La nonviolenza inizia da quel che mangiamo

mahatma
mahatma (Photo credit: frNACHIAR)

Scrutando profondamente in me stesso, mi apparve evidente la necessità di cambiamenti interiori ed esteriori. Quando apportati i mutamenti nel mio modo di spendere e di vivere, o forse ancora prima, cominciai anche a variare la mia dieta.

Sono parole che Gandhi scrisse nel suo libro La mia vita per la libertà e che oggi cito in occasione dell'odierna Giornata Internazionale della Nonviolenza che si celebra ogni 2 ottobre, anniversario della nascita del Mahatma. Esse aprono un paragrafo che parla dei primi esperimenti alimentari durante la sua vita londinese, durante i quali si avvicinò ai vegetariani d'oltremanica.  Fa cenno alle argomentazioni di questi ultimi e al fatto che esse lo convinsero. Cambia, quindi, le sue abitudini fino a quando fa una scoperta:

Smisi di mangiare i dolci e le spezie ricevuti da casa. Ora che i miei pensieri seguivano un altro corso, la mia passione per i condimenti andò svanendo, e mi piacevano gli spinaci bolliti che a Richmond mi erano sembrati insipidi perché non erano conditi. Molti esperimenti simili mi insegnarono che in realtà il gusto ha origine non nella lingua, ma nella mente.

Cambiare stile di vita, educarsi alla pace, quindi significa modificare anche il proprio stile di alimentazione e man mano che questo avviene ci si accorge che in realtà non ci piacciono cibi ricchi di condimento o propagandati dalla pubblicità ma piuttosto qualcosa che magari per tutta la vita ci è sembrato non gustoso, come gli spinaci. Di questo processo mi ero accorto grazie a un altro libro: È facile controllare il peso se sai come farlo di Allen Carr. La sua filosofia mette al centro, infatti, proprio il gusto di mangiare seguendo il desiderio di farlo e accorgendosi, nello stesso tempo, di ciò che davvero ci piace se un po' alla volta ci liberiamo dalla cultura alimentare che abbiamo avuto in precedenza.

Popeye
Popeye (Photo credit: Wikipedia)

Curioso che Gandhi citi gli spinaci che fecero la fortuna di Braccio di Ferro, personaggio che servì a convincere generazioni di bambini a mangiare questo alimento senza fare capricci. Capricci che spesso derivano dal fatto che un po' tutti siamo stati educati ad associare la bontà a merendine, lecca-lecca e altre presunte leccornie. Si tratta di un meccanismo mentale, non legato alla lingua come già il Mahatma sapeva nel 1925.

Non ci vuole una laurea per capire che ciò di cui ci cibiamo ispira i nostri pensieri. Per questo ho voluto pubblicare le due citazioni proposte. Perché la nonviolenza parte dalla nostra tavola, dai cibi. Lo sanno bene anche gli animali. Non è un caso che i felini, tanto sornioni quanto aggressivi, si cibino solo di carne e gli elefanti solo di vegetali.  Si tratta di un meccanismo fisiologico: è noto come le carni, soprattutto quelle rosse, facciano aumentare la pressione sanguigna e quindi comportino il rischio di renderci più nervosi.

Spero di avervi dato una buona motivazione per iniziare una conversone del cuore a partire dal modo in cui facciamo la spesa. Qual'è la vostra esperienza in merito? Quali effetti avete notato nei vostri comportamenti assumendo questo o quel cibo?

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