Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe

Benedetta Ognissanto
Mia mamma nel 1978, in attesa di mio fratello.

"Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe" esclamò mia mamma, piangendo, non appena l'oncologa le comunicò che il tumore, operato mesi prima, era tornato a minacciare, con le metastasi, la sua vita. Oggi, che sarebbe stato il suo sessantottesimo compleanno, avrebbe voluto essere ancora con noi, occupandosi di me, della sua famiglia, della tomba di mio fratello scomparso diciassette anni fa, delle sue amiche, delle persone a cui faceva del bene. Si chiedeva sempre se avrebbe re-incontrato suo figlio, sua mamma, sua nonna e tutte le persone a cui voleva bene e non c'erano più. Anzi, a dire il vero ne era certa. Mia mamma aveva una molta fede e pregava ogni giorno, o quasi.

Raccontami di te, di quel che fai, di ciò che ti accade mi chiedeva spesso. Mi diceva che ero un po' chiuso e che avrei dovuto condividere queste cose di più con lei. Io pensavo che c'era tempo e che lo avrei fatto per gli avvenimenti più importanti. Così trascuravo quel che succedeva nel quotidiano. Soprattutto voleva sapere se avevo incontrato l'amore, se ci stavo pensando a quando lei non ci sarebbe più stata. E si raccomandava che io imparassi da lei a cucinare. Ma io ho sempre rimandato.

Mi raccontava sempre di sua nonna Benedetta, di cui lei portava il nome, di sua mamma, degli studi al magistrale che non poté terminare, del suo orgoglio di studentessa per le vie di Brindisi negli anni sessanta, del mercato alla domenica su piazza San Domenico a Oria dove con il padre, la madre e i fratelli vendeva giocattoli e articoli di merceria. L'estate i tavoloni mezzi marci arrivavano con il loro tanfo dentro il suo stomaco. Uno stomaco paziente e forte il suo, sacrificato prima alle incombenze dei genitori che non ha mai abbandonato e poi del marito e dei figli.

"Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe" ripeteva alle sue amiche ogni volta che andava in visita da loro o ci parlava al telefono. Gliel'ho sentito dire anche una domenica di settembre dell'anno scorso, pochi giorni prima di morire pregando Dio di lasciarla in vita. Il tumore ormai aveva invaso cervello e polmoni. Era prostrata, senza forze, respirava molto male, non aveva requie. Eppure non chiedeva di morire in pace. Anzi, continuava la sua impari lotta per la vita. La morte, per aver ragione di lei, ha dovuto prendersela al mattino presto. Per tutto il giorno e la notte precedente, infatti, mia mamma sentiva che stava morendo. Perciò fece appello a tutte le sue riserve e si mise seduta sul letto a parlare di continuo, per ore e ore dicendoci parole che a volte capivamo e altre volte no. Si addormentò esausta e solo in quel momento la morte ne approfittò.

"Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe" per me ora è un mantra, una preghiera, un rosario come quella che lei recitava memore dei rosari di sua nonna Benedetta che le raccontava di veder delle anime ogni volta che si appartava con la coroncina in mano. Questo è ora il mio inno alla vita, a quella vita che mia mamma ha voluto per me e che ha contribuito a costruire con il completo sacrificio di se stessa.

Buon compleanno cara Mamma. Io non sono un bravo scrittore come Erri De Luca che ha dedicato uno splendido post al novantesimo compleanno di sua mamma. Però almeno ne ho rubato l'impianto. Perché tu sai, mia dolce mamma, come non mi stanco mai di apprendere, di imparare, di provare. Sai anche che cercarti, ovunque tu sia, è il mio cammino ora.

N.B: post modificato l'11 settembre 2015.

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2 pensieri su “Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe

  1. Maria Martini

    L'ho conosciuta per solo 20 giorni ma per me è stato come conoscerla da sempre, una donna forte e tenace, legata alla vita più che mai.. Resterai sempre nel mio cuore, buon compleanno Tina...

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