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Il pensiero visuale: che cos’è e come e quando usarlo

Dan Roam -- The Back of the Napkin: Solving Pr...
Dan Roam -- The Back of the Napkin: Solving Problems and Selling Ideas with Pictures (Photo credit: anitakhart)

Ogni giorno, ovunque, siamo di continuo bombardati da immagini. Eppure non sappiamo niente di pensiero visuale. Io ho dedicato, in questo mio sito web, una pagina a questo argomento: Pensare con gli occhi. Essa parla  del rapporto tra le immagini e la risoluzione dei problemi e tra questi e l'apprendimento. Con poche semplici immagini, infatti, è possibile venire a capo di difficoltà che sembrano piuttosto complicate. Non è una magia ma è la semplice potenza di ciò che nel mondo anglosassone è chiamato visual thinking, il pensiero visuale appunto. Per spiegarvi cos'è non ricorrerò a parole e definizioni ma vi invito, intanto, a guardare il video qui di seguito.

C'è un paradosso di cui dobbiamo subito occuparci.  A scuola ci hanno sfinito con la grammatica e la produzione di testi scritti mentre non sappiamo leggere e decodificare molte immagini. Vedo spesso persone che di fronte ad una mappa mentale rimangono smarrite, non capendo di cosa si tratta. C'è persino qualcuno che non sa usare le carte geografiche pur in giovane età. Nella nostra educazione, almeno parlo della generazione mia e cioè dei quarantenni di oggi, c'è quel che Eleonora Fiorani chiama il pregiudizio logocentrico di cui parla nel suo libro Grammatica della comunicazione. L'autrice dice che i moderni analfabeti sono coloro che non sanno leggere le immagini. Allora vale la pena leggere il suo libro per imparare a farlo, soprattutto il terzo capitolo dedicato al linguaggio dell'immagine.

Ora vi invito a guardare la fotografia qui sotto.

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245:02/09/11 (Photo credit: Jaypeg)

Si tratta del retro di un tovagliolo di carta su cui è abbozzato un diagramma. Dan Roam, si trovò a fronteggiare una improvvisa conferenza su un argomento che non conosceva e risolse il problema disegnando proprio sul retro di un tovagliolo di carta, al ristorante.  La situazione era questa: un collega di Dan gli chiese di sostituirlo ad una conferenza con esperti di educazione alla quale partecipava anche Tony Blair. Senza comunicargli l'argomento. Così volò dagli USA, dove viveva e lavorava, all'Inghilterra, dove si doveva tenere l'incontro, senza sapere di cosa avrebbe parlato. La mattina, poco prima della conferenza, gli venne chiesto se era pronta la sua presentazione in Power Point che, naturalmente, non aveva. I suoi colleghi inglesi in panico allora gli comunicarono l'argomento: il ruolo dell'internet nell'educazione americana. Dan fino a quel momento non ne sapeva nulla. Quindi iniziò a fissare alcune parole chiave e dei semplici disegni sul tovagliolo. Ora aveva un'idea, qualcosa su cui discutere. Ricopiò quel disegno e tenne una lezione di due ore alla Sheffield University. Da allora Dan si occupa proprio di questo: scrive libri e insegna in tutto il mondo a risolvere problemi e vendere idee con le immagini, come dice il sottotitolo del suo libro, Sul retro del tovagliolo: Come risolvere problemi e vendere idee con le immagini, che è la rivoluzione copernicana del problem solving.

«Ma disegnare è faticoso, noioso, poi non so farlo e tutto sommato è una perdita di tempo, mi rifiuto!».

Se il vostro atteggiamento è questo vi rispetto e non vi biasimo. E vi capisco anche. Sono persino d'accordo, pigro come sono. Per fortuna però non si tratta di disegnare così come, ancora una volta, ci hanno insegnato a scuola. Si tratta di altro. Vi chiedo solo di guardare qualche video sui semplici strumenti di cui si ha bisogno in questo caso.

Se, invece, ritenete di essere persone senza fantasia consolatevi. Siamo tutti privi di fantasia. O, meglio, non ci accorgiamo di averla finché non iniziamo a fare relazioni tra le cose. Ce lo spiega bene Bruno Munari nel suo libro Fantasia. Invenzione, creatività e immaginazione nelle comunicazioni visive che ci spiega anche cosa sono la fantasia, l'invenzione, la creatività e l'immaginazione e come usarle nelle comunicazioni visive.

Se, infine, pensate che nel risolvere i problemi non occorrano la fantasia e la creatività, leggetevi quel che scrive Umberto Santucci nel paragrafo Problem Setting e Creatività del suo libro Fai luce sulla chiave:

L’artista può essere artista di feeling e artista di ricerca.

L’artista di feeling deve esprimersi con calore, deve comunicare le sue emozioni. Esprime il suo disagio come atto simbolico (l'opera) senza arrivare alla formulazione di un problema.

L’artista di ricerca deve esplorare territori nuovi, cercare di sviluppare il linguaggio che usa. Questo tipo di artista pone problemi. La stessa cosa fa un architetto. L’artigiano o il tecnico risolve problemi.

Ora vi invito a mettervi in gioco, ad essere curiosi, a fare ricerche e informarvi sull'argomento che vi ho solo introdotto.
Potete iniziare la vostra navigazione partendo dalla mappa mentale qui sotto.

E voi? Cosa fate quando vi capita di dover leggere o d dover comunicare con le immagini?

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