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Sull’uso del microfono a teatro

Wnmh microphone
Wnmh microphone (Photo credit: Wikipedia)

"Non vorrei che si lusingassero che 'hanno fatto di tutto per nascondere i microfoni'". Nel video che vi propongo oggi Carmelo Bene spiega quanti microfoni mettere in suo spettacolo e come disporli. Invece che usare i microfoni che servono Bene vuole un "campo di battaglia", "uno studio fonico". Quanta distanza rispetto alle scenografie della decorazione sobria ed essenziale, diciamo così. Invece che ragionare sul concetto che il microfono ci deve essere ma non si deve vedere il maestro pensa: il microfono c'è e non solo si deve vedere ma ce ne devono essere tanti e ben visibili, anche di finti. Ancora più grande è la distanza con i puristi della voce per i quali l'attore deve usare solo il diaframma. A questi Dario Fo nel Manuale minimo dell'attore risponde:

Ci sono ancora, tutt'oggi, i nostalgici appassionati della vocalità naturale ad ogni costo, quelli che dicono che l'amplificazione meccanica  ha ucciso il vero teatro. Mi fanno venire in mente dei fissati che vanno sull'autostrada sgambettando sul monopattino e gridano: questa sì che è velocità!

Perciò si usino pure i microfoni a teatro a patto che non siano i panoramici che amplificano soprattutto i rumori.  Non c'è nulla di più fastidioso sentire uno spettacolo in cui la voce degli attori arriva poco e invece, in compenso, si assiste ad uno sbattere continuo di passi sugli assi di legno, di sedie, di suppellettili, di ante, di porte ecc. Ora è anche vero che il teatro non deve appoggiarsi sul senso ma sul significante, tuttavia questo significante deve essere non fastidioso, godibile come la phoné di Carmelo Bene.

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