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Meglio la libertà che la cultura

E quando si tratta di scegliere fra libertà e cultura, chi non ammetterà che la prima è da preferirsi mille volte alla seconda? I giovani da me recuperati nel 1920 dalle cittadelle di schiavitù — le scuole ed i collegi — e ai quali dissi che era molto meglio rimanere ignoranti e spaccare pietre pur di conquistarsi la libertà, piuttosto che seguire corsi letterari in stato di cattività, ora capiranno probabilmente i motivi che mi hanno spinto ad agire così.

Sono parole del Mahatma Gandhi che morì il 30 gennaio di sessantasette anni fa. Perciò oggi voglio ricordarlo con questo suo pensiero riguardo all'educazione e alla scuola. Esso ruota attorno ad una grande necessità dell'India del suo tempo: la conquista della libertà. Ricordiamo infatti che la colonizzazione inglese teneva tutto il paese sotto il giogo dei britannici. Tuttavia c'è sempre una qualche forma di schiavitù da cui affrancarsi. Perciò la citazione di oggi che ho tratto dal suo libro La mia vita per la libertà possiamo leggerla in relazione alle oppressioni odierne. Prima fra tutte io porrei certa scuola che sulla scorta dell'impostazione gentiliana è rimasta ancorata per tanti decenni al primato della formazione letteraria e umanistica a discapito della possibilità di avere successo nella vita e nel lavoro.

Gandhi ci dice con estrema chiarezza che all'erudizione dobbiamo preferire l'emancipazione, l'indipendenza. Non è forse una forma di schiavitù il fatto che la scuola continui a sfornare disoccupati? Egli preferì l'educazione che lui stesso poteva dare in casa ai suoi figlie a quella della scuola pubblica. Forse non è necessario ripetere questo suo esperimento ma appare chiaro che tanta scuola ha perso di vista il suo mandato fondamentale: preparare i ragazzi ad avere buoni risultati nelle loro carriere professionali. Questo non vuol dire che occorre smettere di studiare Dante Alighieri e Alessandro Manzoni. Non si tratta neanche di non studiare più come ci si esprime in modo corretto. Occorre invece ripensare il sistema educativo ricordandosi le parole di un altro grande educatore come Don Lorenzo Milani:

Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle  all'infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro.

Ricordo qui solo due caratteristiche della Scuola di Barbiana, avviata da donLorenzo:

  1. le lezioni si tenevano dopo il lavoro nei campi;
  2. il programma era condiviso dagli allievi.
Nell'educazione scolastica occorre puntare alla libertà e all'emancipazione. Lo testimoniano Gandhi e… Condividi il Tweet

Ricordo con angoscia quando alle scuole superiori i docenti erano presi dalla frenesia di completare i programmi ministeriali. Il risultato era che si faceva una veloce carrellata su tanti autori ma non si riusciva a padroneggiare davvero qualche buon argomento. L'unico che non si preoccupava molto dei programmi era l'insegnante di storia e filosofia: le sue erano lezioni di metodo e non di nozioni. non è un caso se io sono riuscito  conoscere e utilizzare l'apprendimento significativo e il pensiero visuale solo dopo la fine dei miei studi universitari.

Che esperienza avete nei vostri studi, nelle scuole che avete frequentato?

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