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Buone pratiche per un attore fra teatro e cinema

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English: (Photo credit: Wikipedia)

Come può un attore fare carriera sia in teatro al cinema? Che cosa hanno in comune queste due arti? E quali, invece, le differenze? Come deve comportarsi un attore sul palco e sul set? Che cosa può fare per supportare i due mondi? A queste e ad altre domande ancora vorrei provare a dare qualche risposta seppure non esaustiva oggi. Prendo spunto dall'evento BP2015 Le Buone Pratiche Teatro e Cinema: un amore non (sempre) corrisposto che si terrà a Roma il 13 e 14 Febbraio prossimi. Come viene riportato sul sito degli organizzatori

le Buone Pratiche del Teatro sono un appuntamento periodico e itinerante, organizzato dall’Associazione Culturale Ateatro, con sede a Milano, e dal sito di cultura dello spettacolo www.ateatro.it.

Questa volta si rifletterà sugli intrecci esistenti fra teatro e cinema.Vorrei quindi contribuire con un elenco di dieci punti che in parte sintetizzano la mia esperienza di attore sia cinematografico sia teatrale e in parte  sono il frutto di spunti e riflessioni. Esso non va considerato come esauriente ma piuttosto come una traccia che magari professionisti ben più esperti di me possono completare, correggere, chiarire.

Ecco allora le mie dieci buone pratiche. Alcune potranno suonare come ovvie, scontate. Altre un po' meno. Questo dipende dal livello di esperienza raggiunto. Io scrivo a beneficio di tutti.

  1. Apprendere e praticare le differenze di linguaggio. Già questo primo punto può apparire sin troppo evidente. Tuttavia spesso mi capita di vedere dei pur bravi attori teatrali che ai casting per il cinema si presentano con toni, gestualità, impostazioni che vanno bene su un palcoscenico e non davanti alla macchina da presa. Per iniziare si può leggere un buon post che spiega alcune diversità.
  2. Non considerare il teatro come un ripiego per quando non si sta lavorando su qualche set. Purtroppo anche attori noti a volte lo fanno. In qualche modo "s'ha da campa'". Così facendo, però, finiamo con il considerare il teatro come il fratello povero ma sempre disponibile del cinema, per essere pronti a lasciarlo non appena qualche produzione cinematografica ti richiama.
  3. Non vedere nel cinema qualcosa di meno nobile del teatro. Bisogna mettere da parte ogni forma di snobbismo.  Ho sentito diversi teatranti lamentarsi degli ambienti cinematografici dall'alto del loro piedistallo.
  4. Imparare a coniugare le due carriere come hanno fatto Orson Welles, Al Pacino, Vittorio Gassman, Salvo Randone, Toni Servillo e tanti altri più o meno noti. Questo può voler dire anche dover affrontare anni e anni di sacrifici, lavoro nell'ombra (dove forse si resterà sempre), attese infinite. Toni Servillo, per esempio, è arrivato dopo i quaranta anni al cinema. Però quando questo è accaduto la settima arte ha trovato in lui un attore versatile, istrionico, magnetico. D'altro canto egli ha saputo ben adattarsi alle necessità del set.
  5. Considerare l'unità di fondo delle due arti. Questo sembrerebbe cozzare con quanto affermato nel primo punto. In realtà è un completamento. Una volta capite le differenze, infatti, bisogna recuperare la matrice di fondo che è l'attore stesso. Al di là se il proprio talento è più adatto a un'arte piuttosto che  a un'altra un bravo attore è tale sia davanti a un pubblico sia davanti alla macchina da presa.
  6. Curare la dizione ma esser pronto a imparare i dialetti.  In Puglia, dove si sta girando la maggior parte delle produzioni italiane, mi capita infatti che mi chiedano di usare questo piuttosto che un altro dialetto. Nelle accademie  nei corsi di recitazione si insiste tanto, invece, si insiste tanto sulla pronuncia, sulla fonetica ecc. A ben guardare però le due cose non sono in contraddizione: ancora una volta bisogna imparare a usare gli strumenti giusti a seconda della situazione.
  7. Frequentare sia i teatri sia le sale cinematografiche. Un artista è prima di tutto un ladro come dimostrano in ambienti e tempi diversi, Giorgio Streheler e QuentinTarantino.
  8. Imparare a improvvisare. Questo si apprende soprattutto davanti al pubblico, dove serve tanto, ma alle volte serve anche davanti alla macchina da presa. Non sono solo  io a dirlo. Provate a leggere, per esempio, il libro di Michael Caine: Recitare davanti alla macchina da presa (Dino Audino Editore).
  9. Essere se stessi davanti alla macchina da presa, in teatro e in televisione come vedo fare a un genio come Ascanio Celestini.
  10. Non recitare ma giocare. Sarebbe necessario un piccolo passaggio culturale. Infatti "recitare" etimologimante significa citare due volte. Si tratta di un verbo infelice. In inglese viene reso con "to play" e  può significare sia suonare uno strumento, sia  giocare, sia recitare un ruolo. Lo stesso dicasi del francese "jouer". Pensiamo a un musicista. Se suona per poche persone, in un ambiente intimo o in uno stadio , di conseguenza e con natralezza saprà mixare i toni, i tempi, il volume, ecc. Ma soprattutto conserverà sempre quella spontaneità e quella freschezza che ci piace tanto sia a teatro sia al cinema.
Dieci buone pratiche per gli attori che vogliono avere una carriera sia a teatro sia nel cinema.… Condividi il Tweet

 

Vale la pena, a questo punto, guardare Vittorio Gassman E Salvo Randone, che ho citato prima, in un Otello del 1957.

Che cosa si potrebbe aggiungere all'elenco? Come lo modifichereste? Spero altri appassionati ed esperti checi raccontino la loro nei commenti. Io vi do appuntamento con un altro post sull'argomento dopo l'evento sulle buone pratiche a Roma.

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