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Il regista leader

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La regista Francesca Archibugi sul set di Lezioni di volo (Photo credit: Wikipedia)

Spesso nel cinema uno spazio, oltre che da riempire, è da reinventare. Molte volte un film è realizzato in un posto ma ambientato in un altro, per mille ragioni, non solo perché magari non possiamo più girarlo nell’antica Roma e quindi si deve allestire un set a Cinecittà, come accadeva con i peplum. Può succedere, infatti, che un comune non conceda i permessi o li dia in ritardo, come è avvenuto a Daniele Ciprì per il suo film È stato il figlio, girato a Brindisi ma ambientato a Palermo. Ho avuto la possibilità di lavorare su questo set perché Ciprì era alla ricerca di somiglianze fisiche tra siciliani e pugliesi e di assonanze foniche nei dialetti. Il regista, in questo caso, deve fondere maestranze di diversa provenienza così come attori di differente estrazione e livello. Rispetto al suo team di lavoro diventa quindi una sorta di facilitatore, per dirla con un termine caro a certi ambienti del management. Vi ho così introdotto la figura del regista leader, terza tra le cinque di cui vi sto parlando in una serie di post in questi giorni. Infatti finora abbiamo visto quella del regista sincero mentitore e quella del regista mago.

Un regista è il principale leader della troupe, di cui deve essere una sorta di facilitatore. Condividi il Tweet

Il regista da un lato deve fare di necessità virtù e, dall’altro, deve esser capace di infondere in ogni persona che lavora con lui una visione da condividere, pur nel rispetto delle individualità. Anche questo aspetto della vision lo accomuna agli ambiti aziendali, non dimentichi del fatto che una produzione cinematografica è il frutto di tante operazioni aziendali, è il prodotto di una o più imprese che collaborano. Perciò produttore e regista devono potersi intendere, devono parlare lo stesso linguaggio. Il budget a disposizione e le possibilità di distribuzione fanno parte delle informazioni che il regista deve gestire. Fare un sopralluogo insieme al location manager, per esempio, per lui significa anche ragionare in termini di costi e benefici. La posta in gioco, infatti, è la possibilità stessa di terminare le riprese e iniziare la post-produzione. Il compito del regista è proprio quello di finire il film, è a lui che spetta questa grande responsabilità. Quante volte succede che per mancanza di fondi o, meglio, per una non corretta pianificazione non si arrivi a ultimare il lavoro? Oppure che sia così ridimensionato da inficiare la qualità della produzione filmica?

Il regista deve parlare lo stesso linguaggio del produttore in termini di costi e benefici. Condividi il Tweet

 

Occorrono notevoli doti di flessibilità e di fiducia nei propri collaboratori, specie nelle serie e nelle mini-serie per la televisione, dove i tempi sono stretti. Doti che ho potuto ammirare in Ambrogio Lo Giudice che ha diretto la serie in sei puntate Tutta la musica del cuore, andata in onda su Rai Uno tra Febbraio e Marzo del 2013. Per me, che nella serie ero il bidello Carrisi, tutto il set mi è apparso come una macchina ben oliata in cui funzionava molto bene l’istituto della delega. Lo Giudice ha scelto un aiuto regista e una serie di assistenti che si sentivano molto valorizzati perché lasciava decidere ed eseguire a loro diversi compiti. Non è forse il clima di fiducia il più raccomandato dai formatori di manager?

Un bravo regista deve saper delegare una serie di compiti minori. Condividi il Tweet

Oltre che guadagnare la fiducia di tutti un buon regista deve saper gestire lo stress, soprattutto con gli eventi televisivi, in diretta, dove le pressioni sono enormi e il tempo per pensare non c'è. È una delle lezioni che ho potuto apprendere da Luca Alcini, regista di Ballando con le stelle e di altre produzioni televisive e teatrali. E anche questo è un elemento in comune con altri ambienti professionali. Ora la domanda è: come gestisce un regista lo stress? Guadagnandosi la stima e il rispetto di tutti e prendendo le decisioni nel momento giusto. Altrimenti può capitare quel che una volta ho sentito raccontare da una troupe durante le riprese di un film, mentre si chiacchierava di un regista italiano (di cui non dico il nome) ai suoi esordi. Gli fu detto chiaro e tondo da direttore della fotografia, macchinista e fonico: «Nun te preoccupa', er firm t'o famo noi».

Una delle principali doti che si richiede al regista è la capacità di gestire lo stress. Condividi il Tweet

A proposito di È stato il figlio vale la pena sentire Ciprì e Servillo (protagonista del film) in un paio di loro dichiarazioni.

Termina qui il post dedicato alla terza figura di regista da me esaminata. Vi do appuntamento tra qualche giorno al quarto tipo: il regista narratore per sottrazione. Intanto sarebbe bello che chi ha impressioni o esperienze da scambiare sul tema di oggi che si facesse avanti nei commenti.

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