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Tre parole per il 2015

Re MagiChe cosa vogliamo per questo anno iniziato pochissimi giorni fa? Che cosa ci aspettiamo? E del 2014 che cosa ce ne facciamo? Buttiamo via tutto? Non c'è proprio niente da salvare?

Se dovessimo scegliere tre parole per pensare all'eredità dell'anno passato e alle novità che ci aspettano, quali sceglieremmo?

Anche quest'anno, come lo scorso, ho deciso di proporvi tre termini che in qualche modo ci accompagnano in questo passaggio, che fanno da ponte se volete, che possono servire da nuclei attorno ai quali organizzare i propri pensieri e, magari, anche la propria agenda. Chi ha detto, infatti, che dovremmo dare un'occhiata solo a oroscopi e almanacchi? E se ci mettessimo, o ci aggiungessimo, invece la buona abitudine di organizzare la preziosa risorsa che è il nostro tempo attorno al tesoro che sono le parole?

Eccovi qui di seguito le mie.

La prima che ho scelto è mastello. Si tratta di un recipiente che ha la forma di una botte tagliata a metà con due doghe, dette orecchie, in cui si infila un bastone e che serve per il trasporto soprattutto di liquidi. Viene usato spesso anche per lavarci il bucato. Si tratta di una parola di raro uso, come ci dice una parola al giorno.it. Il perché l'ho scelta ce lo racconta il marinaio Sindbàd quando, ne Le mille e una notte ci parla del primo dei suoi sette viaggi:

Io, che mi ero addentrato nell'entroterra, naufragai con tutta l'isola. Ma Allah, l'Altissimo e l'Onnipotente, mi salvò e mi strappò dalle fauci della morte, mandandomi un grande mastello di legno, simile a quelli che si usano per lavare il bucato. Mi ci arrampicai come se fosse la sella di un destriero, battendo i piedi e scalciando, e cercai di raggiungere con la forza della disperazione la nave, mentre le onde mi sbattevano a destra e a sinistra.

Il mastello diventa, allora, ciò a cui possiamo aggrapparci durante i naufragi della nostra vita, ciò che ci può salvare quando tutto sembra perduto. Significativo che si tratti di qualcosa che ci riporta alle donne, alle loro fatiche quando lavavano (o lavano ancora in certi posti del mondo) il bucato a mano. Come accadeva, ad esempio, in Albania dove la donna stessa era vista come un otre, come racconto in un post dedicato a pozzi e otri. Anche mia mamma da bambino l'ho vista spesso ricurva su un mastello. La stessa etimologia della parola porta a "mammella" e quindi a "mamma".

Proprio "mamma" è il secondo vocabolo del mio elenco personale. Il perché è facile da capire se consideriamo che quattro mesi fa ho perso la mia mamma errante.  Una parola questa che, a differenza di tutte le altre, viene inventata dai figli come ci dice Erri De Luca in Mamm'Emilia:

Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l'inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l'insegna il figlio.

Appartiene, quindi, alle nostre labbra, al nostro corpo che è stato ospitato e cullato per nove mesi nel grembo materno: il luogo più sicuro e più profondo al tempo stesso in cui possiamo stare rannicchiati. Anche molti anni dopo la nascita. Il rifugio più ristoratore al mondo, contro ogni avversità. Persino se, come me, la mamma l'abbiamo persa prima del tempo. Quel grembo, infatti, è un luogo in cui, in realtà, restiamo sempre immersi, in quel miscuglio protettivo e nutriente che è il liquido amniotico.

La terza voce che ho scelto, "mezcla", ricorda un poco quella miscela. La prendo in prestito dallo spagnolo. I suoi significati in italiano, con cui si traduce, sono tanti ma nessuno ne restituisce a pieno il senso. La faccenda interessante è che la mezcla è un composto, un'unione di più elementi in cui ciascuno conserva la propria identità. Non è detto, infatti, che essi reagiscano tra di loro. Il più delle volte si mettono insieme ma non si fondono.  L'acqua, ad esempio, è una splendida mezcla di idrogeno e ossigeno. Questo mi fa pensare, per esteso, alle nostre società: non sarebbe bello avere una mezcla di genti e culture, tutti assieme nelle differenze? Altri splendidi esempi li troviamo nella musica. Il Pavarotti & Friends è un ottimo esempio a questo proposito.

Avete notato che tutt'e tre le parole iniziano per "emme"? Le origni di questa lettera risalgono all'alfabeto fenicio e ancora più anticamente a quello egizio e hanno a che fare con l'acqua, che è un po' il filo di Arianna di questo post. Allora mi vesto da indovino e dico che questo sarà l'anno dell'acqua per me e per voi tutti: l'acqua calma, pacifica, delle nostre forze spirituali e mentali.

Ora segnalatemi le vostre tre parole nei commenti 😉 E, magari, divertitevi anche voi a raccogliere l'appello di pennablu.it come ho fatto io.

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3 thoughts on “Tre parole per il 2015

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