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Il regista dell’impossibile

Per Rubini Fellini era un mago, come abbiamo visto nel primo dei cinque post sulla regia che sto pubblicando nel mio blog. Il primo mago nella storia del cinema è stato Georges Méliès, una figura che mi affascina da quando ho iniziato a masticare cinema. Dopo la sua carriera da prestigiatore si dedicò ala settima arte riuscendo a fonderla con l’illusionismo in quel che si può considerare “il teatro dell’impossibile”. Per riuscirci usò tutto il repertorio delle tecniche che conosceva alla perfezione: apparizioni, sparizioni, ombre e proiezioni, simulacri. In quasi tutta la sua filmografia è alle prese con una serie di illusioni che scandagliano l'impossibile. Non è un caso se uno dei suoi maggiori capolavori si intitola proprio Viaggio attraverso l'impossibile. Qui Méliès compie un viaggio in cielo, sul sole e nelle profondità marine. Abbiamo allora, agli albori del cinema, un regista che si butta a capofitto nelle possibilità che la nascente arte gli fornisce. Come un bambino e il suo nuovo giocattolo. Usa l’apparecchio per le proiezioni che nel 1895 i fratelli Louis e Auguste Lumière pensavano che sarebbe rimasto nell’ambito scientifico in un modo nuovo e sorprendente, impensabile per l’epoca.

Oggi sulla scorta degli studi di Edward De Bono diremmo che Méliès è un mirabile esempio di pensiero laterale applicato allo spettacolo. Ci arriva attraverso la strada maestra dell’illusionismo che non si occupa di ciò che è impossibile fare, e a cui non c’è rimedio, ma di ciò che è impossibile pensare come scrive Matteo Rampin in Pensare come un mago (Ponte alle Grazie). In questo senso il regista francese è un demiurgo: adatta e inventa tutta una serie di tecniche e macchinari. Una definizione quella del regista demiurgo che Fellini amava come dichiarò in un'intervista a Giovanni Grazzini:

Il cinema è un modo divino di raccontare la vita, di far di far concorrenza al padreterno! (…) Per me il posto ideale, l’ho già detto tante volte, è il Teatro 5 di Cinecittà, vuoto. Ecco, l’emozione assoluta, da brivido, da estasi, è quella che provo di fronte al teatro vuoto: uno spazio da riempire, un mondo da creare.

Il cinema è una viaggio nell'impossibile a partire dal primo regista demiurgo: Georges Méliès. Condividi il Tweet

Anche se oggi ci appare rudimentale vale sempre la pena guardare le creazioni di Georges Méliès a partire dal già citato Viaggio attraverso l'impossibile del 1904.

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