Là dove l’acqua è più blu

Blue goo - canon eos 550d
Blue goo - canon eos 550d (Photo credit: @Doug88888)

È domenica mattina. Siamo a luglio. In paese. Al bar. Dalla radio arriva la voce di Mina da giovane:

vedo
le mille bolle blu
e vanno leggere, vanno
si rincorrono, salgono
scendono per il ciel

Il flusso d'aria del climatizzatore mi fa pensare che il vento fuori tra le palme porti fresco. Come dove l'acqua è più alta. Anche se quando esci ti senti tagliare la pelle. Io, invece, vorrei restare nel blu.

Al tavolino affianco  un ragazzino chiede al suo babbo di andare a fare surf. Immagini  con mega onde blu e azzurre surfano nella mia testa mentre quei due ora parlano dell'Australia. Dove l'acqua è ancora più blu. E dove ormai nuoto onda su onda, nel blu dipinto di blu. Anche se di quel colore qui c'è solo la maglietta di un anziano che attraversa la piazza.

E il cielo. Quel cielo che Parmitano vede dall'altra parte. Una grande palla blu, con terre emerse e nuvole. Il blu è il colore di casa, è il primo che il feto percepisce. Ci si sente immerso. È la vita stessa. Non è un caso che esperti di marketing e comunicazione lo usino così tanto, dall'IBM a Facebook. Lo troviamo anche nei segnali stradali: il cerchio di fondo del divieto di sosta, la P di Parcheggio e come colore delle strisce a pagamento, quasi sempre vuote in paese, specialmente stamattina.

I miei stessi pensieri sono blu oggi, per resistere alla fiacca, per provare a riattivarmi. Ho bisogno di sangue blu, dal cuore alle arterie e al cervello.

È considerato un colore freddo, primordiale. Piaceva anche a Kandinskij nel periodo del Cavaliere Blu. Vorrei sostituire la mia aorta con il Danubio Blu. Per riscoprirmi danzatore di valzer nell'Angelo Azzurro.

Il pericolo è che mi ritrovi come un grande puffo, con chissà quale malattia per avere un così strano colore della pelle. Ma se Giorgia voleva la pelle nera non posso volere la pelle blu? In fin dei conti c'è chi ce l'ha ormai da anni.

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