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Chi si distrae perde la corriera

Fermata autobus fantasma (San Ferdinando di Pu...
Fermata autobus fantasma (San Ferdinando di Puglia) (Photo credit: uomoplanetario.org)

Aspettarsi il peggio può distrarci da quello che sta succedendo e persino dal buon esito di una situazione. Dare subito spazio all'ansia può renderci ciechi. Così facendo ci poniamo, infatti, in un altrove che crediamo essere la realtà, che spacciamo per realtà, giuriamo essere la realtà ma che invece è una nostra creazione. Vi è mai capitato di dare per spacciata, morta ormai, una speranza e vedere che invece all'improvviso essa di realizza? Oppure di pensare che non ce la farete e invece poi ce la fate? Che cosa rende possibile il successo in simili situazioni? Com'è possibile cavarsela in determinate circostanze?

Il segreto in certi casi è non distrarsi. Stare vigili, attenti fino all'ultimo e anche oltre. Mai dire mai, insomma. Altrimenti il peggio può davvero accadere. Voglio illustrarvi, oggi, questo concetto attraverso un piccolo fatto che mi è successo due giorni fa.

Domenica 2 giugno, qualche minuto dopo le 14. Sono seduto in viale Aldo Moro a Brindisi subito dopo il ponte ad una fermata dell'autobus extraurbano, per poter tornare ad Oria, dove abito. Ci sono arrivato dopo un bel tratto di strada a piedi con zaino grande in spalla e altre robe per le mani. Ma soprattutto con più di qualche dubbio che quella non fosse la fermata giusta dell'unico mezzo pubblico che poteva riportarmi a casa. Il tizio del bar vicino alla stazione che mi ha venduto il biglietto, infatti, prima di tutto ha escluso che la fermata giusta fosse proprio davanti alla stazione dove ho già preso qualche altra volta, sebbene in giorni feriali, questo autobus. E poi prima mi ha indicato una fermata, poi quest'altra. Non è per niente rassicurante. Quando vi arrivo vedo che vi sono indicate solo linee urbane, non c'è nulla che indichi che da lì passa la corriera per i paesi della provincia. In giro ci sono solo i ritardatari del pranzo domenicale che con vassoietto di pastarelle di ordinanza in mano raggiungono in fretta le tavolate dove sono attesi.  Per lo più passano lontano, non c'è modo di chiedere informazioni a loro...

Mi chiamano i miei per chiedermi a che ora sarei arrivato a casa. Dico loro che sto per prendere a minuti l'autobus e loro calcolano che da lì a mezzora sarei arrivato a casa. E chiudono. Vorrei avere la loro stessa certezza. Il panzerotto con il chinotto ingeriti al bar dove ho comprato il biglietto anziché placare la mia fame mi provocano un bel crampo allo stomaco. I minuti passano e sono già cinque oltre l'orario previsto.  Vuoi vedere che la fermata non è questa? Che avevo ragione io a pensare che fosse quella vicino alla stazione? Ma se non passa come faccio? Mio padre non può venirmi a prendere: proprio il giorno prima è rimasto a terra con la macchina. Possibile che in tempi di applicazioni per il cellulare per ogni evenienza io ne debba tenere uno così vecchio che riesce appena a telefonare? A proposito di chiamate, ci fosse almeno il numero della società dei trasporti...

Siamo ormai a un quarto d'ora oltre l'orario di passaggio. E visto che è Brindisi il capolinea di partenza non c'è ragione che giustifichi un simile ritardo. Credo, ormai, di aver perso quell'autobus. Inizio a pensare a come fare: chiamo un amico? Tento l'autostop? Il mio sguardo si perde dall'altra parte del ponte, verso finestre di uffici deserti di domenica e forse anche nei giorni feriali, che probabilmente mai sono stati occupati, che stanno lì da chissà quanto tempo. Penso che nessuno al mondo può dare la certezza che un mezzo pubblico parta. Che tale idea è basata sulla fiducia che il conducente effettivamente svolga la sua mansione a meno ché non c'è qualcuno che in azienda lo controlli. Ma come si fa a controllare un autista? C'è qualcuno che lo vede partire e arrivare? O che magari lo segue in macchina? O magari ancora finti passeggeri, spie dell'azienda, alle fermate? Intanto scorgo una grande massa blu che mi passa veloce d'avanti. E che si ferma al semaforo al quale, tra l'altro, sta per scattare il verde. Sebbene in ritardo alzo il braccio e vedo che lo sportello si apre: è un autobus!

Una volta sopra chiedo se ferma ad Oria  e l'autista mi dice di sì. Fantastico, allora è passato! Mentre cerco il biglietto in tasca il conducente mi dice: «Non deve distrarsi a fermate come questa, sa, altrimenti resta a terra».

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