o un palco teatrale le distrazioni sono tantissime: poco o troppo pubblico; il fatto che non stiamo in forma; la paura che non ci ricordiamo qualcosa; i mille preparativi sul set prima di girare; un qualche pensiero che ci siamo portati da casa e che ci tormenta.

Tutte disattenzioni che uccidono l'arte e, prima di tutto, l'artista. Un caro amico di avventure di scena esortava me e altri amici, qualche anno fa, a tagliarci la testa prima di recitare qualcosa, in modo da non combinare quei guai che l'intelletto ci fa commettere. Un'altra storia che mi viene in mente è quella del millepiedi e della mosca. Un giorno questa gli chiese: «Io ho sei zampe e faccio fatica a coordinarle per camminare. Come diavolo fai tu che ne hai mille?». Il millepiedi iniziò a pensare per spiegarle come faceva. Iniziò a muovere qualcuno dei suoi piedi ma si confuse, si ingarbugliò e non riuscì più a muovere un solo passo.

Capita a volte durante dei casting che qualcuno la cui performance è un po' bloccata che dica: «Ma a casa ci riuscivo meglio!». Ed è vero. È proprio così. Purtroppo la maggior parte degli eventi artistici o sportivi avviene davanti a un pubblico e il primo principio del performer bravo è quello di non lasciarsi distrarre.

La prima volta che mi trovai su un set, quello de L'amore ritorna di Sergio Rubini, tutti iniziarono a dirmi qualcosa: l'attrice che stava in scena con me mi disse di guardarla di più; il fonico mi disse di stare attento alla carta della pizza che avevo in mano perché faceva rumore; l'attrezzista mi disse di concentrarmi di più sul carillon da montare ecc. Io ascoltavo tutti e mi sforzavo di seguirne al meglio le indicazioni. Finché il regista dopo innumerevoli ciak sbottò e mi urlò: «Oooooh è a me che devi dare retta. Tu ascolti tutti tranne me. Ora lascia perdere ogni cosa che ti hanno detto e giriamo questa scena in modo naturale come ti ho visto recitare al provino!».

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1 thought on “Il primo principio dell’artista

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