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Come fare del teatro la gallina dalle uova d’oro

The Goose That Laid the Golden Eggs, illustrat...
The Goose That Laid the Golden Eggs, illustrated by Milo Winter in a 1919 edition (Photo credit: Wikipedia)

Realizzare uno spettacolo teatrale è come portare al mercato tutto ciò che si possiede, magari la mucca di famiglia come nella storia di Jack, e ricevere in cambio una manciata di fagioli senza valore. Questo genere di attività è da sempre vista come infruttuosa, redditizia solo per pochissimi, rari e fortunati casi. Per la maggior parte delle compagnie, dei gruppi che fanno teatro per professione il fallimento è dietro l'angolo,  come nella compagnie girovaghe di un tempo spesso accompagnate dallo spettro della fame. Questa è però un'immagine romantica, un po' da cartolina, dello spettacolo. Se vi dicessi, per esempio, che nel primo semestre del 2012 il volume d'affari del teatro era in crescita insieme alla disponibilità di spesa del pubblico? E se aggiungessi che nello stesso periodo questo settore se l'è cavata meglio di quello cinematografico? Basta dare un'occhiata ai dati Siae per scrostare la patina di luoghi comune di cui il mondo dello spettacolo soffre. Non nego che il quadro generale, uno scenario di globale riduzione dei consumi,  è preoccupante ma ci sono alcuni segnali incoraggianti. Stabilito che con il teatro si può campare, anche più che bene, torniamo al nostro esordio: comunque spesso si investono tutte le risorse a disposizione con un alto grado di incertezza sull'esito finale. Nessuno può dirci se la nuova produzione piacerà e se avrà qualche replica.

Tuttavia possiamo fare molto per ridurre questa incertezza. Addirittura possiamo trasformare i nostri spettacoli in uova d'oro e la nostra produzione può diventare la gallina che le cova.

Una strada per riuscirci la prendo a prestito da Seth Godin, il papà del permission marketing e della mucca viola. Già vedo i musi che si storcono sulla faccia dei capocomici e degli artisti duri & puri: «Articoli in inglese? Marketing? L'arte è arte!». Non mi meraviglia che  l'Abeliano e altri piccoli teatri a Bari abbiano dovuto chiudere e non sono sorpreso delle difficoltà del Kismet. Godin parla in un suo recente post di tre passi da compiere per una promessa di marketing di successo. Voglio declinarli dal punto di vista di chi produce e distribuisce spettacoli teatrali e ricavarne preziose indicazioni per un buon marketing della scena.

  1. Il primo di questi è generare fiducia negli spettatori attraverso gli spettacoli e le attività precedenti e ottenere il permesso, da parte dei nostri spettatori, di inviare loro i nostri messaggi. Perciò quelle email "con preghiera di diffusione" indesiderate non fanno bene alla nostra causa, anzi sono deleterie. Così come sono sbagliate forme di pubblicità come spot radiofonici e roba simile. Va bene il marketing ma questo non vuol dire che bisogna fare strombazzamenti vari.  Una cosa da fare è invece curare una newsletter, ad esempio, come fa molto bene Il Piccolo di Milano. 
  2. Quale buon motivo il tuo gruppo offre alle persone per venire a vedere il tuo spettacolo teatrale piuttosto che un altro? Oppure per non scegliere di andare al cinema o di andare a divertirsi altrove o di restare a casa? Che lo spettacolo che gli offrite ha attori bravi, buona regia, che sia divertente non sono risposte sufficienti. Quando Jack accetta di scambiare la mucca con i fagioli spera di liberarsi dalla sua vita triste e da quell'animale fastidioso. Quindi si trova davanti a una concreta prospettiva di cambiamento. È la ragione del successo di uno slogan molto in voga negli anni settanta e che ancora oggi gode di un certo successo: "Una risata vi seppellirà". Quando gli spettatori assistevano alla satira di Dario Fo e Franca Rame si sentivano attori di profonde trasformazioni della società.
  3. La promessa deve essere vera. Se i fagioli buttati via dalla madre di Jack non si fossero subito trasformati in una pianta gigante saremmo di fronte ad una fregatura. E non avremmo neanche una storia. Può sembrare banale che una promessa va mantenuta e invece non lo è. Un anno fa circa ho sentito rivolgere questa domanda a un attore di teatro, con molta esperienza, che dirige una delle residenze teatrali pugliesi: «Perché dovremmo venire a teatro?». Lui rispose che il teatro fa migliorare la civiltà. Per esempio fa diminuire il numero degli stupri. Io spero che nel rispondere in questo modo lui fosse in grado di avere degli strumenti per realizzarla davvero questa promessa. Perché se, invece, nel suo comune non si verificherà questa diminuzione lui avrà fallito e avrà perso credibilità.

Cosa ne pensate di questi tre aspetti? Li avete incontrati da addetti ai lavori o da spettatori? Conoscete altre buone pratiche simili? Parlatene pure nei commenti.

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1 thought on “Come fare del teatro la gallina dalle uova d’oro

  1. Luca Tedoldi

    A volte la promessa non è vera. a volte il teatro è fuffa o retorica. Si applaude per rispetto e per amore del teatro.

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