Corpi in scena e attrazione gravitazionale

Aldo Fabrizi
Aldo Fabrizi (Photo credit: Smeerch)

Una massa deforma lo spazio e il tempo del sistema in cui si trova. Il sole, ad esempio, deforma quello che in fisica è definito come spaziotempo e quindi finisce con il creare una specie di imbuto verso il quale i pianeti del sistema solare sono attratti. Si spiega così l'attrazione gravitazionale. Nello stesso tempo ciascuno di questi pianeti ha una forza di reazione e perciò reagisce. Così se da una parte, la terra ad esempio, è attirata dalla nostra stella principale nello stesso tempo si sottrae. Finisce quindi con il ruotare attorno al perno dell'insieme in cui è inserita. Questo vale per tutti i corpi, ovunque si trovino. Anche per tutti gli esseri umani. E ha conseguenze interessanti, da tenere presenti, per tutti coloro che hanno a che fare con l'interazione tra corpi in movimento come la danza e il teatro.

Se, ad esempio, abbiamo un corpo, diciamo così, voluminoso in scena questo da subito attrae tutte le attenzioni. È magnetico per definizione. Può essere un oggetto di scenografia oppure un attore più robusto degli altri. Non solo. Quando altri oggetti o attori entreranno, con massa inferiore, saranno come risucchiati dall'oggetto o attore più voluminoso. Nello stesso tempo reagiranno allontanandosi e resistendo a questo richiamo. Questo, è ovvio, accade quando abbiamo attori con una consapevolezza di se stessi e dello spazio. Altrimenti i principianti tendono a raggiungere il corpo principale e ad attaccarsi ad esso, quasi volendo nascondersi.

Il palcoscenico non si sottrae alle leggi della fisica e quindi della geometria che si possono utilizzare in modo più o meno consapevole. Ho avuto la fortuna di avere a che fare con un regista, come Enzo Toma, ex danzatore ed ex geometra che imbastisce (con precisione sartoriale) i suoi spettacoli in termini di rette, linee, punti o, meglio, come coreografie di questi elementi con un'attenzione anche al volume dei corpi. Quindi ho sviluppato la consapevolezza che l'equilibrio dinamico dagli attori in scena è dato anche da come ciascuno di questi gestisce la sua quantità di movimento. Un attore che pesa cento chili ed è alto un metro e ottanta circa, per capirci, con la sua sola presenza è già un segno molto forte. Può fare più o meno tanti gesti, avere una drammaturgia più o meno fitta, ma di base esprime già tanto. Quel che potrebbe sembrare una menomazione, come il peso, in questo caso può diventare un punto di forza.

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English: Dr Balanzone year 1653 Italiano: Dottor Balanzone anno 1653 (Photo credit: Wikipedia)

Questo non vuol dire che un corpo esile sia meno magnetico. Anzi, grazie alla pre-espressività e quindi alle opposte tensioni nel corpo di un attore e in ultima analisi grazie alla sua presenza anche un attore dal corpo esile può attrarre più o meno attenzione. E in generale è meglio un corpo innervato di energie e quindi extra-quotidiano di uno rilassato e quotidiano.  Quindi se abbiamo attori consapevoli e con una buona presenza avremo una sorta di danza dei pianeti attorno a quello principale. Avremo una rete più o meno complessa di reazioni e repulsioni che può costituire un'importante grammatica delle relazioni. Così, per esempio, il rifiuto dell'attrice giovane delle lusinghe di Pantalone può avere una radice geometrica.  Altrettanto si potrebbe dire della distanza che tutti prendono dal dottore quando parte con le sue spiegazioni pseudo-scientifiche.

E il pubblico? Non è forse anch'esso una massa che attrae in modo ancora più forte tutti quelli che stanno in scena? Sicuro, è così. Infatti una delle prime resistenze che un attore deve imparare è non farsi annullare da questa grande forza ma contrastarla tendendo se stesso verso il lato opposto, pur nell'esigenza di essere sempre a favore di pubblico. Messo così l'equilibrio questa volta è dato da un tira e molla con gli spettatori.

Vi è mai capitato di entrare inscena e sentirsi risucchiati in una direzione o l'altra? E come avete reagito? Oppure avete mai fatto caso alla presenza di queste forze in uno spettacolo?

 

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