Dieci cose che un attore può imparare dal circo

Charlie Chaplin from the film The Great Dictator
Charlie Chaplin from the film The Great Dictator (Photo credit: Wikipedia)

Gli attori di teatro, in parte anche del cinema, e gli artisti del circo sono dei performer: intrattenitori ed esecutori nello stesso tempo, di fronte ad un pubblico. Condividono quindi lo stesso destino del qui ed ora. È quindi naturale che abbiano molto in comune. Oggi voglio riflettere su dieci aspetti che un attore può riprendere dalle discipline circensi e fare propri.

  1. L'importanza del non stare comodi nei panni del personaggio a favore, invece, della difficoltà sempre maggiore nell'interpretarlo. Può essere una difficoltà fisica o della performance o entrambi gli aspetti. Giorgio Barberio Corsetti, ad esempio, avvezzo all'utilizzo delle tecniche acrobatiche ne La guerra di Kurukshetra per tutto il tempo dello spettacolo agli attori fa salire e scendere dei praticabili alti e ripidi.
  2. Molte sono le affinità tra i clown e gli attori tanto che si è sviluppato proprio un filone chiamato "clowneria teatrale" che s'intreccia con il teatro vero e proprio. Ma a pensarci bene il clown circense è un attore comico in cui la caratteristica più importante sono i tempi comici che hanno fatto la fortuna, tra gli altri, di Buster Keaton e di Charlie Chaplin. Molti ce li hanno innati ma si possono anche imparare con il tempo.
  3. Tanti gli aspetti simili anche tra l'illusionismo o la prestidigitazione e l'arte dell'attore. Pensiamo alle celebri fughe di Harry Houdini basate sull'arte dell'impossibile. Un attore, come ogni buon illusionista, conosce la differenza tra ciò che è impossibile fare, che perciò va accantonato, da ciò che è impossibile pensare e a cui non va posto limite.
  4. Mi sono spesso chiesto quali siano le caratteristiche di un buon domatore. Chiacchierando di recente con Eugen Weidmann, uno dei puiù grandi domatori d'Europa e non solo, ho capito almeno due segreti: la capacità di conquistare la fiducia degli animali e tonnellate di disciplina. Non è un caso che un buon training teatrale preveda tanti esercizi sulla fiducia e tanta applicazione.
  5. Guardando contorsionisti, trapezisti e acrobati si rimane stupefatti per il grandissimo controllo di ogni movimento del corpo che questo genere di artisti hanno. Senza la consapevolezza di se stessi e del proprio corpo, la cosiddetta propriocezione, un attore non fa strada. Il corpo dilatato, alla base dell'antropologia teatrale di Eugenio Barba, raccoglie questo aspetto nella presenza dell'attore, ancor prima che abbia iniziato qualsiasi azione.
  6. Ogni numero, ogni performance circense è un gioco. L'italiano "recitazione" che significa "citare due volte" non rende giustizia. Infatti recitare, giocare e suonare in inglese e in francese si rende con un solo verbo, che è "to play" e "jouer" rispettivamente. Questo cambia del tutto la prospettiva: l'attore non recita e quindi non cita più per la seconda volta un testo ma gioca, con tutte le conseguenze del caso.
  7. Ciò che accomuna molto il circo al teatro è lo spazio scenico circolare. I teatri all'italiana, con il palco rialzato, nascono infatti nel 1600 per ascoltare la musica e sono poco adatti alle scene che richiedono di essere guardate. Il teatro antico, infatti, per definizione era il posto in cui s'incrociavano gli sguardi di spettatori e attori. Gli spettacoli avvenivano alla luce del giorno e quindi era possibile guardarsi negli occhi. Altrimenti nasce la tradizione della quarta parete in cui per troppo tempo il teatro si è rinchiuso, dimenticando qual'è il vero edificio, la cattedrale dello spettacolo: il pubblico.
  8. L'equilibrista trova prima che sul filo l'equilibrio in se stesso. Può sembrare banale ma non è né scontato né semplice. Il vero e più grande ostacolo, questo genere di performer, lo trovano nell'ego: ogni volta che credono di essere capaci cadono. È un paradosso ma quando hanno un po' di fifa e si sentono insicuri le cose vanno meglio. Questo è il segreto della cosiddetta concentrazione, che in realtà è la peggiore delle distrazioni. Per esserci davvero occorre liberarsi dall'io e dalle sue trappole.
  9. Un elemento che teatro e cinema dovrebbero fare proprio dal mondo circense è il fatto che uno spettacolo sotto un tendone piace ed è adatto a tutti, dal bambino più piccolo all'anziano. Nelle altre due arti, invece, c'è una tale quantità di generi e sotto-generi che spesso crea confusione. Dovremmo recuperare la capacità di raccontare a tutti con un unico, indistinto, show.
  10. Quella circense e quella teatrale, e a volte anche quella cinematografica, è una tradizione più o meno lunga che si tramanda di padre in figlio, da parente a parente, da discepolo a discente. Perciò bisogna conoscerla, praticarla, studiarla a lungo.

Sono sicuro che ci sono tanti altri punti importanti dal punto di vista dell'attore. Voi quali suggerireste?

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3 pensieri su “Dieci cose che un attore può imparare dal circo

  1. Darus

    Complimenti per lo sforzo di mettere nero su bianco questi elementi. La sintesi dell'articolo che condivido e' che la contaminazione tra i generi, anche nella formazione sia alla base di un buon artista, sia che esso si esibisca in un circo, per strada, in un teatro o altrove.
    Non tutti i punti sno lineari e non tutti secondo me, centratissimi ma è sicuramente un buon punto di partenza.
    Per esempio non credo, come da punto 9, che si debba puntare ad un intrattenimento generalista, a mò di circo, ma anzi più ci si focalizza su aspetti specifici più valore si puo' acquisire in senso artistico ed anche di appagamento da parte del pubblico.
    Per ora comunque mi fermo qui. Spero il dibattito si sviluppi ulteriormente.

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    1. Giuseppe Vitale

      Grazie per la tua attenzione Darus.
      Nel parlare di uno spettacolo per tutti, nel punto 9, invoco un'esigenza di semplicità. L'eccessiva distinzione di generi e sotto-generi oltre a portare confusione ci allontana dal cuore dello spettacolo. Se mai distinzioni ci devono essere queste vanno introdotte nelle chiavi di lettura. Ad esempio se leggo Il nome della rosa adesso che ho 40 anni troverò delle chiavi diverse rispetto a quando lo lessi a 18 anni, fermo restando che l'autore deve essere capace di disseminarle nel testo.
      Mi piacerebbe,per favore, che mi spiegassi dove non sono stato lineare e/o dove non ho centrato l'argomento.

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