Le tre parole da rubare nel 2014

Three water
Three water (Photo credit: @Doug88888)

Mi è piaciuto molto il post 3 parole per il 2014 e quindi con grande piacere rilancio l'invito di Daniele Imperi a scegliere le mie tre parole che vi propongo. Lo faccio prima di tutto perché sono un'ottima chiave per pensare al nuovo anno che è appena cominciato e poi perché sono sicuro saranno un'ottima guida per voi lettori.  Vi stimoleranno a riflettere, a vostra volta, sui tre pilastri su cui reggere le vostre azioni e le vostre decisioni. inoltre alimenteranno le connessioni tra voi e me: avrete i tre rami del grande albero della nostra relazione a cui arrampicarvi o, almeno, a cui poter guardare.

Travel
Travel (Photo credit: Wikipedia)

La prima di esse è Viaggio.  Che per me significa prima di tutto il viaggio dell'attore.  Grazie al workshop con Ivana Chubbuck, frequentato a Dicembre e di cui presto vi parlerò, ho messo a fuoco il potere dell'attore che consiste, prima di tutto, nel lavorare sull'obiettivo complessivo nell'intero film o spettacolo teatrale e sull'obiettivo in ciascuna scena. Questo comporta la realizzazione di un percorso da un punto d'inizio ad un altro finale. Quindi un viaggio che accompagna non solo l'attore che lo compie ma anche gli spettatori. L'attore non è più quindi colui che agisce, come il suo etimo suggerirebbe, ma colui che accompagna, che conduce chi assiste, chi è presente, davanti allo schermo o in sala. Un aspetto questo caro a Carmelo Bene di cui ho in parte parlato nel post Per un teatro delle anime perse.

Ho appena intrapreso questo viaggio che continuerà per tutto l'anno ora agli albori.  Ciò comporterà forse dei viaggi fisici, degli spostamenti verso mete quali Londra, dove in Primavera potrei partecipare a un suo nuovo workshop, e a Los Angeles, spero, dove Ivana insegna. Quindi, per me, ciò potrebbe significare un avvicinamento alla cultura anglosassone e, più in particolare, a un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico che operò proprio a cavallo di Inghilterra e Stati Uniti come Orson Welles, il cui profilo è mio oggetto di studio proprio in questi giorni.

Memories
Memories (Photo credit: Karthick R)

Il secondo termine che scelgo è Memoria. Per buona parte dell'anno scorso, infatti, ho avuto la grande possibilità di partecipare alla grande palestra di narrazione che per me è stato il progetto di Memoria Minerale. Grazie ad esso ho potuto ricordare e narrare soprattutto luoghi che cambiano, fatto questo che mina la nostra stessa identità, il nostro stesso senso dell'orientamento nel mondo. Per non smarrirsi, allora, un'ottima strategia è il racconto. L'altra buona accortezza è costruire delle mappe che quando si disegnano concetti diventano mappe del pensiero e quindi rispettivamente mentali e concettuali. Non smetterò, quindi, per tutto il 2014 di tracciare i fili dell'appartenenza o della figliolanza a persone, posti e idee.

Thief
Thief (Photo credit: vasta)

Il terzo termine che in questo momento mi sta stimolando moltissimo è Refurtiva. Sto imparando, infatti, molte lezioni dai ladri e dai ricettatori. Questo grazie al libro di Austin Kleon Ruba come un artista.  Scrive l'autore:

Ogni artista si sente chiedere:
«Da dove ricavi le idee?»
L'artista sincero risponde:
«Le rubo».

Sia chiaro che non stiamo parlando di plagio ma dell'arte sottile di imitare tutte le fonti e tutti gli autori che per diversi motivi possono tornarci utili, così come fecero i rinascimentali con i classici greci e romani. Sto quindi cercando informazioni sugli attori, sui registi, sugli sceneggiatori che posso saccheggiare. Un lavoro questo che va ben al di là, è ovvio, dell'anno solare.

Arsène Lupin III
Arsène Lupin III (Photo credit: Wikipedia)

Ora vi propongo un gioco. Immaginate di essere dei ladri. Quali sono le tre cose vorreste rubare, per le quali vi trasformereste in astuti Lupin? Pensateci al massimo per qualche secondo e segnatevele. Poi parlatene qui sotto nei commenti.

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3 pensieri su “Le tre parole da rubare nel 2014

  1. Alessio Sperlinga

    le tre parole che vorrei rubare sono:

    Chiave, per interderci quella che serve per proteggere i dati e quella che serve per condividerli. Siamo in balia di tutti i servizi ai quali ci iscriviamo e sembra che il controllo dei nostri gusti e dei nostri dati sia l'unico vero valore che ci viene attribuito solo se usato per influenzarci, e quindi contro di noi. Con una giusta chiave puoi entrare dovunque, ma soprattutto uscire.

    Sensibilità, in particolare la trovo utile per percepire i bisogni altrui, per creare nuovi servizi e per rispondere ad istanze nella maggior parte dei casi sentite ed inespresse o espresse male. Sono ad esempio la nostra privacy, la ricerca di indipendenza, la necessità di dignità.

    Dignità, che a partire dalla mancanza di autostima finisce per diventare mancanza di rispetto e quindi incapacità effettiva di riconoscere una dignità a se stessi ed agli altri. Per rubarla devi sapere perché alcune cose sono più importanti di altre per te e farle rispettare. Per questo non basta solo una valutazione misurabile della possibilità di vincere qualcosa o la convinzione di perdere qualcosa, ma un sentimento profondo che ti spinga a difendere qualcosa.

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  2. Pingback: Tre parole per il 2017 dal dizionarietto di De Mauro – Giuseppe Vitale's Blog

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