Tipi umani da provino

Casting Portal
Casting Portal (Photo credit: elitechile)

Nell'attesa di un casting c'è chi si scaccola il naso, chi racconta quanto è stato bravo sull'ultimo set in una scena che però quel cane di regista ha tagliato, chi si vanta di essere iscritto o iscritta all'agenzia che ti manda ai casting e si meraviglia che siano presenti anche quelli che non sono iscritti a nessuna agenzia, chi sfoglia e mostra tutte le sue belle foto patinate. chi ti guarda pensando: "Se questo è un casting serio non prenderanno te, ma prenderanno me che ho frequentato corsi super-pagati".

Chi ti provinerà intanto ti fa compilare il modulo con altezza, peso, taglia, numero di scarpe e poi ti fa una foto con un numero in mano, scritto su un foglietto che devi tenere all'altezza del torace. Gli spiritosi del caso se ne escono con la battuta: "ora mi avete schedato" e chi ti fotografa sorride non so se per la disperazione di aver sentito milioni di volte questa battuta o per commiserazione. Ne ho visti tanti di questi simpaticoni, pronti a riciclare e citare tutte le battute note di questo mondo come "Se io recito? Certo che recito, sin da quando mi alzo la mattina" e altre simili.

C'è poi chi va in trance con il Metodo. Quelli del Metodo li riconosci subito perché se ne stanno in disparte in un angolo dove vanno in iperventilazione con una respirazione che in teoria dovrebbe rilassarli ma che rischia di farli svenire, oppure si chiudono in bagno, perché hanno bisogno di concentrazione e guai se ci entri anche tu in quel bagno, reo di aver interrotto la loro trance.

Humphrey Bogart
Cover of Humphrey Bogart

I play boy, di solito sulla cinquantina, non importa se sposati o meno, li vedi sempre attorno alla bellezza mozzafiato che si richiude sempre di più sulla sua sedia e sembra chiedersi perché tutti la guardano, perché in fondo ha solo una minigonna e una scollatura fino all'ombelico. Delle volte questi Humphrey Bogart ti fanno un sacco di domande, peggio di Colombo, e ti chiedono dove possono vederti, che spettacolo stai facendo, perché verranno, verranno...

La ragazzina al primo casting, poi, la riconosci perché entra spaesata e prova a chiedere con i suoi occhietti se è qui che si tiene il casting, anche se vorrebbe scappare lontano o sotterrarsi. E di solito è la star del caso che le risponde e non si sa come poco dopo le sta raccontando le centinaia di figurazioni che ha fatto finora, i programmi televisivi come forum dove "è stata chiamata", i registi e gli attori che ha conosciuto, con la ragazzina che la guarda con meraviglia e invidia.

Non mancano quelli che hanno accompagnato la fidanzata o il fidanzato, fighissimi, di solito lei con i tacchi a spillo, oggetto degli sguardi truci di un contadino che finora ha fatto una o due comparse e che per l'occasione ha messo il jeans e la maglietta, come nella migliore tradizione di Nino D'Angelo. Costui non proferisce parola e guarda tutti un po' annoiato, sta persino per addormentarsi sulla sedia. Viene però svegliato da una graziosa fanciulla sui 18-20 anni che gli chiede dove sia il bagno quando poco prima l'avevi vista contorcersi sulla sedia accanto perché aveva vergogna a chiedere dov'è il bagno.  Quando torna noti i suoi boccoli castani mossi, le sua gambe appena in carne che scendono da un paio di pantaloncini cortissimi, il suo piccolo seno, il suo viso con una leggera smorfia di malizia in parte dovuta ai due incisivi che le spuntano un po' da due labbra un po' abbondanti. Ti chiedi come può stare tanta fresca bellezza con un truce cinquantenne del genere. Gridi all'ingiustizia. Ti monta la rabbia dentro e faresti volentieri grigliare tutti i cinquantenni di questo mondo, specie se contadini sotto quel sole d'agosto dove lo metteresti a raccogliere pomodori.

Tornata dal bagno la ragazza sbrocca, si alza ed esce. Ha già fatto decine di metri fuori quando viene richiamata da un urlo cavernicolo, disumano dal cinquantenne e lei tutta scocciata torna sui suoi passi. E tu: fidanzato porcone, vecchio e padrone pure! Nel frattempo arriva l'assistente del regista e vedi quell'uomo di Neanderthal chiedere di fare subito il provino perché la ragazza sta rompendo e vuole andare a casa. Viene accontentato. Chiamano me assieme a lui e altri due uomini, tutti over quaranta e tu che ne hai trentanove ti senti più vecchio. Siamo un ristretto gruppo di quattro candidati selezionati per fare il ruolo del padre. Il primitivo cinquantenne viene provinato per primo e trova il modo, non so come, di parlare della figlia che lo sta attendendo fuori, dice. Il regista la fa chiamare. Viene. È la ragazza di prima e tu tiri un sospiro di sollievo e chiedi perdono al cielo per le giaculatorie che hai pronunciato prima perché non solo l'ingiustizia a cui avevi pensato in realtà non si è verificata ma speri di entrare nelle grazie della bella figliola che viene usata come partner per l'improvvisazione del provino. Prima però ci sono da fare le presentazioni in camera. Il papà della ragazza è telegrafico: "Sono qui perché ho fatto da comparsa in un film. E' una cosa simpatica e spero di fare altro". Ecco cosa non dichiarare in un'intervista penso. Parla un altro, brizzolato, e ci fa una lezione sui burattini. Interessante, ma qui non dobbiamo fare il remake di Che cosa sono le nuvole di Pier Paolo Pasolini penso. L'altro, che sembra un alto soldato inglese della seconda guerra mondiale, non riesce a dire quasi niente e il regista e la sua assistente gli fanno molte domande per tirargli via appena qualche parola. Tocca a me. Racconto le informazioni che servono al regista: anni, principali lavori, di dove sono. Chiudo con un breve aneddoto.  Il ruolo è mio penso già dopo l'intervista. E questa convinzione la mantengo anche dopo il provino che è lo specchio delle nostre interviste. Il papà dimentica persino le due-tre battute da dire e mi sembra legnoso, impacciato. Si alza il regista e dice: ci ha fatto meglio il ruolo del papà che cerco io è proprio il padre della ragazza e sto pensando di prendere anche lei come figlia.

Giulietta Masina on the set of Federico Fellin...
Giulietta Masina on the set of Federico Fellini’s film La strada. (Photo credit: Wikipedia)

Tu in quel momento in mente ripassi intanto alla moviola tutte le scene viste fuori dalla porta della stanza del provino, soprattutto quando la ragazza voleva tornarsene a casa. E vabbé allora ditelo prima, la prossima volta mi porto la figlia che non ho, convinco qualche ragazzina. Un contadino che ha fatto la comparsa... addio corsi e workshop... addio nottate passate a studiarsi la parte... addio anni di improvvisazione... addio insegnanti di New York, Los Angeles...  Addio Metodi, addio Respirazione,  addio Training. Ma perché doveva capitarmi un regista così pasoliniano? Vaffanculo a Pasolini, a Ninetto Davoli e a tutto il Vangelo secondo Matteo. Vaffanculo a tutta l'epopea dell'attore della strada, vaffanculo a La strada, vaffanculo a Fellini, a Antony Quinn e Giulietta Masina. Già che ci sono vaffanculo a tutto il neorealismo e ai ladri di biciclette, pure a quelli che hanno rubato la bicicletta a me.

O sono stato io il ladro, maldestro, ma sempre ladro che con i suoi arnesi spuntati sperava d'avere ciò che in realtà era già d'altri? Forse mi vedevo già con le monete d'oro un mano, novello pirata. Ho fatto forse la fine di Lupin III quando la refurtiva gli viene soffiata all'ultimo momento? Ero forse troppo coinvolto, troppo preso. Quel contadino cinquantenne al regista sarà sembrato più rilassato, più distaccato e alla fine più credibile, anche perché le sue emozioni erano vere, aveva sua figlia di fronte.  Accidenti, aveva ragione chi mi raccomandava lo zen.

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