Vai al contenuto

Dieci domande sull’officina de La Grande Bellezza

La Grande Bellezza italiana trionfa agli Oscar...
La Grande Bellezza italiana trionfa agli Oscar 2014 (Photo credit: KoFahu meets the Mitropa)

La Grande Bellezza divide gli italiani tra chi osanna il film e chi ne condanna questo o quell'altro aspetto. L'oscar come miglior film straniero non mette tutti d'accordo.  Credo che questo sia comunque un buon risultato, finché si rimane, è chiaro, nel territorio delle discussioni rispettose dell'opera altrui, anche se aperte, franche. Non grido al capolavoro ma nemmeno alla cagata pazzesca. Non mi schiero con chi lo osanna ma nemmeno con chi lo condanna. Tuttavia penso che sia una delle migliori produzioni italiane di sempre. La Grande Bellezza è un'opera bella e coraggiosa in cui Sorrentino e i suoi collaboratori tentano di fare un grande affresco barocco. Mi è piaciuto un po' tutto: regia, scenografia, fotografia, sceneggiatura, attori. E stamattina ho voglia di provare ad entrare nella sua officina e capire come è stato realizzato questo film, il perché di tante scelte. Infatti non ho giudizi netti, sentenze, come le tante che ho letto su Twitter. Ho solo curiosità e dubbi, che spero mi aiutino ad accrescere la mia cultura cinematografica. Formulo le domande che vorrei rivolgere a Sorrentino e a tutto il suo cast tecnico e artistico. Spero di trovare risposte anche in chi è più esperto di me. Perciò vi pregherei di rispondermi nei commenti. Ve ne sarei grato.

  1. Il film inizia con un cannone puntato verso gli spettatori e con un colpo a salve che parte dallo stesso cannone, inizia cioè con un dettaglio che di solito si usa nei video promozionali turistici. Poi segue un movimento di camera dal basso verso l'alto, che ci porta sulla balaustra del Gianicolo. Significativo che le sequenze successive ci facciano proprio vedere dei turisti alle prese con fontane e monumenti di Roma. Perché cominciare così? Per toglierci dal caos in cui è finita l'immagine di Roma e portarci alle atmosfere successive di solitaria, barocca, struggente decadenza?
  2. Anche la santa è un freak? Uno dei tanti personaggi paradossali che popolano la pellicola? E perché poi insistere sulla sua salita in ginocchio della scala santa? Ed era necessario il colpo di scena con gli uccelli migratori sul balcone che, in realtà, ci comunica che lei è davvero un essere soprannaturale e quindi non più grottesco e vanesio come gli altri?
  3. In una intervista a Giusi Merli, che interpreta Suor Maria, viene detto che lei segna la rinascita spirituale di Jep Gambardella, un suo ritorno alle radici e quindi al suo legame da giovanissimo con la ragazza del faro. Questo è lo snodo del personaggio dello scrittore-giornalista e quindi del film?
  4. Sono necessari tutti quegli incontri, dei camei, con una serie di personaggi con cui Jep s'incrocia per qualche istante? Come, per esempio, in una scena con Fanny Ardant che interpreta se stessa? Oppure quando attraversa le strisce pedonali e un'auto quasi lo mette sotto?
  5. Per i trenta minuti iniziali il film si dilata nelle scene dei turisti e poi della festa trash che a me, personalmente, hanno comportato un deficit di comprensione. Posto che la comprensione non è la componente principale di fronte ad un'opera siamo sicuri che queste sequenze, tuttavia, nell'economia del film debbano essere così lunghe?
  6. Che Jep finisca all'Isola del Giglio per il reportage sulla Costa Concordia e che in quell'isola da ragazzo abbia incontrato la ragazza di cui era innamorato non l'avevo capito, ci sono arrivato solo quando ho letto la scheda sul film su Wikipedia. Non sarebbe stato opportuno, nella pur ottima sceneggiatura scritta dallo stesso Sorrentino e da Umberto Contarello, rendere più esplicito questo passaggio?
  7. Perché tagliare la scena di Maestro Cinema che è quella che, poi, dà il titolo al film e nella quale, per l'unica volta, è lo stesso Jep ad essere sferzato, anche se indirettamente, lui che di solito smaschera gli altri?
  8. Mi pare che il direttore della fotografia Luca Bigazzi in alcune scene si sia ispirato ai chiaroscuri di Caravaggio, per esempio quando Jep cammina a Piazza Navona. Scelta bella e coraggiosa, ma, personalmente, da profano della fotografia, penso che questi contrasti non rendano molto. Come mi convince poco tutta l'atmosfera al faro, che mi dà l'impressione come di essere tutta quanta costruita in studio.
  9. Il film è quasi tutto girato di notte. Cosa comporta in termini di produzione e organizzazione questo?
  10. Nell'intervista a Che tempo che fa Carlo Verdone rivela che il regista gli chiede di dare ironia al suo personaggio. La vediamo in una delle scene finali, quando finalmente riesce a leggere il suo monologo a teatro. Com'è Sorrentino quando dirige gli attori? Entra sempre così con richieste e indicazioni dirette, partendo da un'idea che si è fatto lui del personaggio?
Print Friendly

Rispondi